
Un viaggio sensuale e mitologico tra eros e poesia: “Come uno stanco mito” di Maurizio Gregorini.
Non so se abbiate letto l’ultimo libro di poesia di Maurizio Gregorini “Come uno stanco mito”. Io l’ho fatto ed è stata una lettura che mi ha preso completamente, quasi fosse stato un romanzo di cui volevo leggere la fine. Eros, ironia, malinconia si tengono in queste pagine in un connubio strettissimo.
È la storia di una passione rovente consumata, come è giusto che sia, in tempi brevi (o tali io li ho considerati) perché l’eros è alato nell’iconografia greca e questo ha un significato ben preciso: fugge via velocemente così come si è manifestato. Ed in questo libro c’è tanto mito, tanti riferimenti a personaggi femminili che dell’amore sono stati bersaglio: Didone, Arianna, Era, Andromeda, Dafne e altre eroine ancora. E poi ci sono Eros e Dioniso, rappresentazione mitica di quel desiderio inesausto che ci spinge tra le braccia dell’amato o dell’amata e che si consuma come un fuoco che alla fine non lascia che cenere. Ma prima della cenere c’è stato tutto quello che ci ha fatto vivere, perché l’amore in ogni sua forma è carburante per l’esistenza. Ed Eros dell’amore è un figlio, forse il più sregolato e bizzarro, ma quello di cui la vita stessa si nutre, obbligando gli esseri umani e gli animali a cercarsi, a congiungersi tanto strettamente da diventare un tutt’uno.
Il coraggio del canzoniere d’amore, oltre ogni pudore
Questo e molto altro è ciò che troverete in questo snello libro di poesia (70 pagine) pubblicato dalla casa editrice L’Oceano e la Luna (Prevosto Editore) nella collana di poesia curata dal grande poeta Giuseppe Conte che scrive, fra l’altro:
“Le ragioni del fascino assoluto di questo libro di Maurizio Gregorini sono molteplici. Prima di tutto è un canzoniere d’amore, scoperto, aperto, dichiarato, fremente, lontano da ogni timida sordina e da ogni pudore di tanta poesia tardonovecentesca. ‘Voglio la belva di Eros’ – scrive l’autore – e canta dell’amore nudità, odori, la frenesia senza risparmiare i dettagli più scabrosi.”
Ci vuole coraggio a scrivere poesie erotiche, diciamoci la verità, benché il genere abbia raggiunto nei secoli vette altissime e sono pochissimi i poeti che nel ‘900 ci si sono provati. Uno di questi è Sebastiano Grasso, già giornalista del Corriere della Sera e Presidente del Pen Club Italia. Certo, una cosa è parlare di luna e di stelle, di carezze e di baci, di strazi d’amore; un’altra è affrontare in poesia i reali tormenti della carne, che nulla ha di “poetico” in senso stretto.
Ma Maurizio Gregorini, al quale nel 2025 abbiamo assegnato a Genova la sezione Ligure Apuana per la Poesia del Premio Montale Fuori di casa, lo ha fatto perché di coraggio ne ha. E non solo nella sua vita ma anche sul ring. Già, perché quest’uomo che ama il viaggio, la poesia, la pittura, la cultura in generale e che è pure bello (non è una colpa), tra le sue passioni annovera anche la boxe e non teme qualche colpo di troppo; del resto chi vuole vivere davvero i colpi deve metterli in conto, se non vuole restare spettatore tutta la vita.

Tra i versi dell’opera: l’inizio della storia
Ora che vi ho incuriosito ripercorriamo insieme qualche pagina di quella passione che nel libro diventerà poi “uno stanco mito”. Colgo solo qualche verso (e tra quelli che sicuramente non incorrono nella censura) per portarvi a conoscere questo libro. Ecco, qui siamo all’inizio della storia d’amore:
Tu eri marmo azzurro
piccole vene scure
tracciavano la tua pelle
caldi fiumi di promesse
e vasti desideri insieme
Dei lenti veli d’Arianna
t’adornasti astuta
e come Dioniso io
m’innamorai di te
all’istante…………
Dalla frenesia dei primi incontri all’Eros indifeso

Poi la frenesia della prima e le sensazioni della seconda volta:
la prima volta è stata frenesia
di luci e di sorprese
calde sorprese
ordalia di stelle al collasso
crena nella schiena fustigata dal
pudore
osceno quel pudore
La seconda volta di riconoscimento si è
trattato
navigazione su zattere di piacere
modulato
piacere musicato
piacere verseggiato
tentativi di abbandono autentico,
intagliato
d’ebano
ebano intagliato…...
Poi porte aperte per Eros: Gregorini riesce a farci entrare con lui dentro il ring della passione:
Così
aperta sul letto e indifesa
sei il mio fiore carnivoro
sei la mia parte offesa
sei la mia fosca ninfa.
L’inizio della fine: il gioco a perdere chiamato Amore

Ed ecco l’inizio della fine:
I due corpi nello specchio
che si amano
non sono i nostri
e noi non siamo più noi
oggi siamo eco di loro
……………………………..
È forse l’incipit del nostro exitus?
È il mito che va in pezzi?
Vado velocemente alla fine, scusandomi con l’autore per la semplificazione delle mille sfumature dei sentimenti che il libro offre:
Finita
da dire molto non resta
se non che ci impegnammo
a fondo e con passione
in questo gioco a perdere
chiamato in gergo
“Amore”
By Adriana Beverini
Chi è Maurizio Gregorini: Nato a Genova il 19/08/1959, è regista, scrittore, organizzatore culturale. Ha fondato e diretto per 18 anni la Scuola D’Arte Cinematografica di Genova . Ha fondato e diretto per 5 anni il centro polivalente per il cinema e la fotografia Lebowski. Ha fondato e diretto per due anni il magazine culturale on line “Il Culturista” Ha pubblicato 6 raccolte di poesia, un romanzo, un libro di fotografia e un saggio su Martin Scorsese. Ad oggi ha diretto come regista circa 100 filmati (videoclip, spot, documentari), in veste di sceneggiatore ha scritto le “bibbie” di due fiction TV e alcuni corti/filmati di videoarte, diretto le esterne di svariati programmi TV nazionali per Mediaset e ha conseguito alcuni premi in merito. Dal 2018 al 2024 è stato Cultural manager del Comune di Genova. E’ stato ideatore, curatore e direttore artistico di numerose e importanti mostre d’arte e festival Internazionali. Scrive di street art per il rotocalco nazionale Exibart. Nel 2025 gli è stato assegnato il Premio Montale Fuori di Casa Sez. Ligure Apuana per la Poesia
(Riproduzione Riservata)

