Il dipinto ritrovato
Dal 27 giugno al 20 agosto la mostra “Il dipinto ritrovato” riporta alla luce un’opera attribuita a Hendrick Van Cleve III e ricostruisce l’evoluzione dell’iconografia lericina attraverso dipinti, stampe, incisioni e volumi antichi provenienti da collezioni pubbliche e private.,
Un dipinto creduto perduto per secoli, riemerso quasi per caso in un’asta internazionale, diventa il punto di partenza per raccontare la storia di un territorio e dell’immagine che il mondo ha costruito intorno ad esso. Nasce così “Il dipinto ritrovato. Lerici e il suo castello nei secoli, attraverso l’iconografia artistica“, la mostra che dal 27 giugno al 20 agosto trasformerà il Castello San Giorgio in un viaggio attraverso cinque secoli di arte, memoria e rappresentazione del borgo.
L’esposizione, ideata da Roberto Besana, curata da Simone Vallerini con il contributo critico di Marzia Ratti e promossa dal Comune di Lerici, prende forma attorno a un’opera attribuita al pittore fiammingo Hendrick Van Cleve III, artista del Cinquecento al quale gli studiosi fanno risalire l’origine delle più antiche rappresentazioni artistiche di Lerici e del suo castello.
«Quando ho saputo del ritrovamento di quest’opera – racconta Besana – ho immediatamente intuito che poteva diventare il nucleo attorno al quale sviluppare una storia più ampia. Non soltanto un quadro ritrovato, ma il racconto di come Lerici sia entrata nell’immaginario europeo attraverso le immagini e l’arte».
Il dipinto, ritenuto disperso per lungo tempo e recentemente riemerso sul mercato antiquario internazionale, sarà esposto per la prima volta al pubblico grazie alla disponibilità del suo attuale proprietario. Secondo gli studi più recenti, proprio da un disegno di Van Cleve deriverebbero infatti le matrici iconografiche delle più antiche stampe che raffigurano il borgo e il castello.
Ma la mostra non si limita a presentare una scoperta eccezionale. Attorno a quel dipinto si sviluppa un percorso espositivo particolarmente ricco, composto da oltre sessanta opere tra dipinti, stampe, incisioni e libri antichi, probabilmente il più ampio mai dedicato all’iconografia di Lerici.
«L’idea era quella di accompagnare il visitatore in un viaggio visivo – spiega Besana – per comprendere come l’Italia e i suoi paesaggi siano diventati nei secoli oggetto di desiderio e di rappresentazione per viaggiatori, collezionisti e artisti europei. Lerici è parte di questa storia e la mostra prova a raccontarla attraverso le opere».
Un percorso in due sezioni

L’allestimento si sviluppa attraverso due grandi nuclei espositivi.
La prima sezione è dedicata al dipinto ritrovato e alla sua eredità iconografica. Accanto all’opera attribuita a Van Cleve saranno esposte stampe, incisioni e volumi antichi che, nell’arco di oltre due secoli, hanno ripreso e reinterpretato quella stessa veduta, diffondendola in tutta Europa.
Il percorso permette di osservare come un’unica immagine sia stata progressivamente trasformata da incisori, editori e artisti che hanno aggiunto dettagli paesaggistici, elementi architettonici e particolari narrativi, contribuendo a costruire la memoria visiva collettiva di Lerici.
«È affascinante vedere come una stessa immagine si trasformi nel tempo mantenendo però intatta la propria forza evocativa – osserva Besana –. Quelle stampe hanno contribuito a fissare nell’immaginario europeo il profilo del castello e del borgo, rendendolo riconoscibile ben oltre i confini del Golfo».
La seconda sezione amplia lo sguardo e racconta l’evoluzione della rappresentazione artistica lericina dal Cinquecento fino al Novecento. Oltre quaranta dipinti provenienti da collezioni pubbliche e private testimoniano il fascino esercitato dal borgo e dal suo castello su generazioni di artisti.

Tra gli autori presenti figurano Caselli, Fossati, Levi, Navarrino e Bosso, protagonisti di una narrazione che attraversa epoche e linguaggi differenti ma che mantiene costante il dialogo con uno dei paesaggi più suggestivi della Liguria.
La ricerca, il collezionismo e il lavoro curatoriale
L’idea originaria di Besana si è sviluppata grazie al contributo di Simone Vallerini e Marzia Ratti.
«Il confronto con professionisti di grande esperienza come Marzia Ratti e Simone Vallerini ha consentito di dare forma a un progetto più ampio e coerente – afferma Besana –. La condivisione delle idee porta sempre ad accrescere la conoscenza e in questo caso ha reso possibile il coinvolgimento di collezionisti e prestatori che hanno creduto nell’iniziativa».
Per Vallerini il valore della mostra risiede proprio nella possibilità di ricostruire, attraverso opere originali provenienti da raccolte pubbliche e private, la formazione di un vero e proprio modello iconografico che ha accompagnato la storia di Lerici per secoli.
Marzia Ratti evidenzia invece l’importanza culturale di una ricerca che consente di comprendere quando e come si sia consolidata l’immagine del borgo che ancora oggi riconosciamo. Una riflessione che attraversa la storia dell’arte, del viaggio e della comunicazione visiva.

Un patrimonio che resterà alla città
Uno degli aspetti più significativi dell’iniziativa riguarda la presenza di una preziosa raccolta di stampe, acqueforti e volumi antichi concessi da un collezionista privato che, oltre a partecipare alla mostra, ha scelto di donare l’intero fondo al Comune di Lerici.
Si tratta di circa trenta opere che documentano la diffusione e la trasformazione nel tempo dell’immagine del borgo e del castello.
Al termine della mostra il materiale verrà conservato presso la Biblioteca Comunale, dove sarà disponibile per studiosi, ricercatori e future iniziative culturali.
La visione del Comune

Per l’assessore alla Cultura Lisa Saisi l’esposizione rappresenta un tassello importante nel percorso di valorizzazione del patrimonio storico e identitario della comunità.
«Le immagini costruiscono il modo in cui una comunità si riconosce e si racconta nel tempo. Attraverso dipinti, stampe e incisioni possiamo leggere non soltanto la storia di Lerici, ma anche il modo in cui il borgo è stato percepito e tramandato nei secoli».
La mostra diventa così non solo un evento espositivo, ma un’occasione per riflettere sulla costruzione dell’identità di un luogo che, attraverso l’arte, è riuscito a trasformarsi da piccolo borgo marinaro in una delle immagini più riconoscibili e amate del Golfo dei Poeti.
«Mi auguro – conclude Besana – che il visitatore non trovi soltanto una successione di opere belle da vedere, ma un’occasione di conoscenza e scoperta. Le mostre devono creare curiosità e consapevolezza. In questo caso raccontano come è nato e si è conservato nel tempo il fascino di Lerici».
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