Medico stimato, omeopata per scelta, militante per vocazione e amico carissimo: il ricordo personale di un uomo buono che ha attraversato La Spezia lasciando tracce profonde.
Il dottor Mauro Maggiani non è più tra noi. Si è spento questa mattina, al termine di una lunga e grave malattia che all’improvviso si era manifestata in tutta la sua crudezza e gravità. L’ha fronteggiata con coraggio e discrezione, portandosi dentro emozioni e paure per non turbare chi gli viveva accanto. Ha provato a vincere il male che si era insinuato nel suo corpo, nonostante una complicata operazione e le lunghe cure a cui si era sottoposto non aveva mai perso la speranza di vivere.
Gli sono stato vicino in molti momenti di questo percorso e ho sempre ammirato il coraggio e la forza con cui ha affrontato ogni tappa di un cammino fatto di esami, di cure oncologiche, di attese e di tanto altro. Mauro lascia una moglie affranta, con cui ha condiviso 44 anni di vita, due bellissime figlie a lui devote, una sorella minore, Annalisa, che, pur risiedendo a Berlino, gli è sempre stata vicino e che in questo momento è in viaggio per l’ultimo saluto. Lascia anche una madre di 95 anni che, forse, nel mondo in cui la sua mente è precipitata, avrà la fortuna di non rendersi conto di essere sopravvissuta al proprio figlio.
Ma è importante, in questo momento, ricordare chi era Mauro Maggiani: un uomo buono, sempre schierato dalla parte degli oppressi, dalla parte dei più deboli. Già dal cognome si intuisce quante radici spezzine lo abbiano compenetrato. Il padre, originario di Sarbia, nel dopoguerra era stato impiegato all’Arsenale militare; la mamma, ancora vivente nonostante i pacchetti di sigarette che continua a fumare, è stata insegnante di lettere all’ITIS. Negli anni Settanta, quando il mondo era in fermento e anche La Spezia era profondamente impegnata nel sociale e nel politico, quell’ambiente influenzò Mauro, che ai tempi del liceo classico scoprì la militanza politica, schierandosi dalla parte di chi voleva un mondo migliore, senza guerre e per l’uguaglianza dei popoli.
Mi piace ricordarlo come uno del Canaletto, perché al Canaletto era nato, cresciuto e, anche da sposato, non se ne era mai allontanato. In quel quartiere era molto popolare e presente e, negli anni in cui esistevano le circoscrizioni, era stato più volte eletto, battendosi perché il quartiere fosse migliore, più salubre, meno oppresso dagli artigli del porto. Al Canaletto lo conoscevano tutti: persona disponibile e socievole, riusciva sempre ad avere una parola e un sorriso per chiunque, soprattutto alla Coop, che è rimasto uno dei pochi luoghi di aggregazione del quartiere.
Al Canaletto aveva frequentato l’asilo delle suore e la scuola elementare Carducci, con il maestro Bucchioni, che tanto lo stimava e che su di lui ha lasciato un’impronta indelebile. Se non il migliore della classe, certamente uno dei più bravi. Anche alle medie Fontana si era sempre distinto per intelligenza e vivacità. Quegli anni avevano radicato in lui l’appartenenza al quartiere e la passione per la borgata del Canaletto. Non aveva mai saltato una cena sociale prepalio e non si era mai perso una sfilata, piazzandosi sempre nello stesso punto, alla fine di corso Cavour, senza muoversi finché l’ultima borgata non avesse sfilato. Era stato molto felice quando il Canaletto era tornato alla vittoria proprio nell’anno del centenario del Palio.
Ma il dottor Maggiani è stato anche un professionista molto serio e apprezzato. Dopo la laurea in Medicina, conseguita a Genova, e la specializzazione in Medicina del lavoro, aveva scoperto l’omeopatia, diventando di fatto forse l’unico medico omeopata della città. Aveva così evitato percorsi e carriere certamente più redditizie e aveva aperto con coraggio uno studio in via Chiodo, che ben presto era diventato un luogo molto gettonato da quella che lui chiamava “la Spezia bene”, e non solo. Uno studio frequentato soprattutto da molte pazienti che lo raggiungevano anche dall’Emilia e dalla Lombardia. Non aveva mai smesso di essere medico e omeopata, scegliendo di volta in volta quale delle due competenze fosse necessaria per il caso che stava affrontando.
Durante il Covid era piuttosto scettico sui vaccini, ma si era adeguato e in quell’occasione aveva accantonato l’omeopatia, diventando un punto di riferimento per molte persone che si sentivano in qualche modo abbandonate dalla medicina del territorio. Ricorrevano a lui per consigli e suggerimenti su come affrontare la malattia in corso, e lui non si è mai lesinato nel dare il consiglio giusto. Molte persone che hanno seguito le sue indicazioni hanno poi espresso parole di sincero ringraziamento per il supporto fornito senza chiedere nulla in cambio.
Chi scrive ha conosciuto Mauro in molte fasi della sua vita, fin da bambino, all’asilo delle suore. Dentro di me ci sono tanti Mauro, ma Mauro era comunque unico, con i suoi pregi e i suoi difetti. Era un grande tifoso dello Spezia e insieme abbiamo affrontato tutta la scorsa stagione, sperando fino all’ultima partita di raggiungere una Serie A mai così vicina. Nonostante le sue condizioni precarie, anche quest’anno aveva voluto rinnovare l’abbonamento nei Distinti. Era faticoso per lui raggiungere lo stadio e prendere posto; peccato che le partite a cui ha assistito non siano state così esaltanti, ma è sempre rimasto fiducioso che le cose potessero cambiare per uno Spezia precipitato all’ultimo posto in classifica.

Quando è stato colpito dalla malattia, Mauro ha preso una decisione che non ha mai voluto cambiare: farsi curare qui, alla Spezia, all’ospedale Sant’Andrea, dando la massima fiducia ai suoi medici, a chi lo ha operato, ai chirurghi, agli oncologi, agli urologi, agli anestesisti. Purtroppo, come mi ha appena confidato una delle figlie, nell’ultimo ricovero, durante il quale erano insorte complicazioni polmonari, una dottoressa, davanti a lui e alla figlia, in modo freddo e improvviso, ha annunciato il passaggio alle cure palliative. Lo ha fatto senza alcun colloquio preparatorio, senza spiegazioni, senza la presenza dell’oncologo che lo seguiva da mesi. Mauro non sapeva nulla, o perlomeno non ne era stato messo a conoscenza in modo adeguato. È stato detto che si sarebbe dovuto decidere se portarlo a casa o collocarlo, come un oggetto, in un hospice. Mauro era lì, capace di intendere e di volere, costretto ad ascoltare parole che avrebbero meritato delicatezza, rispetto e attenzione. Che la situazione fosse critica era chiaro a tutti e in particolare a lui e a Silvia, ma in quei contesti serve anche un’attenzione umana che purtroppo è mancata. La figlia e anche lui, e ne sono testimone, ne hanno sofferto molto, di quella che è apparsa come una trasparenza burocratica, apparentemente giustificata dalla necessità di liberare un posto letto.
Per chi vorrà dedicare un ultimo saluto al dottor Maggiani, a Mauro, lunedì alle ore 10 è prevista una funzione nella chiesa di Domenico Savio, al Canaletto. Salutarlo non vuol dire dimenticarlo: perché Mauro rimarrà sempre nella nostra mente, nel nostro ricordo, nel nostro cuore.
By Giuseppe Rudisi – amico di Mauro Maggiani
