Tra interviste, retroscena e “nodi da sciogliere”, continua a circolare l’ipotesi di una terza candidatura del sindaco della Spezia. Ma la legge oggi non lo consente, la Corte costituzionale ha rafforzato il limite dei mandati e in Parlamento manca una vera maggioranza per cambiare le regole entro il 2027.

Nel centrodestra spezzino, aleggia una sorta di stallo politico. Il motivo riguarda l’ipotesi — ventilata più volte anche sui giornali locali — di una possibile terza candidatura di Pierluigi Peracchini nel 2027.
L’ultimo riferimento esplicito è arrivato dalle dichiarazioni della deputata Maria Grazia Frijia, che in un’intervista al Secolo XIX di questa settimana in modo perentorio ha sostenuto: “…se arrivasse il terzo mandato il sindaco sarà ricandidato altrimenti valuteremo insieme con il massimo accordo…“. Quindi fermi tutti! Ci si aspetta che la norma attuale sia modificata poi eventualmente si deciderà il nome del successore.
L’On. Frijia siede in Parlamento. È quindi probabilmente molto più informata di tutti noi sugli umori della maggioranza e sulle discussioni in corso a Roma.
Realisticamente, il terzo mandato di Peracchini resta una “bufala” politica. Una suggestione utile a tenere congelato il dibattito sulla successione nel centrodestra cittadino, a tenere tutti buoni, a bruciare qualche nome papabile come già sta avvenendo, ma non una prospettiva concreta.
La legge, al momento, è chiarissima:
- nei comuni sopra i 15 mila abitanti un sindaco non può svolgere più di due mandati consecutivi.
La Spezia rientra pienamente in questa categoria. Peracchini è stato eletto nel 2017 e rieletto nel 2022.
Per cambiare questo scenario servirebbe una modifica legislativa nazionale entro i prossimi dodici mesi. Ma chi segue davvero le dinamiche parlamentari sa bene che il quadro politico è molto meno favorevole di quanto venga auspicato.
La Lega è apertamente favorevole. Matteo Salvini e Roberto Calderoli continuano a sostenere la necessità di aprire al terzo mandato, sia per i governatori sia per i sindaci delle città maggiori.

Forza Italia si è opposta con decisione ogni volta che il tema è arrivato sul tavolo. Fratelli d’Italia ha mantenuto una posizione più prudente di quanto qualcuno lasci intendere. E soprattutto pesa la recentissima decisione della Corte costituzionale sul caso Campania, con cui la Consulta ha ribadito che il limite dei mandati rappresenta un principio legittimo e fondamentale dell’equilibrio democratico, bocciando di fatto i tentativi di aggirarlo attraverso norme regionali.
Una pronuncia che ha avuto un effetto politico molto chiaro: raffreddare ulteriormente qualsiasi ipotesi di apertura al terzo mandato nei grandi comuni.
Tradotto in termini politici locali: immaginare che da qui alle comunali del 2027 si costruisca una maggioranza compatta per modificare una norma così delicata appare oggi difficile.
Ed è curioso che, mentre a Roma il tema resta sostanzialmente bloccato, alla Spezia si continui a ragionare come se il terzo mandato fosse uno scenario quasi naturale ma soprattutto imminente. Non sembra lo sia.
Anche perché lo stesso Peracchini, in una recente intervista al Secolo XIX dello scorso marzo, ha dichiarato che la sua esperienza di Sindaco si concluderà nel Maggio del 2027 quando riprenderà il suo ruolo di funzionario Inail. Una posizione che appare molto realistica e istituzionalmente corretta rispetto a certe ricostruzioni alimentate attorno a lui.

Dopo dieci anni alla guida della città, nel bene e nel male, Peracchini resta una figura politica importante del centrodestra ligure. Ma proprio per questo potrebbe avere senso immaginare per lui un percorso diverso, magari nazionale. Nel 2027 si voterà anche per le Politiche, una sua esperienza parlamentare potrebbe giovare alla città più di quanto realizzato dagli attuali deputati e senatori locali.
Del resto anche la storia spezzina insegna che dopo il Palazzo Civico esiste una continuità politica nazionale. Aldo Giacchè, sindaco della Spezia tra gli anni Settanta e Ottanta, dopo l’esperienza amministrativa approdò in Senato per due legislature. Un percorso usuale e anche naturale nella politica italiana, dove molti sindaci, come ad esempio Renzi, Nardella, Decaro, Gori ecc. hanno trasformato il consenso locale in rappresentanza parlamentare nazionale o europea.
Comunque il punto vero non riguarda La Spezia e Peracchini. Bensì il valore istituzionale del limite dei mandati. Esso non esiste per penalizzare gli amministratori bravi e popolari che meriterebbero di proseguire il loro lavoro, ma per impedire che il potere locale si trasformi in un sistema personale permanente. Perché in molti territori italiani — soprattutto dove la politica si intreccia da decenni con reti di consenso opache — la permanenza troppo lunga della stessa persona al potere rischia di favorire clientelismo, fedeltà costruite sulla dipendenza politica, centri di pressione difficili da scalfire e, nei casi peggiori, fenomeni corruttivi. Ed è proprio per evitare queste degenerazioni che il limite di 2 mandati va mantenuto e non modificato.
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