Tutti i riflettori su Silvia Salis: alla Festa dell’Unità il modello Genova riaccende le speranze del centrosinistra
Formalmente l’appuntamento era la presentazione del libro del barbuto Massimo Giannini, “La sciamana. Meloni l’ultima trumpista: fenomenologia della destra illiberale”, un’analisi spietata sulla destra al governo. Sul palco della Festa Provinciale dell’Unità, ieri sera, a fare gli onori di casa c’era Andrea Orlando, punto di riferimento politico della sinistra cittadina. Eppure, a serata conclusa, la sensazione condivisa da tutti i presenti era una sola: il vero polo d’attrazione, l’energia capace di catalizzare sguardi, attenzioni e prospettive, è stata la sindaca di Genova, Silvia Salis.
Elegante, impeccabile e in splendida forma nel suo tailleur pantalone color panna, la Salis ha travalicato il tema stesso del dibattito, trasformando il palco in un laboratorio di politica vissuta e di speranza concreta per il futuro del centrosinistra.
La lezione di Genova: come si batte la destra
Il momento più intenso della serata si è consumato quando la sindaca ha risposto alla sollecitazione di Orlando, rievocando i giorni in cui proprio l’ex ministro e Roberta Pinotti le chiesero di scendere in campo per la guida del capoluogo ligure. Un racconto accorato che tocca il cuore di una ferita ancora aperta per il territorio: la Liguria, reduce da un decennio di governo di centrodestra e scossa dalle vicende giudiziarie che avevano portato all’arresto del Presidente Giovanni Toti, ha visto la destra riorganizzarsi rapidamente traslocando MarcoBucci dal Comune di Genova alla Regione. In quello stesso contesto, il candidato della destra a sindaco di Genova era il vicesindaco uscente, espressione diretta di otto anni di amministrazione continua.
«Ero una ragazza qualunque, una sconosciuta, figlia di un custode di un centro sportivo e di una dipendente comunale, ex atleta e poi vicepresidente del Coni», ha ricordato Salis. «Quando sono stata contattata ho messo subito in chiaro una condizione precisa: sarei scesa in campo solo se tutte le forze del campo largo avessero partecipato alla coalizione, perché non volevo in alcun modo che la campagna elettorale si riducesse al solito massacro mediatico sulle divisioni del campo progressista».
Il risultato è storia recente, ma dal valore paradigmatico: in soli tre mesi, con un programma serio, unito e focalizzato sulle questioni pratiche, il centrosinistra ha strappato al centrodestra la città simbolo della regione, proprio mentre a Roma governava la maggioranza di Giorgia Meloni. «La mia esperienza dimostra che un buon progetto con il giusto leader ce la può fare, senza bisogno di spaventare le persone, soffiare sulla rabbia o alimentarne le paure», ha sottolineato la sindaca. «In una città amministrata per otto anni dal centrodestra e in una regione guidata dalla destra da dieci, abbiamo dato un’opportunità di speranza e i cittadini sono tornati a votare per noi. Le istituzioni democratiche funzionano, basta esercitare il potere che abbiamo». Una ricetta e una lezione politica che Andrea Orlando non ha mancato di sottolineare, proiettandola direttamente verso le prossime sfide amministrative che attendono La Spezia.
Oltre la retorica: la concretezza dell’amministratrice
Nel corso del dibattito, Salis non ha lesinato stoccate realistiche sulle fatiche del governo locale, denunciando l’impatto dei tagli nazionali sul trasporto pubblico e rimarcando la necessità di un’idea di sicurezza che non sia pura propaganda. Dalla gestione del bilancio dell’azienda dei trasporti genovese ai piani di rigenerazione del centro storico concordati con il Ministero dell’Interno, la sindaca ha dimostrato che la visione politica non può mai prescindere dall’onestà intellettuale e dalla presenza costante tra i cittadini.
Bagno di folla e uno sguardo verso Roma
La conferma di quanto Silvia Salis abbia fatto breccia nel pubblico si è avuta a microfoni spenti. Finito il dibattito, la sindaca è stata letteralmente accerchiata da una folla calorosa di simpatizzanti ed elettori. Tra sorrisi, strette di mano e una lunghissima sessione di selfie, più di un presente le si è avvicinato per sussurrarle una frase che nell’aria circola ormai da tempo: «Il suo prossimo obiettivo deve essere Roma». Le voci che la vorrebbero come figura di punta per la leadership nazionale della sinistra trovano qui un riscontro plastico nel consenso genuino della piazza.
A chiudere la serata, un’immagine informale che ne sintetizza la spontaneità: smessi i panni istituzionali del palco, Silvia Salis si è diretta verso il furgone della gelateria Vernazza, concedendosi una parentesi di relax e gustandosi una coppetta di gelato tra le persone arrivate a salutarla.