
Il busto in bronzo di Virginia Oldoini in piazza Sant’Agostino finisce dietro tavolini, ombrelloni e avventori. Tutto può essere in regola, ma così un’opera d’arte non si valorizza.
Virginia Oldoini amava farsi ammirare. Anzi, fece della propria immagine uno degli strumenti con cui costruì il mito della Contessa di Castiglione, che ancora oggi permane. Davanti all’obiettivo di Pierre-Louis Pierson non si limitava a posare. Nel corso di una collaborazione durata decenni nacquero centinaia di fotografie nelle quali Virginia interveniva personalmente nella costruzione della propria immagine: pose, abiti, ambientazioni, personaggi, fino alla scelta dei titoli e alle indicazioni per ritocchi e colorazioni.
Fu protagonista e, in qualche misura, regista della propria rappresentazione, facendo un uso della fotografia come strumento di costruzione dell’identità che avrebbe avuto enorme sviluppo nel Novecento e che, nell’epoca dei social e dei selfie, ci appare oggi sorprendentemente anticipatoria.
Certamente non avrebbe apprezzato ciò che le sta accadendo oggi alla Spezia.
Non per essere stata dimenticata. Più banalmente, …per un aperitivo.

In piazza Sant’Agostino, davanti al palazzo nel quale Virginia Oldoini visse, si trova il busto realizzato dallo scultore spezzino Francesco Vaccarone con la collaborazione di Cristina Formicola, ispirato a Scherzo di Follia, una delle più celebri fotografie della Contessa. Nell’immagine realizzata con Pierre-Louis Pierson, Virginia guarda l’obiettivo attraverso l’apertura di una cornice tenuta davanti al volto: quasi un gioco tra chi guarda e chi viene guardato. È un particolare tutt’altro che secondario di ciò che stiamo rilevando.
Eppure basta passare dalla piazza in determinati momenti della giornata per assistere a una scena che lascia perplessi.
Davanti al busto in bronzo della Contessa compaiono tavolini, sedie, ombrelloni. Quando il locale è affollato arrivano naturalmente anche gli avventori incerti tra una base di Aperol o di Campari. Ne consegue che la povera Virginia rimane lì seminascosta. Bisogna quasi cercarla tra chi consulta il menù, chi conversa e chi sorseggia un aperitivo.
Le fotografie che corredano questo articolo raccontano la situazione meglio di molte parole. Qaando lo spazio era libero, il monumento emergeva immediatamente: ci si poteva avvicinare, osservare il busto, fotografarlo e leggere le targhe. Oggi la percezione cambia completamente. Virginia rimane occultata, sembra finire in seconda fila, quasi inglobata nell’arredo del locale.

Un dehors non dovrebbe oscurare un’opera d’arte
Chiariamo subito un punto. Non interessa stabilire qui se il dehors sia perfettamente autorizzato, quanti metri possa occupare o chi abbia concesso cosa. Può essere tutto perfettamente in regola e, nello stesso tempo, non andare bene.
Perché esiste una domanda che viene prima della ricerca di un eventuale responsabile: come vogliamo mostrare e valorizzare i segni della nostra storia presenti negli spazi pubblici?
Una città turistica deve mostrare la propria storia, non nasconderla
Qui, a mio avviso, sta il problema. Un’opera d’arte si tutela anche permettendo alle persone di vederla, riconoscerla e scoprirla.
Del resto, le stesse regole che disciplinano l’utilizzo degli spazi pubblici tengono conto, in termini generali, del decoro e delle caratteristiche dei luoghi. Non occorre stabilire se in questo caso sia stata violata una norma. Il punto è un altro: se davanti a un’opera d’arte si autorizza un’occupazione dello spazio tale da renderla marginale, abbiamo davvero valorizzato quello spazio pubblico?
Per me no.
Tanto più in una città che punta sempre di più sul turismo. Un passante che arriva da via Prione e attraversa piazza Sant’Agostino potrebbe notare quel busto, avvicinarsi, leggere il nome di Virginia Oldoini, osservare il palazzo e magari cercare chi fosse la Contessa di Castiglione. In pochi minuti avrebbe scoperto una pagina della storia spezzina. Ma per scoprirla, prima di tutto, deve accorgersi che è lì. Quando il monumento è celato da tavolini, sedie, ombrelloni e avventori, è molto più facile che continui a camminare.
Restituiamo qualche metro alla Contessa

Qualche mese fa avevo già pubblicato sui social una fotografia di questa situazione. Sono tornato più volte in piazza Sant’Agostino e l’ho fotografata ancora. In orari diversi, con il locale vuoto e con il locale affollato. Le immagini sono in questa pagina e ciascuno può giudicare.
La mia opinione è semplice: così non va bene.
Chi ha competenza sull’organizzazione di quello spazio valuti quale sia la soluzione migliore. Non spetta a questo editoriale stabilire dove debba essere collocato ogni tavolino. Ma il risultato da raggiungere dovrebbe essere evidente: restituire piena visibilità e fruibilità al monumento.
Semplicemente perché una città che possiede un’opera d’arte dedicata a uno dei personaggi più affascinanti legati alla propria storia dovrebbe avere interesse a mostrarla, non a oscurarla.
Virginia Oldoini trascorse buona parte della propria vita costruendo l’immagine con la quale voleva essere ricordata. Lasciamo almeno che la si possa ancora ammirare.
(Riproduzione Riservata)
