Lun 13 Lug 2026

“E’ proprio vero che la poesia è deliziosa; infatti la prosa migliore è piena di poesia.”
Così pensava Virginia Stephen Woolf e si può ben dire che la sua prosa fosse lirica. La celebre scrittrice inglese, attorniata da una grande famiglia colta e benestante, cominciò a scrivere precocemente biglietti, lettere, diari, messaggi, articoli, romanzi, saggi…
Ma non solo: Virginia Woolf determinò senza dubbio un punto di svolta nella letteratura per l’uso del monologo interiore e di quel flusso di coscienza, il cosiddetto stream of consciousness che in seguito sarà utilizzato da molti altri autori e non solo nella narrativa, ma anche in altri linguaggi artistici, come il cinema e il teatro. Inoltre possedeva una straordinaria sensibilità che le permetteva di superare le apparenze della realtà, di andare oltre.
Le nostre sembianze- scrive in Gita al faro 1927 – le caratteristiche che ci distinguono sono semplicemente cose puerili. Al di sotto è tutto buio, tutto s’allarga, c’è una profondità insondabile; ma di tanto in tanto saliamo in superficie ed è questo che gli altri conoscono di noi.” I suoi personaggi appaiono immersi in attività quotidiane ordinarie, mentre sprofondano in monologhi interiori, in soliloqui che prendendo origine da sensazioni, oggetti, ricordi sconnessi svelano la loro peculiare psiche. Sono i cosiddetti moments of being, momenti dell’essere (titolo di un libro del 1872); la vita viene efficacemente compressa nei suoi attimi più intensi ed essi rivelano ciò che resta quando “ l’avvizzita scorza del giorno è stata gettata nella siepe”. La Woolf è figlia del suo tempo e non a caso suo contemporaneo fu Sigmund Freud; la scrittrice con l’innovativo stream of consciousness precorre e anticipa tanta letteratura del 900 imperniata sulla psicologia dell’individuo.
Forte, sensibile e intelligente, lungimirante ma nel contempo fragile, debole, tormentata anche da eventi tragici (la violenza subita dal fratellastro, i lutti precoci per i genitori) Virginia Woolf è una delle figure più eminenti della letteratura modernista del XX secolo. Nelle sue opere, scritte in bellissima prosa, i personaggi femminili, per quanto sottilmente trasposti, sono quasi sempre autoritratti.
Monk’s House
Risoluta attivista britannica nella lotta per la parità dei diritti tra i sessi, Virginia Woolf è stata una delle principali scrittrici e saggiste del ‘900.La personalità complessa e sfaccettata di Virginia Woolf, la sua intelligenza fine così meravigliosamente riflessa nelle pagine dei suoi romanzi e saggi, affascinano i lettori di ogni tempo. Woolf è considerata la madre della letteratura moderna. Inoltre, Woolf è oggi considerata un’icona del femminismo contemporaneo grazie all’audacia dei pensieri espressi nel saggio Una stanza tutta per sé (1929), in cui rivendicava il diritto delle donne di essere ammesse a una cultura che fino a quel momento si era rivelata di esclusivo appannaggio maschile. Woolf fu una delle prime scrittrici inglesi a battersi per il suffragio femminile, precorrendo i tempi e manifestandosi chiaramente contraria alla società patriarcale che considerava la donna “L’angelo del focolare” che la scrittrice voleva uccidere:

Da: “La morte della falena e altri saggi” (1942):

…Ho ucciso l’angelo del focolare. È stata legittima difesa. Mi accorsi che se volevo recensire dei libri, dovevo combattere contro un certo fantasma. E il fantasma era una donna, e quando imparai a conoscerla meglio la chiamai come la protagonista di una famosa poesia, la chiamai l’Angelo del focolare. Era lei che quando scrivevo una recensione si metteva in mezzo tra me e il mio foglio. Era lei che mi angustiava e mi faceva perdere tempo e mi tormentava a tal punto che alla fine la uccisi. Voi che appartenete a una generazione più giovane e più felice forse non capite che cosa intendo per Angelo del focolare. Proverò a descrivervela il più brevemente possibile. Era infinitamente comprensiva. Era estremamente accattivante. Era assolutamente altruista. Eccedeva nelle difficili arti del vivere familiare. Si sacrificava quotidianamente. Se c’era il pollo, lei prendeva l’ala; se c’era uno spiffero, ci si sedeva davanti lei; insomma era fatta in modo da non avere mai un pensiero, mai un desiderio per sé, ma preferiva sempre capire e compatire i pensieri e i desideri degli altri. E soprattutto (non occorre dirlo) era pudica. Il pudore era ritenuto la sua bellezza più grande, i suoi rossori il suo più bell’ornamento. A quei tempi (gli ultimi della Regina Vittoria) ogni focolare aveva il suo Angelo. E quando incominciai a scrivere me la trovai davanti alle prime parole. L’ombra delle sue ali cadevano sulla mia pagina; sentivo nella stanza il fruscio delle sue gonne. Non appena presi in mano la penna per recensire il romanzo di quell’uomo famoso, insomma, lei mi scivolò alle spalle sussurrandomi: « Mia cara, sei una ragazza giovane. Stai scrivendo di un libro che è stato scritto da un uomo. Sii comprensiva; sii tenera, lusinga, inganna, usa tutte le arti e le astuzie del nostro sesso. Non far mai capire che sai pensare con la tua testa. E soprattutto, sii pudica. »E fece come per guidare la mia penna. Ora voglio registrare l’unico gesto per cui mi assumo qualche credito, anche se di diritto il credito va dato a certi miei ottimi antenati che mi lasciarono una certa somma di denaro (facciamo cinquecento sterline l’anno?), sicché non mi trovavo nella necessità di dipendere esclusivamente dalle mie grazie per sopravvivere. Mi voltai e l’afferrai per la gola. Feci del mio meglio per ucciderla. La mia giustificazione, se mi avesse trascinata in tribunale, sarebbe stata che avevo agito per legittima difesa. Non l’avessi uccisa, lei avrebbe ucciso me. Avrebbe succhiato la vita dai miei scritti. Perché, e me ne resi conto subito appena impugnata la penna, non si può recensire neppure un romanzo senza pensare con la propria testa, senza esprimere quella che secondo noi è la verità sui rapporti umani, sulla morale, sul sesso. E di tutti questi problemi, secondo l’Angelo del focolare, le donne non devono parlare liberamente e apertamente; le donne devono ammaliare, devono conciliare, devono, per dirla brutalmente, dire bugie se vogliono avere successo. Perciò, ogni volta che avvertivo l’ombra della sua ala sulla pagina, o la luce della sua aureola, afferravo il calamaio e glielo scagliavo contro. Ce ne volle per farla morire. La sua natura fantastica le dava un vantaggio. È molto più difficile uccidere un fantasma che una realtà. Credevo di averla liquidata e invece eccola lì di nuovo. Benché mi lusinghi di averla uccisa infine, fu una lotta durissima; che richiese del tempo che sarebbe stato più utilmente impiegato a imparare la grammatica greca; o a girare il mondo in cerca di avventure. Ma fu una vera esperienza; un’esperienza che doveva toccare a tutte le donne scrittrici a quell’epoca. Uccidere l’angelo del focolare faceva parte del mestiere di scrittrice. Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

VIRGINIA STEPHEN WOOLF nasce a Londra il 25 gennaio 1882. Il padre, Sir Leslie Stephen, è un autore e un critico, mentre la madre è Julia Prinsep-Stephen, modella. Virginia e la sorella Vanessa vengono istruite in casa, mentre i fratelli maschi studiano a scuola e presso l’università di Cambridge. Nella sua giovinezza Virginia è vittima di due gravi episodi che la turbano nel profondo, segnandola inesorabilmente per il resto della sua vita: la tentata violenza sessuale da parte di uno dei suoi fratellastri nel 1888 e nel 1895 la morte della madre. In queste circostanze soffre di nevrosi, malattia che all’epoca non si poteva curare adeguatamente. Nonostante tutto la giovane Virginia a poco più di 20 anni diventa una scrittrice molto stimata, che collabora con il Times Litterary Supplement e che insegna storia nel Collegio di Morley. Dopo la morte del padre nel  1904 lascia la casa natale per trasferirsi nel quartiere di Bloomsbury. In quell’anno Virginia prende parte alla fondazione del Bloomsbury set, un gruppo di intellettuali che domineranno la vita culturale inglese per circa un trentennio. In questi anni Virginia dà ripetizioni alle operaie la sera in un collegio di periferia e milita nei gruppi delle suffragette.
Salotto Virginia Woolf
Nel 1912 sposa Leonard Woolf, teorico politico. Nonostante la sua grandezza letteraria e la stesura del suo primo racconto, “The Voyage Out”, Virginia Woolf continua ad avere numerose crisi psichiche. Ciò la porta anche a un tentativo di suicidio. 3 anni dopo realizza il brillante romanzo “La crociera”, legato alla tradizione letteraria ottocentesca e alle innumerevoli letture illuministiche. Nel 1917, insieme al marito Leonard, apre la casa editrice Hogarth Press con cui pubblica le opere di nuovi talenti letterari come Katherine Mansfield e T. S. Eliot. Due anni dopo scrive e pubblica il romanzo “Kew Gardens” e successivamente “Notte e giorno” che viene accolta con grande entusiasmo dalla critica londinese. Nel 1925 realizza uno dei suoi principali capolavori letterari, “La signora Dalloway”; Nel 1927 scrive “Gita al faro” che appare come una sua autobiografia. Un anno dopo realizza “Orlando”. In questo periodo l’autrice milita nel movimento femminista inglese, battendosi per il suffragio femminile. Nel 1929 scrive il romanzo “Una stanza per sé” in cui analizza la discriminazione femminile attraverso il personaggio di Judith. Questa, nel ruolo della sorella di William Shakespeare, è una donna dotata di grandi capacità che vengono però limitate dal pregiudizio dell’epoca. L’attività letteraria di Virginia Woolf prosegue tra il 1931 e il 1938, con la stesura dell’opera “The Waves”, seguita da “The Years” e “Le tre ghinee”; in quest’ultimo racconto descrive la figura dominante dell’uomo nella storia contemporanea.  L’ultima opera realizzata e pubblicata da Virginia Woolf, scritta nel corso del 2° conflitto mondiale, si intitola “Tra un atto e l’altro”. Colpita ancora una volta dalle sue crisi depressive, all’età di 59 anni, il 28 marzo 1941 Virginia Woolf si suicida nel fiume Ouse.

Scena finale del film The Hours con Nicole Kidman nei panni di Virginia Woolf che, lasciata una  lettera al marito, si avvia irrimediabilmente verso il suicidio.

 

Daniela Feltrinelli, nata e residente alla Spezia, poetessa, ex insegnante della scuola primaria. Ha pubblicato tre sillogi poetiche: Isole vicine, ed. Agorà&co 2018 e L’incanto dell’onda, ed. Helicon 2020 e Tutto merita un canto Ed. Termanini  2025. E’ iscritta a diversi circoli culturali e partecipa attivamente a reading e concorsi letterari. Considera la scrittura un potente mezzo di introspezione psicologica e di comunicazione interpersonale. E’ particolarmente sensibile ai temi dell’educazione, dell’ambiente e dei diritti umani. Ritiene la scrittura il luogo più idoneo e sicuro ove riporre idee, sentimenti ed emozioni.

Leggi il saggio di Daniela Feltrinelli su Ungaretti   e su Alda Merini

(Immagine di copertina elaborata dall’AI su ritratto originale di V. Woolf.)

 

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