Il Parco delle Clarisse torna a splendere: un nuovo spazio per la città
La Spezia, 29 gennaio 2025 – Il Parco delle Clarisse è stato ufficialmente inaugurato questa mattina dal Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini, alla presenza dell’Assessore ai Lavori Pubblici Pietro Antonio Cimino, dell’Assessore Regionale Giacomo Raul Giampedrone e dell’architetto Anna Ciurlo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Genova e della Spezia. Un intervento di recupero fortemente voluto dall’Amministrazione, che ha restituito alla città i resti dell’ex Convento delle Clarisse e della Chiesa di Santa Cecilia, trasformandoli in un’area dedicata alla socialità, alla cultura e al benessere.
Il sindaco Peracchini ha sottolineato l’importanza di questo progetto nell’ambito del più ampio piano “La Spezia Forte”, che mira a riportare alla luce luoghi storici dimenticati. “Questo parco, immerso nella storia tra il Castello San Giorgio e il Rifugio Antiaereo Quintino Sella, racconta la storia della nostra città dalla fine del Sedicesimo secolo fino alla Seconda Guerra Mondiale. Grazie a questa amministrazione, è stato recuperato e valorizzato, restituendo alla cittadinanza un prezioso spazio per il tempo libero, dove poter leggere un libro, godersi uno spettacolo dal vivo o semplicemente rilassarsi all’aperto” ha dichiarato il primo cittadino.
L’area della Chiesa di Santa Cecilia e dell’Ex Convento delle Clarisse era stata gravemente danneggiata dai bombardamenti del 1943. Con il nuovo intervento sono stati messi in sicurezza e valorizzati i resti del complesso, permettendo la creazione di un “museo a cielo aperto” che consente l’esposizione di opere fino a oggi custodite nei depositi, contribuendo a raccontare la storia della città in un percorso diffuso tra i suoi siti più significativi.
L’assessore regionale Giampedrone ha evidenziato il contributo determinante della Regione Liguria, che tra il 2019 e il 2021 ha stanziato oltre 1,5 milioni di euro per la valorizzazione del Parco delle Clarisse nell’ambito del progetto “Spezia Forte”. “Abbiamo investito complessivamente oltre 5 milioni di euro per recuperare luoghi di grande valore storico, come il Parco delle Mura, il Parco della Rimembranza e la galleria Quintino Sella, restituendo agli spezzini spazi unici e arricchendo l’offerta turistica della città” ha dichiarato l’assessore.
Il restauro del Parco delle Clarisse ha riguardato tre aree principali: il sito dell’ex convento, il rifugio antiaereo sotterraneo e l’uscita del rifugio nei pressi della Chiesa dei Santi Giovanni e Agostino. Sono stati consolidati e restaurati i muri, realizzata un’illuminazione scenografica e migliorata l’accessibilità con percorsi interni rifatti con materiali naturali e drenanti. Un’uscita di sicurezza collega ora il parco all’ascensore del Castello San Giorgio, rendendo l’area idonea anche per eventi pubblici.
Il progetto di recupero ha richiesto un investimento di 800mila euro, finanziato per 665mila euro dal Fondo Strategico Regionale e per 135mila euro dal Comune della Spezia. Con questa riqualificazione, il Parco delle Clarisse si unisce agli altri spazi storici già recuperati nell’ambito del progetto “La Spezia Forte”, contribuendo a riscoprire e valorizzare il patrimonio culturale cittadino.
Cenni storici
L’area oggetto di progettazione dell’ex Convento delle Clarisse e della Chiesa di Santa Cecilia si presentava all’inizio dei lavori in stato di rudere. Pur non essendo del tutto accessibile, era possibile individuare la traccia dei corpi di fabbrica e di parte degli spazi di servizio all’attività conventuale.
Il complesso è limitato a sud-est e a sud-ovest dalle murature dei corpi di fabbrica relativi alla Chiesa e ai locali di servizio, a nord-ovest dal sistema di risalita cittadino (ascensore di San Giorgio) e a nord-est dalla scalinata che porta al Castello di San Giorgio. Il convento delle Clarisse fu fondato nel 1593, anno di posa delle prime pietre, sulla collina del Poggio, al di sotto del Castello di san Giorgio e luogo privilegiato della città nonché parte del primo insediamento del nucleo urbano della Spezia.
Nel 1648, in seguito a varie operazioni immobiliari e a cospicue donazioni, i lavori furono completati e il monastero entrò in opera. Quasi un secolo dopo, nel 1729, la Chiesa adiacente venne dedicata a S. Cecilia, ma in seguito all’avanzata e alla successiva conquista napoleonica, il monastero (come molti altri sul territorio italiano) venne soppresso sul finire del Settecento.

Il complesso architetonico fu convertito dapprima in scuola e poi, nella seconda metà dell’Ottocento, in ricovero per anziani. Intorno al 1885, fu, infine, trasformato in Lazzaretto. Destino migliore, a livello funzionale, lo ebbe alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale quando, il governo cittadino, decise di convertire il corpo di fabbrica in Museo Civico atto ad ospitare reperti, tra gli altri, di epoca romana. Il Museo ebbe vita breve: come molte zone della Città, subì pesanti bombardamenti nel 1943.
Dopo che, a fine guerra, il Genio Civile mise in sicurezza l’area attuando operazioni di bonifica e demolendo parti del manufatto architettonico ancora rimaste in piedi, ma ritenute pericolanti, l’abbandono del sito diventa sempre più evidente tanto che nella Chiesa vi fu un accumulo di più di 3 metri di detriti e di terra.
Tra gli anni ’70 e ‘80 il sito venne ceduto come deposito alla nettezza urbana: ai muri rimasti intatti vennero addossati setti in mattoni forati e nel chiostro vennero collocati alcuni prefabbricati, oltre che l’inserimento di infrastrutture elettriche e telefoniche. Il degrado dei manufatti è, quindi progredito, dando luogo a situazioni che destano preoccupazione in relazione alla conservazione di un luogo di grande valore documentale relativamente alla storia cittadina (si rinvia alla relazione storica allegata per una più compiuta disamina delle vicissitudini storico-costruttive).
(Riproduzione riservata)

L’area oggetto di progettazione dell’ex Convento delle Clarisse e della Chiesa di Santa Cecilia si presentava all’inizio dei lavori in stato di rudere. Pur non essendo del tutto accessibile, era possibile individuare la traccia dei corpi di fabbrica e di parte degli spazi di servizio all’attività conventuale.