
Quando il Folk incontra Shelley: Michele Viglietti e l’eco dei versi nati nel Golfo
Passeggiando tra i sentieri di Montemarcello, un musicista spezzino scopre per caso i versi che il grande poeta romantico Percy Bysshe Shelley dedicò a Lerici. Nasce così una ballata che unisce la tradizione acustica britannica alle atmosfere del nostro mare. Vi raccontiamo la storia di un incontro inaspettato.
C’è un legame sottile, quasi magnetico, che unisce la grande letteratura internazionale alle acque del nostro Golfo. Un legame che spinse il commediografo Sem Benelli a battezzarlo, definitivamente, “Golfo dei Poeti”. Eppure, la memoria storica rischia a volte di farsi ripetitiva e quindi scontata. A riportarla nel flusso vivo della contemporaneità ci ha pensato Michele Viglietti, nome ben noto alla scena underground locale prima come colonna dei Made (storica band mod rock e britpop attiva per vent’anni) e poi con il progetto acustico Hop and Glory.
Oggi, nella sua veste solista, assistito dalla voce della moglie Marta Ragnoli e sotto l’egida della micro-etichetta indipendente Magra Records, Viglietti ha compiuto un piccolo miracolo di artigianato musicale: ha preso i versi di Percy Bysshe Shelley, scritti proprio nel Lericino e li ha trasformati in una splendida ballata folk-psichedelica disponibile sulle piattaforme di streaming.
Lo abbiamo intervistato per farci raccontare come la poesia ottocentesca abbia il potere e il fascino di trasformarsi, ancora oggi, in una canzone pop contemporanea.
L’Intervista: “Ho letto quei versi a Montemarcello e ho sentito subito la musica”
Michele, come è nata la canzone? Perché proprio Shelley?
«Mi piacerebbe dire che sono da sempre un estimatore di Percy Bysshe Shelley e, magari, un esperto del romanticismo inglese. In realtà la canzone nasce in modo assolutamente casuale. Un pomeriggio di qualche mese fa ero a passeggiare con mia moglie sulle alture di Lerici, sul sentiero che dal paese porta allo stupendo belvedere sul golfo e le isole. In quel luogo è stato realizzato un percorso letterario (leggi qui), lungo il quale vi sono dei libri aperti in pietra con incisi versi poetici scelti dalla curatrice Carla Sanguineti e in qualche modo legati al territorio. È lì che ho letto per la prima volta un brano estratto da “Lines Written in the Bay of Lerici”.
Mi ha immediatamente colpito la sua intrinseca musicalità: quell’alternanza di rime mi suonava in testa come una tipica ballata della musica folk della tradizione britannica ed irlandese che tanto amo, e alla quale è fortemente ispirata gran parte della mia produzione musicale. Ho fotografato il cartello e mi sono ripromesso di cercare il testo integrale per lavorarci su. Ho pensato che fosse interessante che un musicista nato e cresciuto nel Golfo dei Poeti omaggiasse un grande autore così fortemente ispirato dalla bellezza dei nostri luoghi, cercando di interagire con un suo testo.»
Il testo del brano è fedele all’originale di Shelley?
«Assolutamente sì, non ho mai pensato di cambiare alcunché. Sono parole stupende ed intrinsecamente musicali. Quando infine ho reperito in rete il testo integrale, mi sono ancor più reso conto di avere davanti una bellissimo testo praticamente bello e pronto per essere musicato. Naturalmente poi, approfondendo la conoscenza dell’opera, sono stato affascinato anche dal significato e dall’atmosfera della stessa: lo straziante dolore della perdita contrapposto alla dolcezza del paesaggio lericino, e la bellezza e potenza di certe sue immagini e metafore.»
Quali sono stati i criteri con cui l’hai musicata?
«Come ho detto, l’opera di Shelley aveva già sostanzialmente un suo ritmo ben definito. Si trattava solo di trovare una melodia che potesse adattarsi alle atmosfere evocate nel testo. Nel farlo, ho cercato di legarmi alla tradizione del folk britannico citando però, con il discreto inserimento di strumenti elettrici, anche quello venato di psichedelia di fine an
Shelley
ni Sessanta e inizio anni Settanta di gruppi come Steeleye Span, Trees, Pentangle e Fairport Convention, che tanto apprezzo.»
🎧 Ascolta “Lines Written in the Bay of Lerici” di Michele Viglietti
Il brano è disponibile su tutte le principali piattaforme di streaming digitale. Potete ascoltarlo direttamente ai seguenti link insieme a molta parde della produzione musicale Magra Records di Michele Viglietti :
Ascolta su Spotify: [clicca qui]
Ascolta su YouTube Music: [Clicca qui]
Il Testo e la Traduzione
Per permettere ai lettori di Spezia Mirror di apprezzare appieno l’interazione tra la metrica originale di Shelley e la veste musicale tessuta da Michele Viglietti, vi proponiamo il testo originale a fronte con la splendida traduzione italiana di Flavio Ferraro.
| Lines Written in the Bay of Lerici(Original Text by P. B. Shelley) | Versi scritti nel Golfo di Lerici(Traduzione di Flavio Ferraro) |
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She left me at the silent time
When the moon had ceas’d to climb
The azure path of Heaven’s steep,
And like an albatross asleep,
Balanc’d on her wings of light,
Hover’d in the purple night,
Ere she sought her ocean nest
In the chambers of the West. |
Lei mi lasciò nell’ora silenziosa
quando la luna smette di ascendere
l’azzurro sentiero del cielo scosceso,
e come un albatro addormentato,
in equilibrio sulle sue ali di luce,
ondeggiava nella notte purpurea
prima di cercare il suo nido d’oceano
nelle dimore dell’ovest. |
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She left me, and I stay’d alone
Thinking over every tone
Which, though silent to the ear,
The enchanted heart could hear,
Like notes which die when born, but still
Haunt the echoes of the hill;
And feeling ever—oh, too much!—
The soft vibration of her touch,
As if her gentle hand, even now,
Lightly trembled on my brow; |
Lei mi lasciò, ed io rimasi solo
a pensare ad ogni melodia
che, sebbene silenziosa all’orecchio,
il cuore incantato poteva udire,
come note che muoiono appena nate,
ma ancora dimorano negli echi della collina;
e ancora sentivo – oh troppo forte! –
il tenero vibrare del suo tocco,
come se la sua mano delicata, anche ora,
lievemente tremasse sulla mia fronte; |
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And thus, although she absent were,
Memory gave me all of her
That even Fancy dares to claim:
Her presence had made weak and tame
All passions, and I lived alone
In the time which is our own;
The past and future were forgot,
As they had been, and would be, not. |
e così, benché fosse assente,
la memoria di lei tutto mi donava
quanto nemmeno la fantasia osa pretendere;
debole e docile la sua presenza aveva reso
ogni passione, ed io rimasi solo
nel tempo ch’era il nostro;
dimenticati erano passato e futuro,
come mai fossero stati, né dovessero essere. |
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But soon, the guardian angel gone,
The daemon reassum’d his throne
In my faint heart. I dare not speak
My thoughts, but thus disturb’d and weak
I sat and saw the vessels glide
Over the ocean bright and wide,
Like spirit-winged chariots sent
O’er some serenest element
For ministrations strange and far,
As if to some Elysian star
Sailed for drink to medicine
Such sweet and bitter pain as mine. |
Ma subito, scomparso l’angelo guardiano,
il demone riprese il suo trono
nel mio fragile cuore. Io non oso esprimere
i miei pensieri, ma così turbato e debole
mi sedetti e vidi le navi scivolare
sull’oceano vasto e splendente,
simili a carri dalle ali di spirito, inviati
sul più sereno elemento
per arcani e lontani sacerdozi;
come se navigassero verso qualche elisia stella,
in cerca di una pozione
per un dolore amaro e dolce come il mio. |
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And the wind that wing’d their flight
From the land came fresh and light,
And the scent of winged flowers,
And the coolness of the hours
Of dew, and sweet warmth left by day,
Were scatter’d o’er the twinkling bay.
And the fisher with his lamp
And spear about the low rocks damp
Crept, and struck the fish which came
To worship the delusive flame.
Too happy they, whose pleasure sought
Extinguishes all sense and thought
Of the regret that pleasure leaves,
Destroying life alone, not peace! |
E il vento che ali donava al loro volo
fresco e lieve giungeva dalla terra,
e il profumo dei fiori alati,
e la freschezza delle ore
di rugiada, e il dolce tepore lasciato dal giorno,
si spandevano sul golfo scintillante.
E il pescatore con la sua lanterna
e l’arpione strisciava tra gli scogli
umidi e bassi, e trafiggeva i pesci
giunti a venerare l’ingannevole fiamma.
Troppo felici, quelli il cui appagato piacere
estingue ogni senso e il pensiero del rimorso
che il piacere lascia,
distruggendo solo la vita, non la pace! |
