Riceviamo da Maria Grazia Carnà e volentieri pubblichiamo.

Dal 18 settembre all’11 dicembre la sede Fideuram di via Chiodo ospita la mostra curata da Giovanna Riu, un viaggio nell’opera dell’artista tra pittura, scultura e ricerca della verità.
Si avvisano gli amanti dell’Arte che dal 18 settembre all’11 dicembre 2026, presso la sede di Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking in Via Domenico Chiodo 125 alla Spezia, sarà visitabile la mostra “Caos Creativo” di Mario Tamberi, curata da Giovanna Riu (inaugurazione il 18 settembre alle ore 17.30, con orari da lunedì a venerdì 8.30-13.30 e 14.30-17.30): un’esperienza visiva ed emotiva.
L’arte contro il rumore
È nella pace che si sconfigge la guerra e quel demone canterino che arrabbia gli animi semplici. È grazie all’arte che alcuni riescono a zittire la voce di un sociale che urla per non lasciar passare oltre il proprio rumore la voce altrui.
Questa è una delle missioni dell’Artista, quella di uomini e donne scelti dal destino per imprigionare un sapere e che, armati della dote che l’arte concede, sono capaci di diffonderla con la naturalezza di un’immagine e nella fusione tra oggetti e idee.
Mario Tamberi è un Maestro di significati, un contenitore di un sapere che non è solo cultura ma la potenzialità di comprendere il mondo, un uomo elevato tra gli uomini a cui lo spirito dell’arte ha concesso quel dono di saper comunicare, per diffondere la gioia del giusto e l’angoscia dell’oblio.
Una chiave per comprendere il mondo
L’Arte del Maestro Tamberi allinea, divide e avvolge in spire che sembrano serie di numeri e lettere per cui ogni somma o parola è la progressione di un concetto. Una chiave tramite cui capire i progetti della natura e dove il passato diventa un errore che solo il futuro saprà mostrare.

Per Tamberi l’inchiostro si fa araldo di una legge invisibile, in cui dal nulla di una profondità oceanica un sussurro gorgheggia e si raddoppia in un’eco di bolle… moltiplicandone il volume e l’estensione, fino ad essere sentito da tutti. Quell’abbraccio ne genera tre, poi cinque, otto, a sciami di filamenti che, come singole anime trafitte da un insieme indissolubile come un raggio di preghiera, s’accalcano in un crescendo d’amore e di forma.
Così, nella vita come nei suoi quadri, dall’arida solitudine l’essere si fa moltitudine, non per caso, ma per quel numero segreto che muove ogni petalo e ogni stella, mostrandoci come il presente, pur vasto e doloroso, non sia che la somma preziosa e segreta che racchiude ogni gioia e ogni lutto trascorso, una spirale infinita di lacrime e luce che ci porta, passo dopo passo, verso l’abbraccio finale dell’Arte e dell’Eternità che in essa sopravvive.
Quando l’intimo diventa universale
L’arte di Tamberi non chiede semplicemente di essere guardata; pretende di restituirci la vista. In un mondo oramai saturo di rumore e popolato da ciechi volontari, queste opere s’erigono come un elogio sofferto e altissimo all’aspirazione umana: quella sete inesausta di libertà, di felicità, di un Amore che non sia finzione ma riscatto, redenzione da ogni nostra caduta.
È la parabola più intima del nostro esistere. Nessuno può compiere questo viaggio al posto nostro: la libertà e il riscatto sono vette che si scalano da soli, nel buio della propria solitudine. Eppure, per un prodigio che ha del miracoloso, è solo nella trama dell’arte che queste solitudini smettono di stare sole. Sulla tela, ciò che è intimo diventa universale; ciò che era frammento si fa armonia.
Tamberi dipinge quel “modo diverso” di comprendere la vita: non con la logica fredda degli occhi, ma con la carne, con il respiro, con la parte di noi che ancora sa commuoversi. È una mano tesa nel buio, un invito radicale a fermarsi, a squarciare il velo dell’indifferenza e a ricordare, finalmente, chi siamo stati e chi potremmo ancora diventare.
La musica invisibile del legno
E mentre l’ennesimo Pinocchio si rifugia nella sua bugia più bella e sempre meno credibile, c’è una musica invisibile che abita il silenzio di queste sculture. È una melodia di legno grezzo e nodi incisi, un rumore di pittura che graffia e di oli da annusare, un suono antico che non parla alle orecchie, ma entra adagio, scavando con ostinata dolcezza tra le pieghe della mente, spingendosi fin negli anfratti più bui dell’anima, laddove nessuno ha mai il coraggio di arrivare.
Si nasconde quasi spaventata, quella musica, come si nasconde un’idea scomoda che il mondo preferisce ignorare: l’idea spaventosa e bellissima che sa fare la cosa giusta, o semplicemente fermarsi a comprendere l’altro, richieda il sacrificio delle nostre maschere. Eppure non fugge. Resta lì, tra il peso di quella balena e il profilo di quel burattino che porta sulle spalle il cesto dei suoi stessi errori.
Resta e continua a sussurrare le sue parole severe e pietose. Parole che il suo creatore, il Maestro Mario Tamberi, le ha insegnato con pazienza artigiana, affinché la verità non ci faccia più paura, e affinché noi, finalmente spogliati dalle nostre finzioni, smettiamo di far paura al mondo… e il mondo smetta di spaventare noi!
By Maria Grazia Carnà
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