Dalla risposta enigmatica all’annuncio del Nobel al dialogo con i grandi autori dell’antichità: un viaggio nella poesia di Anne Carson, tra suoni, mito e sperimentazione letteraria.
Anne Carson ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura 2026 «per la sua opera audace e creativa che, in un dialogo giocoso con la tradizione classica, ha dato vita a nuove forme per la letteratura contemporanea».
Quando ha ricevuto al telefono la notizia dalla segretaria permanente dell’Accademia di Svezia ha risposto enigmaticamente che era felice, ma si trovava in Islanda «ad ascoltare il vento».
Credo che solo Eugenio Montale, quando fu messo a conoscenza di aver vinto il Nobel, abbia detto una frase altrettanto interessante ai giornalisti presenti nella sua casa: «Mi viene un dubbio: nella vita trionfano gli imbecilli. Lo sono anch’io?»
Se il pensiero di Montale è facile da decodificare, chissà cosa avrà voluto dire la Carson con quella frase: «Sono in Islanda ad ascoltare il vento».
Il suono come chiave di lettura della sua poesia
Forse, per avvicinarci a una pur minima comprensione del suo pensiero, è bene ricordare che è proprio con due immagini di suono che si apre e si chiude Vetro, ironia e Dio, una delle sue più importanti raccolte poetiche, originariamente pubblicata nel 1995 da New Directions, storica casa editrice di James Laughlin, e in Italia grazie al grande (benché piccolo) editore Crocetti, nella traduzione di Patrizio Ceccagnoli.
Il suono, infatti, è la chiave di lettura di questo testo così eterogeneo: «Nei miei sogni sento il ticchettio», così recita il primo verso.

La storia umana, ci dice Carson, è piena di suoni considerati sgradevoli, addirittura inaccettabili: voci acute, pettegolezzi, logorrea, isteria, lamenti e grida rituali. Chi li produce? Chi è il deviante o il carente rispetto all’ideale maschile di autocontrollo? Donne, eunuchi e androgini rientrano tutti in questa categoria. «Ogni suono che emettiamo è una sorta di autobiografia».
La cultura classica e il dialogo con gli antichi
Non è di facile comprensione questa settantaseienne nata a Toronto, in Canada. Tanto per cominciare, per capire qualcosa della sua poesia occorre un prerequisito: una solida cultura classica.
La grande passione di Anne Carson è infatti il greco antico, tanto che l’unica informazione biografica che talora compare sui suoi libri, in quarta di copertina, è molto spesso: «Anne Carson è nata in Canada e si guadagna da vivere insegnando il greco antico».
E allo sprovveduto che le chiese, qualche tempo fa, quale libro uscito nell’anno in corso le fosse piaciuto di più, rispose sorridendo che lei non legge libri pubblicati di recente, ma solo quelli scritti nel 500 a.C.
E non stupiamoci di tale risposta, perché quello che c’era da capire e da trasmettere lo hanno già fatto, proprio secoli e secoli fa, autori come Sofocle, Euripide, Eschilo, poeti come Saffo, Catullo, Ovidio… e pochi altri.
E la Carson, professoressa di lettere classiche, è proprio esperta in particolare di Saffo ed Euripide, il che significa l’immensità del pensiero.
Nel 1981 ha presentato la sua tesi di dottorato in studi classici, intitolata Odi et Amo Ergo Sum, ma nel corso della sua carriera ha affiancato alla scrittura poetica anche l’attività di traduttrice e l’insegnamento presso diverse università, e ha vinto due Griffin Poetry Prize e il Premio Principessa delle Asturie nel 2020.
Tra i suoi libri pubblicati in Italia troviamo Era una nuvola (2021) e Come l’acqua (2025), usciti entrambi per Crocetti, e Autobiografia del rosso, edito da La Nave di Teseo.
Era una nuvola (Crocetti, 2021) è una versione dell’Elena di Euripide, un «melologo» che intreccia diversi generi e lega parola e musica, antico e moderno, in cui Carson rilegge la tragedia del V secolo, dando vita a un’opera immersa nel presente.
«Oltre che essere – scrive il curatore Patrizio Ceccagnoli – una riflessione antimilitaristica sulla guerra e un possente atto d’accusa sulla condizione della donna, esattamente come nell’originale greco, […] è anche una meditazione sulle conseguenze del desiderio e della bellezza, sul rapporto tra verità e menzogna, sul tema del conflitto, sia pubblico sia privato, inteso in senso militare e al contempo sentimentale».
Per La Tartaruga è uscito il saggio romanzato La bellezza del marito nel 2022; nel 2023 nelle librerie italiane è arrivato Decreazione, nel quale la Carson esplora la decreazione di Simone Weil come disfacimento del sé e delle forme letterarie, intrecciando critica e filosofia in un caleidoscopio di dialoghi.
Per terminare questo brevissimo excursus, possiamo dire che Anne Carson, saggista e traduttrice, oltre che poetessa, ha fatto della contaminazione tra linguaggi il principio della propria ricerca.

Nei suoi libri convivono poesia e prosa, riflessione filosofica e invenzione teatrale, autobiografia e mito. La familiarità con Eschilo, Euripide, Saffo, Sofocle e Catullo si accompagna all’influenza di autori moderni come Emily Brontë, Emily Dickinson, Oscar Wilde, Kafka e Paul Celan.
Le donne del Nobel e il legame con il LericiPea
Con Anne Carson salgono così a diciannove le donne insignite del Premio Nobel per la Letteratura, a fronte di 105 uomini. Una sproporzione che racconta la lunga difficoltà incontrata dalle donne nel vedere riconosciuto il proprio contributo alla cultura. Ma la tendenza pare ormai essersi invertita.
La prima vincitrice fu la svedese Selma Lagerlöf, nel 1909. Nel 1926 il riconoscimento andò a Grazia Deledda, prima e finora unica donna italiana a riceverlo.
Tra le premiate più recenti: Olga Tokarczuk, Louise Glück, Annie Ernaux e Han Kang.
Carson è inoltre la seconda autrice canadese a ottenere il Nobel letterario dopo Alice Munro, premiata nel 2013.
Ricordiamo che Louise Glück è stata insignita del Premio LericiPea Golfo dei Poeti. Anche Anne Carson era stata presa in considerazione per il prestigioso riconoscimento, ma il progetto non si è concretizzato a causa di difficoltà varie.
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