È stato finalmente svelato al pubblico il “dipinto ritrovato”, l’opera attribuita al pittore fiammingo Hendrick Van Cleve III, creduta perduta per secoli e oggi protagonista della mostra allestita nelle sale del Castello San Giorgio. Ma basta iniziare il percorso espositivo per comprendere che l’esposizione inaugurata a Lerici offre molto più della straordinaria scoperta di un dipinto.
Sindaco Marco Russo
“Il dipinto ritrovato. Lerici e il suo castello nei secoli, tra dipinti e stampe dal Cinquecento al Novecento” è infatti un viaggio nella costruzione dell’immagine di Lerici, un percorso che racconta come il borgo, il suo castello e il Golfo abbiano ispirato artisti, incisori e viaggiatori per oltre cinque secoli, fino a diventare una delle vedute più rappresentate e riconoscibili del Mediterraneo.
Alla cerimonia inaugurale hanno partecipato il neo sindaco Marco Russo, l’assessore alla Cultura Lisa Saisi, il curatore Simone Vallerini, la storica dell’arte Marzia Ratti, numerosi collezionisti, prestatori e appassionati.
L’ideatore della mostra, Roberto Besana, non ha purtroppo potuto essere presente a causa di un banale incidente. La sua assenza è stata però colmata dalle parole di tutti gli intervenuti, che ne hanno più volte sottolineato il ruolo determinante nel trasformare il ritrovamento del dipinto in un progetto culturale di grande respiro. Dal sindaco Russo a Simone Vallerini, fino a Marzia Ratti, tutti hanno voluto ringraziarlo per la passione, la tenacia e la capacità di coinvolgere studiosi, collezionisti e istituzioni nella realizzazione di quella che è stata definita una delle più importanti iniziative culturali degli ultimi anni a Lerici.
Assessore Saisi
Il sindaco: “Le immagini costruiscono la memoria di una comunità”
Nel suo intervento il neo sindaco Marco Russo ha sottolineato il valore culturale della mostra.
«Le immagini non si limitano a rappresentare un luogo, ma contribuiscono a costruirne l’identità, il mito e la memoria collettiva. “Il dipinto ritrovato” racconta proprio questo straordinario viaggio iconografico di Lerici: un percorso lungo cinque secoli che prende avvio dalla più antica immagine conosciuta del nostro borgo e si sviluppa attraverso dipinti, incisioni, litografie e vedute che ne hanno diffuso il fascino nel mondo.
Questa mostra rappresenta un omaggio alla nostra comunità e alla sua straordinaria iconografia, custodita e ricostruita grazie all’appassionato e rigoroso lavoro dei curatori che hanno saputo scovare, riunire e valorizzare un patrimonio di eccezionale importanza storica e culturale.»
Dall’idea di Besana al progetto espositivo
Curatore Simone Vallerini
È stato quindi il curatore Simone Vallerini a ripercorrere la nascita della mostra, ricordando come tutto abbia preso forma dall’intuizione di Roberto Besana e dal ritrovamento dell’opera attribuita a Van Cleve III.
«Le sollecitazioni di Roberto Besana e di alcuni amici antiquari mi hanno portato ad approfondire tutto ciò che esisteva sull’iconografia di Lerici. La fortuna ha voluto che il collezionista Massimiliano Vecchi avesse raccolto circa trenta stampe dedicate alla storia di Lerici e fosse intenzionato a donarle al Comune. Da quel momento il progetto ha preso corpo.»
Attorno a quel prezioso nucleo documentario si è sviluppata una mostra che raccoglie oltre sessanta opere tra stampe, incisioni e dipinti provenienti da collezioni pubbliche e private.
Vallerini ha voluto ricordare anche il contributo determinante dei numerosi prestatori e dei collezionisti che hanno reso possibile l’esposizione, ringraziando in particolare Marzia Ratti per i testi critici e il Comune di Lerici e tutto il personale preposto per il sostegno offerto durante tutta la fase organizzativa.
Roberto Besana
Tra gli artisti presenti figurano tre gli altri Caselli, Fossati, Navarrino, Pruno, Del Santo, Paoletti, Aprigliano, Lupo, Primi e Uberto Bonetti autore di AereoFuturista, ciascuno interprete, con linguaggi differenti, della straordinaria bellezza del Golfo lericino.
Marzia Ratti: la storia di un’immagine che attraversa i secoli
Nel suo intervento Marzia Ratti ha accompagnato il pubblico in un excursus storico che ha mostrato come l’immagine di Lerici si sia progressivamente consolidata attraverso la produzione di stampe, incisioni e dipinti derivati dall’antica veduta attribuita a Van Cleve III.
Una ricostruzione rigorosa che trova ulteriore approfondimento nel prezioso catalogo pubblicato da Topffer Edizioni, destinato a diventare uno strumento di riferimento per chi desidera conoscere l’evoluzione dell’iconografia lericina.
L’omaggio a Massimiliano Vecchi
Sindaco Russo e Massimiliano Vecchi
Uno dei momenti più emozionanti della cerimonia è stato quello dedicato a Massimiliano Vecchi, il collezionista di Reggio Emilia che ha scelto di donare alla comunità lericina la propria raccolta di antiche stampe, incisioni e volumi dedicati al borgo e al suo castello.
A suggellare questo gesto di autentico mecenatismo è stato il sindaco Marco Russo, che gli ha consegnato una targa del Comune di Lerici quale segno di riconoscenza per una donazione destinata ad arricchire in modo permanente il patrimonio culturale cittadino.
Visibilmente emozionato, Vecchi ha spiegato le ragioni della sua scelta.
«Quando il legame fra collezionista e raccolta cresce e si consolida, quest’ultima diventa parte di sé. Ho deciso di donare la mia collezione di antiche vedute di Lerici, del suo Golfo e del suo castello alla comunità lericina perché possa diventare patrimonio pubblico, essere studiata e conservata. È anche un gesto di amicizia verso un territorio che da molti anni ospita la mia famiglia.»
Marzia Ratti
La visita di SpeziaMirror
Dopo aver raccontato nei giorni scorsi la nascita del progetto, SpeziaMirror può oggi consigliare la visita della mostra senza alcuna esitazione. Il dipinto ritrovato rappresenta certamente il cuore dell’esposizione, ma è il percorso complessivo a sorprendere. Nelle due sale si comprende come il castello e il Golfo di Lerici abbiano continuato nei secoli a esercitare un fascino inesauribile su artisti provenienti da epoche e sensibilità diverse.
Carlo Caselli
Le numerose opere di Giuseppe Caselli testimoniano il forte legame del pittore con questo paesaggio, ma colpiscono anche le vedute di Agostino Fossati, la forza espressiva del dipinto di Ercole Aprigliano che raffigura la Caletta e le interpretazioni degli altri artisti presenti, ciascuno capace di restituire una visione personale dello stesso luogo. Unico appunto se ci è consentito è la mancanza di almeno un’opera di Carlo Caselli, un pittore omonimo del più celebre Giuseppe (forse nipote) che per molti anni ha gestito uno studio in Calata e, la Lerici degli anni 80 e 90, l’ha rappresentata in tutti i modi. Ci permettiamo quindi di inserire una sua opera in questo nostro contributo.
La mostra offre inoltre un’esperienza difficilmente replicabile altrove. Terminato il percorso espositivo, basta raggiungere le terrazze del Castello San Giorgio per ritrovare davanti agli occhi quel panorama che, dal Cinquecento fino a oggi, continua a ispirare pittori, incisori, fotografi e semplici visitatori.
È forse questo il messaggio più bello dell’esposizione: il “dipinto ritrovato” non rappresenta soltanto una scoperta artistica, ma il punto di partenza di una storia mai interrotta. Ancora oggi il Golfo di Lerici continua a essere osservato, fotografato e dipinto con lo stesso stupore di cinque secoli fa.