Mar 20 Gen 2026

 

Assessore Manuela Gagliardi
Manuela Gagliardi

Una sala gremita per dire “no” alla violenza: il debutto pubblico di SpeziaMirror Evolution con la tavola rotonda Il senso di colpa degli oppressi.

C’era molta voglia di essere presenti, di capire e di testimoniare un “no” netto alla violenza sulle donne. È questo il significato più autentico della grande partecipazione alla tavola rotonda “Il senso di colpa degli oppressi”, organizzata dalla neo associazione SpeziaMirror Evolution, che si è svolta il 21 novembre presso la Mediateca Regionale Ligure “Sergio Fregoso”.

Un incontro denso, che ha fatto emergere non solo i dati e le dinamiche della violenza sulle donne e sui soggetti fragili, ma anche la necessità — sempre più urgente — di dotare la comunità di strumenti conoscitivi, culturali ed emotivi per riconoscere, affrontare e prevenire l’oppressione in tutte le sue forme.

L’intervento dell’assessore Manuela Gagliardi: “Ogni rapporto deve essere libero e consensuale”

Ad aprire i lavori, dopo i saluti della presidente Erika Pisacco, è stata l’assessore comunale Manuela Gagliardi, che ha scelto di concentrare il suo intervento sull’importanza dell’educazione al rispetto e al consenso.

Dott.ssa Valeria Fanfani

«In questi giorni la Camera dei Deputati ha approvato, all’unanimità, la proposta di legge che interviene a modifica dell’articolo 609-bis del codice penale, relativo al reato di violenza sessuale introducendo finalmente la parola consenso come elemento centrale a cui è stato aggiunto il termine “attuale”. È un passo avanti, ma è soprattutto un principio che dobbiamo trasmettere ai giovani: ogni rapporto, di qualunque natura, deve essere libero e consensuale

Gagliardi ha poi insistito sul fatto che la violenza non si manifesta solo nei rapporti sentimentali o sessuali, ma può emergere anche «nei rapporti di amicizia, quando compaiono atteggiamenti ossessivi che diventano forme di violenza». Da qui il sostegno pieno dell’amministrazione comunale a iniziative di approfondimento e sensibilizzazione come quella promossa da SpeziaMirror Evolution. «Vi invitiamo a farne ancora molte — ha concluso — perché la città ha bisogno di momenti come questo».

L’incontro è entrato nel vivo con la proiezione del video realizzato dalla fotografa spezzina Rossana Zoppi, una sequenza intensa di immagini ispirate al tema della violenza sulle donne. Una raccolta dal forte impatto emotivo, capace di raccontare senza parole la fragilità, il dolore e il coraggio delle vittime.

Rossana Zoppi PH

La testimonianza della dott.ssa Valeria Fanfani: “Ricostruire una donna significa aiutarla a rinascere”

Molto atteso l’intervento della dott.ssa Valeria Fanfani, responsabile del Centro Antiviolenza del Comune della Spezia, uno dei pochissimi in Italia gestiti direttamente da un ente pubblico e l’unico in Liguria.

Fanfani ha innanzitutto ringraziato l’associazione per l’opportunità di far emergere la voce del centro e, soprattutto, quella delle donne che lo attraversano: «Dietro ogni percorso c’è una rinascita. Non dobbiamo mai guardare solo alla violenza, ma alla capacità straordinaria che una donna ha di ricostruirsi da capo».

Il centro spezzino accoglie ogni anno circa un centinaio di donne e offre consulenza psicologica, legale, uno sportello d’ascolto, un numero verde attivo anche nelle ore notturne, una casa rifugio e una struttura di secondo livello. «Una donna vittima di violenza arriva con un’autostima annientata. Aiutarla significa lavorare sulla persona, ma anche darle strumenti concreti: una casa, un lavoro, un presente possibile

Particolarmente complessi alcuni casi provenienti da comunità straniere, come quello delle donne del Bangladesh: «Quando una donna bengalese si rivolge a noi, è come se cercasse soccorso due volte: dalla violenza familiare e da un contesto sociale che spesso le impedisce di chiedere aiuto». Fanfani ha poi ricordato l’importanza della prevenzione culturale: «La comunicazione nelle scuole e nei contesti educativi è fondamentale. È lì che si costruisce la capacità di riconoscere e fermare la violenza prima che esploda».

Le radici psicologiche della violenza e le nuove fragilità: gli interventi degli psicoterapeuti

La seconda parte della tavola rotonda ha dato spazio agli approfondimenti psicologici di Tiziano Apolloni e Arianna Grimaldi, entrambi collaboratori di SpeziaMirror.

Apolloni ha offerto una lettura delle origini psicologiche e sociali della violenza, mettendo in luce come essa non nasca mai dal nulla ma si insinui in dinamiche familiari, scolastiche e comunitarie che non vengono riconosciute. Il suo intervento, “La genesi della violenza e le sue molteplici manifestazioni”, ha evidenziato il ruolo decisivo degli educatori e degli adulti nell’individuare i segnali precoci di disagio e nel predisporre interventi tempestivi.

Arianna Grimaldi, nel suo contributo “Le nuove fragilità: ansia, depressione e disagio nelle giovani generazioni”, ha affrontato invece il crescente peso psicologico che colpisce adolescenti, giovani donne e madri, spesso schiacciate da traumi, malattie, depressione post partum, disturbi alimentari e attacchi di panico. A lei abbiamo chiesto:

Quali sono le radici della violenza che vediamo nei femminicidi, ma anche tra i giovanissimi che girano armati di coltelli pronti ad uccidere un coetaneo per pochi soldi?

Dott.ssa Arianna Grimaldi
Dott.ssa Arianna Grimaldi

“Non si nasce violenti. La violenza non costituisce una condizione originaria, costituiva, dell’essere umano. Violenti si diventa. La rabbia, l’odio, l’ anaffettività verso i propri simili sono l’esito di un processo psicopatologico legato ai rapporti vissuti”. I più recenti studi scientifici di neonatologia, psicologia, neuroscienze etc. mostrano come il neonato abbia una capacità relazionale sin dalla nascita. La sua realtà psichica, originariamente sana seguirà traiettorie evolutive differenti in base alla qualità delle esperienze relazionali vissute. Delusioni reiterate della sua iniziale speranza e fiducia nei rapporti, porteranno a maturare silenziose ferite nella sua realtà mentale non cosciente. Una visione negativa di sé e/o degli altri, affetti di rabbia/odio, lo porteranno a non fidarsi, ad isolarsi. Magari ad assumere un assetto di controllo/possesso/uso degli altri come fossero oggetti; a perdere la capacità di sentire e amare gli altri; o a viverli come una minaccia e un pericolo da cui difendersi o da colpire. L’adolescenza è la fase più critica e complessa perché tutto cambia. Se si arriva a questo appuntamento, con una mente ferita, ecco che possiamo assistere al passaggio da una crisi adolescenziale fisiologica ad un esordio psicopatologico anche tramite agiti violentissimi verso se stessi o verso gli altri. L’Organizzazione Mondiale della Sanità indica che il 20 per cento degli adolescenti ha un disturbo mentale diagnosticabile e che il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani. Diventa allora fondamentale e urgente riconoscere che l’essere umano ha una mente sin dalla nascita, che è sana e che si sviluppa nella qualità dei rapporti vissuti in famiglia, nella scuola, nella società, nella cultura. Che la mente può ammalarsi, in rapporti deludenti /trascuranti/fisicamente violenti. La cura è però possibile e indispensabile con la psicoterapia: un nuovo rapporto valido in cui ritrovare le dimensioni psichiche della nascita.”

(Riproduzione Riservata)

Servizio fotografico By Stefania Acquaviva PH

Servizio Video By Paolo Luporini il Dono Sospeso

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