Gio 14 Mag 2026
Foto By Stefania Acquaviva PH

Fiaccolata del 25 aprile alla Maggiolina:  gruppi giovanili interrompono gli interventi per lanciare un messaggio pacifista – non era una contestazione personale, ma un segnale di partecipazione democratica che nessuno ha raccontato.

Ecco  ciò che è accaduto davvero alla Maggiolina.

Le celebrazioni del 25 Aprile rappresentano, ogni anno, un momento solenne e condiviso in cui una comunità si riconosce nei valori fondanti della Repubblica: libertà, democrazia, antifascismo. Anche quest’anno, alla Spezia, il rito si è svolto secondo un copione consolidato e tra i momenti culminanti anche la fiaccolata serale del 24 aprile partita da Largo  Marcantone  con una partecipazione ampia e trasversale di cittadini, associazioni, ANPI, partiti, gruppi giovanili, fino all’arrivo al Parco della Maggiolina, dove la deposizione della corona e gli interventi ufficiali hanno scandito il momento istituzionale.

I discorsi del sindaco e del rappresentante sindacale hanno richiamato, con enfasi e precisione, il significato storico della Resistenza e l’eredità morale lasciata dai partigiani: ottant’anni di libertà e democrazia, un patrimonio da custodire e trasmettere alle nuove generazioni.

Egidio Banti

È stato però nel passaggio tra l’intervento del sindacato e quello conclusivo di Egidio Banti, in rappresentanza del Comitato unitario della Resistenza, che si è verificato un episodio inatteso. Un gruppo numeroso di giovani, riconducibili ad associazioni pacifiste varie, ha dato vita a una breve ma intensa azione, scandendo slogan contro l’industria degli armamenti e i suoi legami con il tessuto economico locale.

Un fatto, questo, che merita di essere raccontato per ciò che è stato realmente.

Non si è trattato di una contestazione personale nei confronti dell’oratore – come lo stesso Banti ha poi chiarito – né di un tentativo di sabotare la cerimonia. I giovani hanno preso parola prima che il relatore iniziasse il suo intervento, inserendosi in uno spazio opportuno, quello tra un discorso e l’altro, per esprimere una posizione politica chiara, per quanto, almeno per chi scrive, discutibile nel merito. Banti, da vecchia volpe della politica, ha pazientemente atteso che i ragazzi esaurissero in una decina di minuti la loro performance per poi esporre le sue considerazioni senza nessuna interruzione con applausi unanimi.

Foto By Stefania Acquaviva PH

Eppure, di tutto questo, potrei sbagliarmi , non vi è traccia nei resoconti del giorno dopo dei giornali locali più diffusi, né cartacei né online. Un silenzio che colpisce, perché si tratta di un elemento anche di cronaca tutt’altro che irrilevante: un’irruzione di partecipazione diretta all’interno di una celebrazione istituzionale, un episodio di inciviltà o di vitalità democratica, giudichino i lettori, che avrebbe meritato almeno di essere diffuso.

Al contrario, il dibattito pubblico si è sviluppato attorno a una narrazione parziale. Da un lato, la nota del sindaco Pierluigi Peracchini, che ha parlato di “contestazione” e ha espresso solidarietà a Banti; dall’altro, la replica dello stesso Banti, che ha ridimensionato l’accaduto, chiarendo come la “contestazione” fosse rivolta a un tema più ampio e complesso – il rapporto tra Resistenza, pace e industria bellica – e non alla sua persona.

Due letture diverse di uno stesso episodio, entrambe legittime, ma che poggiano su un dato di fatto non raccontato: quei giovani hanno preso parola in un contesto che, almeno nei discorsi ufficiali, li chiama continuamente in causa. È qui che emerge il punto centrale.

Se il 25 Aprile è davvero la celebrazione della libertà conquistata anche per le generazioni future, se nei discorsi si invoca il protagonismo dei giovani e la necessità che facciano propria l’eredità della Resistenza, allora non si può ignorare quando quei giovani, concretamente, esercitano quella libertà. Anche – e forse soprattutto – quando lo fanno in modo non perfettamente allineato, quando introducono temi scomodi, quando interrompono la liturgia per affermare una visione del mondo diversa.

Foto By Stefania Acquaviva PH

Si può non condividere il contenuto degli slogan, si può ritenere irrealistica o ingenua l’idea di una società  e di una città come La Spezia completamente priva di industria bellica e di Marina Militare, specie in un contesto internazionale complesso. Ma è difficile negare che quel gesto sia, nella sua essenza, coerente con i valori celebrati.

I partigiani, tanto evocati, non hanno combattuto per una democrazia immobile o per una libertà ipocrita. Lo hanno fatto perché ciascuno potesse esprimere liberamente le proprie idee, anche in modo conflittuale. E i giovani, spesso richiamati nei discorsi come destinatari di quell’eredità, in questo caso hanno dimostrato di voler essere qualcosa di più che semplici spettatori plaudenti.

(Riproduzione riservata)

Panoramica privacy
Spezia Mirror

Questo sito utilizza i cookies per migliorare la tua esperienza di navigazione sul sito. Di questi, i cookies che sono categorizzati come necessari sono memorizzati nel tuo browser come essenziali per il funzionamento delle funzionalità di base del sito. Usiamo inoltre cookies di terze parti che possono aiutarci ad analizzare e capire capire come usi il sito. Questi cookies saranno memorizzati nel tuo browser solo con il tuo consenso. Inoltre hai anche dei cookies opzionali. Ma la disattivazione di questi cookies potrebbe avere effetti sulla tua esperienza di navigazione.

Per saperne di più sulla nostra cookie policy clicca qui: Privacy & Cookie Policy

Cookie strettamente necessari

I cookie strettamente necessari dovrebbero essere sempre attivati per poter salvare le tue preferenze per le impostazioni dei cookie.

Cookie di terze parti

Questo sito Web utilizza Google Analytics per raccogliere informazioni anonime come il numero di visitatori del sito e le pagine più popolari.

Mantenere questo cookie abilitato ci aiuta a migliorare il nostro sito Web.