Dal curioso aeroporto con il tavolo da ping pong alle mura medievali, dai mercati dei fiori alla solidarietà per l’Ucraina: il racconto della mia prima giornata nella capitale estone, tra ordine, accoglienza e piccole sorprese.
Arrivare a Tallinn significa iniziare a conoscere l’Estonia ancora prima di uscire dall’aeroporto.
La mia prima impressione è stata quella di un luogo estremamente ordinato, pulito e organizzato. Un aeroporto moderno, pensato davvero per il comfort dei passeggeri. Mi ha colpito soprattutto l’attenzione riservata a chi è costretto ad attendere il proprio volo: non soltanto spazi accoglienti, ma perfino un tavolo da ping pong con racchette a disposizione e alcune attrezzature per fare attività fisica, come tapis roulant e altri strumenti che consentono di sgranchirsi le gambe durante l’attesa.
Un piccolo dettaglio che racconta molto del modo di concepire i servizi pubblici.
Il centro storico: ordine, tranquillità e accoglienza
La mattinata l’ho dedicata interamente alla scoperta del centro storico, patrimonio mondiale dell’UNESCO, e la sensazione predominante è stata quella di trovarmi in una città estremamente curata.
Le strade sono pulite, tutto appare ordinato e il centro è chiaramente pensato per essere vissuto a piedi. Pur essendo frequentatissimo dai turisti, non ho percepito alcun senso di insicurezza. Anzi, mi ha colpito il fatto di vedere pochissime pattuglie di polizia. La sensazione è quella di una città tranquilla, dove si passeggia con serenità tra vicoli, piazze e antiche mura.
Naturalmente non mancano ristoranti, locali e negozi dedicati ai visitatori. Numerosi quelli specializzati nella vendita dell’ambra, uno dei prodotti simbolo dell’area baltica.
Anche le persone raccontano una città
Prima di partire, più di un amico compresa un’amica mi aveva detto: “Vedrai, a Tallinn ci sono donne bellissime”. In meno di ventiquattro ore sarebbe presuntuoso trarre conclusioni, ma una prima impressione me la sono fatta. Ho incontrato molte ragazze dai tratti nordici, capelli biondi e occhi chiari, ma ciò che mi ha colpito non è stata tanto la loro bellezza quanto la loro sobrietà. Poco appariscenti, con pochissimi tatuaggi rispetto a quelli che ormai si vedono comunemente in Italia, trasmettono un’eleganza naturale, mai ostentata.
Un’altra caratteristica che ho apprezzato è stata la gentilezza. Dalla receptionist dell’albergo alle commesse dei negozi, tutte le persone con cui ho interagito si sono dimostrate disponibili e cordiali, parlando un inglese fluente che rende la comunicazione semplice anche per chi non conosce una parola di estone.
Il mercato dei fiori che accoglie i visitatori
Prima ancora di attraversare una delle antiche porte che introducono nella città medievale, mi sono trovato davanti a uno spettacolo inatteso.
Una lunga fila di circa venticinque chioschi interamente dedicati alla vendita di fiori.
Una macchia di colori che rende ancora più suggestivo l’ingresso nel centro storico. Mazzi già confezionati di ogni dimensione, da pochi euro fino a composizioni molto più importanti.
Mi hanno spiegato che in Estonia è considerato quasi naturale presentarsi a casa di amici portando un mazzo di fiori, una tradizione che contribuisce a mantenere viva questa particolare attività commerciale.
Le mandorle più buone del previsto
Passeggiando tra le vie del centro mi sono imbattuto in una bancarella che vendeva mandorle tostate e caramellate.
Non pensavo fossero una specialità così diffusa da queste parti, ma la curiosità ha avuto la meglio. Le ho acquistate e devo dire che sono state una piacevolissima sorpresa: davvero ottime.
Anche questi piccoli assaggi raccontano molto dell’identità di una città.
La libreria e gli autori italiani tradotti
Ogni volta che visito una capitale europea ho un’abitudine ormai consolidata: entro in una libreria per scoprire quali autori italiani vengono tradotti.
Anche a Tallinn ho ritrovato Elena Ferrante, ormai presenza costante nelle librerie internazionali. Era successo anche in Norvegia
Accanto ai suoi romanzi ho notato anche quelli di Rosella Postorino, autrice de Le assaggiatrici, segno che anche altri scrittori italiani stanno conquistando spazio all’estero.
Fa certamente piacere vedere la nostra letteratura così apprezzata, anche se i romanzi della Ferrante raccontano un’Italia difficile, una Napoli segnata dalla criminalità, dalle tensioni sociali e dalle contraddizioni, non una bella immagine del nostro paese.
Le immancabili patatine fritte
Come mi era già capitato in Belgio e nei Paesi Bassi, anche Tallinn offre numerosi locali specializzati esclusivamente nelle patatine fritte.Patate croccanti accompagnate da decine di salse diverse. Confesso di non aver resistito alla tentazione.
Quando la guerra entra nel cuore della città
L’immagine che però porterò con me più di tutte è un’altra. Nel centro di Tallinn esiste una lunga installazione dedicata all’Ucraina, una sorta di memoriale a cielo aperto che raccoglie fotografie, manifesti, messaggi di solidarietà, immagini delle città devastate dai bombardamenti e perfino oggetti provenienti dal fronte: scarpe consumate, indumenti, bende sporche di sangue (vero).
Sono presenti anche riferimenti ad Alexei Navalny, il principale oppositore del Cremlino morto nel 2024.
È impossibile osservare tutto questo senza riflettere.
Qui la guerra non appare come qualcosa di lontano. L’Estonia confina con la Russia e ha fatto parte dell’Unione Sovietica fino al 1991. La storia è ancora molto presente nella memoria collettiva e la solidarietà verso il popolo ucraino assume un significato che, probabilmente, in altre parti d’Europa è più difficile percepire con la stessa intensità.
Prime impressioni
Dopo questa prima mezza mattinata posso dire che Tallinn accoglie il visitatore con discrezione, senza eccessi, ma con tanti piccoli particolari capaci di raccontarne il carattere. Dall’aeroporto moderno ai vicoli medievali, dai fiori che colorano l’ingresso della città vecchia alle librerie che ospitano autori italiani, fino a quel memoriale che ricorda ogni giorno quanto la guerra sia ancora vicina.
Sono passate meno di ventiquattro ore dal mio arrivo, ma una convinzione già ce l’ho: questa città e l’Estonia hanno ancora molto da raccontare.
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