
Nel periodo pasquale e nel trentennale del Museo Lia, la mostra su Tintoretto mette in dialogo morte e resurrezione attraverso due capolavori, offrendo una lettura intensa e attuale del mistero cristiano.
Due dei tre capolavori, oggi riuniti alla Spezia, permettono di leggere in modo nuovo uno dei nuclei più profondi della pittura di Jacopo Robusti, detto Tintoretto: il rapporto tra morte e resurrezione.
Al Museo Civico Amedeo Lia, grazie al prestito delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, la grande tela della Resurrezione entra in dialogo diretto con il Compianto sul corpo di Cristo dello stesso autore e già appartenente alla collezione spezzina, offrendo un’occasione rara di confronto interno all’opera stessa dell’artista.
È proprio in questa relazione, a cui si aggiunge il Cristo deposto di Giovanni Busi – più che nella singola eccezionalità del prestito – che si coglie il valore della mostra “La Resurrezione di Tintoretto. Morte e vita: il prodigioso duello”: un dispositivo critico che consente di rileggere il dipinto del Lia alla luce della tensione luminosa, drammatica e narrativa che attraversa tutte e tre le opere.
Propongo qui alcune considerazioni al Compianto sul corpo di Cristo, prendendo anche spunto dalle riflessioni di Andrea Marmori, il direttore del nostro Piccolo Louvre di via del Prione e curatore della mostra, pubblicate in passato sulla cronaca locale della Nazione.

La stagione pittorica di Venezia, iniziata con i colori caldi e la visione olimpica di Tiziano, prosegue con le pennellate ingegnose del giovane Tintoretto, che fa dell’inventiva e dell’uso funzionale della luce i suoi punti di forza.
Figlio di un tintore di panni e sete, da cui l’amabile appellativo (forse la sua fortuna), e quindi iniziato fin dalla tenera età alla mescola dei colori, li trasfonde nelle tele personalizzando a proprio modo figure, eventi, storie con l’aiuto di una inusuale velocità di scrittura. Così Andrea Marmori qualifica la sua naturale predisposizione al disegno nei Tesori del Lia.
Tintoretto sarà per tutta la vita (1518-1594) l’inarrivabile narratore di Venezia e delle vicende storico-religiose della sua città, dalla quale mai si allontana se non per un breve incarico a Mantova, come fosse rapito dalle bellezze e dagli ambienti straordinari che emergono, allora più che oggi, dalle acque di quella che può ben chiamarsi “la Regina del Mare”.
… Nelle cose della pittura stravagante, capriccioso, presto e risoluto et il più terribile cervello che abbia avuto mai la pittura, come si può vedere in tutte le sue opere e ne’ componimenti delle storie, fantastiche e fatte da lui diversamente e fuori dell’uso degl’altri pittori. Così il Vasari, storiografo toscano, nell’edizione del 1558 delle sue Vite, dove terribile – interpreta Marmori – sta per sorprendente e dotato, a dirne subito l’ingegno straordinario e il vigore inventivo.

Jacopo Robusti, questo il suo nome, vede aprirsi una carriera ricca di fama e di committenti, percorsa senza arresti, con spavalderia, con incarichi che gli danno agio d’illustrare i temi a lui cari: realizza principalmente le opere della “Scuola Grande di San Marco” e il ciclo della “Scuola Grande di San Rocco”, è presente nelle chiese cittadine e lascia molti ritratti.
Giova qui ricordare che a Venezia le Grandi Scuole dell’epoca erano come corporazioni devote a un santo che, grazie alle ricche donazioni degli aderenti, spesso patrizi, decoravano le loro sedi e inoltre svolgevano rilevanti funzioni sociali, quali la degna sepoltura dei defunti e le altre opere di bene a favore delle persone bisognose.
Tintoretto firma una produzione innumerevole e talora frenetica, fino a tarda età, grazie alla sua velocità di pensiero-scrittura. La sicurezza sembra incrinarsi con l’avanzare degli anni, che per di più è concomitante con la calata in città, nel 1553, del grande pittore detto il Veronese, la cui rivalità può minare una supremazia artistica fino ad allora incontrastata. Eppure, anche in questo momento, nel Compianto sul corpo di Cristo del nostro Museo Lia (1555-1556), Tintoretto mostra di sapersi adeguare al “nuovo venuto”, innova se stesso, crea e adotta gialli e rosa di grande eleganza e pastosità, ammorbidisce i suoi tradizionali toni accesi e squillanti, talora anche cupi, ma pur sempre percorsi da bagliori improvvisi di luce, e nel dipinto inserisce l’ambiente, come mai prima.
Sotto un’inedita veste cromatica rimane inalterato, però, il senso drammatico che pervade sempre l’animo dell’artista: la scena del Golgota con Cristo disteso esanime ai piedi della Croce, la Madre Maria riversa a terra, venuta meno per l’indicibile dolore, nella quasi identica postura del Figlio, le Donne scomposte, disperate, piangenti.
By Pier Paolo Meneghini
In copertina: Tintoretto Compianto sul corpo di Cristo (MAL La Spezia, 1555-1556, olio su tela 50×83 cm circa)
“La Resurrezione di Tintoretto. Morte e vita: il prodigioso duello” – Opere in mostra:
- Jacopo Robusti detto Tintoretto, La Resurrezione, olio su tela, cm 161,5 x 234,5 cat. 215 Credit© Archivio fotografico G.A.VE – “su concessione del Ministero della Cultura – Gallerie dell’Accademia di Venezia”
- Jacopo Robusti, detto Tintoretto (Venezia, 1519 – 1594), Compianto sul corpo di Cristo, olio su tela, La Spezia, Museo Civico “Amedeo Lia”, inv. 218.
- Giovanni Busi, detto Cariani (San Giovanni Bianco (BG), 1480/85 – Venezia, post1547), Cristo di Pietà con gli angeli, olio su tela, La Spezia, Museo Civico “Amedeo Lia”, inv. 130.
INFORMAZIONI E CONTATTI: Museo Civico “Amedeo Lia” Via del Prione 234, La Spezia 0187727220
“La Resurrezione di Tintoretto. Morte e vita: il prodigioso duello” sarà visitabile dal 27 marzo al 3 maggio 2026 al Museo Civico Amedeo Lia.
Orari: dal martedì alla domenica dalle ore 10.00 alle ore 18.00 Chiuso: tutti i lunedì escluso il Lunedì di Pasqua; il 1° gennaio, il 15 agosto e il 25 dicembre
(Riproduzione riservata)

INFORMAZIONI E CONTATTI: Museo Civico “Amedeo Lia” Via del Prione 234, La Spezia 0187727220