
Al Fossato della Fortezza Firmafede uno spettacolo convincente: Adriana Michetti dà voce alla profetessa troiana, accompagnata dalla danza butoh di Annalisa Maggiani e dalla musica di Cristina Alioto.
Ci sono spettacoli nei quali anche il luogo finisce per entrare in scena. È accaduto venerdì sera al Fossato della Fortezza Firmafede con “Cassandra, o della voce che vuole farsi sentire”, la performance di Gest-Azione inserita nel programma di parallelaMente, la rassegna che accompagna il Festival della Mente.
Alle spalle delle tre interpreti, le mura imponenti della fortezza. Una coincidenza scenografica particolarmente felice. Perché Cassandra è la figlia di Priamo, la veggente di Troia, e quelle mura, pur appartenendo naturalmente a tutt’altra epoca e storia, finivano inevitabilmente per evocare una città fortificata. Non serviva costruire Troia: per cinquanta minuti era sufficiente lasciarla immaginare.
Una Cassandra drammatica, ma capace di ironia

Troia è distrutta. I Greci hanno vinto e le donne della città sconfitta vengono spartite fra i vincitori. Cassandra viene assegnata ad Agamennone e condotta a Micene, dove l’attende la morte per mano di Clitennestra.
È nella sua ultima ora che la drammaturgia di Caterina Melander e Adriana Michetti, a partire dalla rilettura del mito compiuta da Christa Wolf, costruisce un lungo ritorno all’indietro. Cassandra ripercorre la propria esistenza e soprattutto la sua condanna: conoscere ciò che accadrà e non riuscire a convincere coloro che potrebbero impedirlo.
A sostenere il racconto è soprattutto Adriana Michetti, attrice e voce narrante, alla quale è affidato di fatto il lungo monologo che costituisce l’ossatura dello spettacolo.
Ed è probabilmente la sua interpretazione l’elemento che maggiormente convince.
Michetti evita di trasformare Cassandra in una figura ieratica, schiacciata fin dall’inizio dal peso della tragedia. Introduce invece nel racconto anche l’ironia, e proprio questa scelta rende più comprensibile e, per certi versi, più umano il dramma della protagonista.

C’è qualcosa di quasi paradossale nella sorte di una donna che vede prima degli altri, dice la verità e proprio per questo non viene presa in considerazione. Cassandra sa, avverte, racconta, ma nessuno di coloro che dovrebbero ascoltarla le crede. L’ironia con cui alcuni passaggi vengono restituiti non attenua questa condanna: semmai finisce per renderla ancora più evidente.
Tre linguaggi per raccontare la stessa donna
Ma Cassandra non è soltanto un monologo.
Accanto alla parola di Michetti c’è il corpo di Annalisa Maggiani, danzatrice butoh, coreografa, danzaterapeuta e psicologa. La sua presenza assume quasi la funzione di un alter ego fisico di Cassandra.
Mentre una Cassandra racconta, l’altra sembra mostrare ciò che accade dentro di lei.
I movimenti, le espressioni, il roteare delle braccia e del corpo accompagnano le parole senza limitarsi a illustrarle. La danza diventa così un linguaggio parallelo: rende visibile la tensione che attraversa il racconto e trasferisce sul corpo quello che la protagonista sta dicendo attraverso la voce.
È un ruolo particolarmente congeniale alla lunga ricerca di Maggiani sul butoh, sul movimento autentico e sul rapporto fra corpo, immaginario e pratiche espressive, sviluppata negli anni tra La Spezia e Berlino.

Il terzo elemento è affidato a Cristina Alioto, cantante, musicista, compositrice e ricercatrice della voce. Il suo accompagnamento musicale e vocale è misurato e ben inserito nella rappresentazione: non una colonna sonora applicata al racconto, ma un elemento decisivo che contribuisce a determinarne ritmo e atmosfera.
Parola, movimento e musica finiscono così per raccontare la stessa figura attraverso tre linguaggi differenti.
Ed è forse questo uno degli aspetti più riusciti del lavoro di Gest-Azione: Michetti racconta Cassandra, Maggiani sembra rappresentarne il corpo e Alioto costruisce la suggestione sonora nel quale entrambe si muovono.

Una storia antica che non ha bisogno di essere forzata nell’attualità
Dietro lo spettacolo rimane naturalmente la Cassandra di Christa Wolf e la sua lettura del mito come storia di una donna che tenta di opporsi alle menzogne e alle logiche di un potere maschile legato alla guerra.
Il rischio, con un materiale del genere, sarebbe quello di sottolinearne troppo esplicitamente l’attualità. Gest-Azione sceglie invece di affidarsi soprattutto alla rappresentazione. Ed è una scelta efficace.
Non occorre spiegare allo spettatore a quali guerre contemporanee debba pensare, né quali forme di manipolazione dell’informazione debba riconoscere. Il meccanismo raccontato dal mito è sufficientemente potente: qualcuno vede quello che sta accadendo, lo dice, ma chi dovrebbe ascoltare preferisce non farlo.
Parallelamente e uno spazio che diventa teatro

Lo spettacolo ha beneficiato anche dell’inserimento all’interno di Parallelamente. L’organizzazione e il supporto tecnico hanno consentito alle tre artiste di presentare il lavoro in condizioni adeguate alla sua struttura, nella quale voce, musica, luci e movimento devono necessariamente trovare un equilibrio.
A seguire la rappresentazione era presente anche la direttrice artistica della rassegna Orianna Fregosi che ha seguito tutto lo svolgimento dello spettacolo.
Ma la conferma più immediata è arrivata dal pubblico. Le sedie predisposte davanti al palco erano tutte occupate e diversi spettatori hanno scelto di seguire lo spettacolo seduti direttamente sul prato che circonda l’area scenica.

Un’immagine che racconta bene la serata: le mura della Firmafede sul fondo, tre donne sul palco e il pubblico raccolto tutt’intorno.
Alla fine, Cassandra si è rivelato uno spettacolo convincente proprio perché non ha avuto bisogno di sovraccaricare il mito.
E la domanda che rimane è antica almeno quanto Troia: a che cosa serve conoscere la verità, se chi dovrebbe ascoltarla ha già deciso di non crederci?
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