Mer 14 Ott 2026

Sala gremita per il debutto del nuovo progetto culturale spezzino. Roberto Alinghieri guida con abilità il collega in un viaggio tra gli aneddoti del Trio, i grandi protagonisti dello spettacolo e il loro sodalizio teatrale nel segno di Gilberto Govi. Intanto prende forma il programma dei prossimi mesi.

Una sala gremita, un pubblico partecipe e due attori che, più che seguire un copione, sembravano conversare tra amici. Non poteva esserci esordio migliore per Sapri 68, il nuovo progetto culturale nato negli spazi di Sunspace, nell’ex cinema Diana alla Spezia.

Protagonisti della prima serata, lunedì 12 ottobre, Tullio Solenghi e Roberto Alinghieri, legati da una lunga frequentazione professionale e da una comune passione per il teatro.

Il dialogo, apparentemente libero e improvvisato, era in realtà sapientemente costruito. Ed è proprio qui che è emersa la bravura di Roberto Alinghieri: non un semplice intervistatore, ma un attore capace di attingere alla conoscenza del collega per innescare ricordi, sollecitare aneddoti, suggerire collegamenti e far emergere quel patrimonio di esperienze, incontri e personaggi che Solenghi ha accumulato in una lunga carriera.

Alinghieri ha saputo accompagnarlo senza mai sovrapporsi, lasciando che ogni episodio ne richiamasse un altro, che una battuta aprisse la strada a una nuova storia e che il racconto prendesse continuamente direzioni impreviste.

Ne è nato uno spettacolo nel quale aneddoti, imitazioni, barzellette e riflessioni sul mestiere dell’attore si sono alternati senza soluzione di continuità, tra le risate e gli applausi del pubblico.

Sapri 68, il progetto prende vita

Prima di lasciare il palcoscenico ai due attori, Michele Codeglia e Milo Campagni hanno ricordato il significato del progetto, nato dalla collaborazione tra otto associazioni riunite in Mesciua ETS.

L’obiettivo è fare di Sapri 68 non soltanto uno spazio per spettacoli, ma un luogo stabile di produzione culturale, incontro e partecipazione.

Il pubblico della prima serata ha rappresentato un incoraggiante segnale di interesse. Gremita la sala, compreso il settore riservato ai soci sostenitori, sui quali gli organizzatori puntano per costruire una comunità capace di accompagnare il progetto nel tempo.

Michele Codeglia

Codeglia ha ricordato la campagna di adesione: una quota di 100 euro, valida fino al 31 dicembre 2027, che consente di sostenere l’iniziativa e di usufruire di alcune opportunità, tra cui la prelazione sui posti e la partecipazione a serate dedicate.

L’appello è rivolto anche alle imprese del territorio, chiamate a considerare la cultura come un ambito nel quale investire.

Intanto il calendario dei prossimi mesi si va riempiendo di appuntamenti, confermando l’intenzione di dare continuità alla programmazione.

Da Leopardi ai carabinieri diretti verso il Sole

Poi il palco è passato a Solenghi e Alinghieri. Tra i primi ricordi, quello degli anni della scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova, frequentata da entrambi in periodi diversi.

Solenghi ha raccontato del provino d’ammissione, per il quale aveva preparato A Silvia di Giacomo Leopardi, ascoltata ripetutamente in una registrazione con la voce di Vittorio Gassman.

Tullio Solenghi

Da quel ricordo è nata un’esilarante divagazione: come avrebbe recitato Leopardi la propria poesia con l’accento di Recanati? E come sarebbe suonata se il poeta fosse nato in Veneto oppure a Genova?

Solenghi ha improvvisato le diverse versioni, trasformando uno dei testi più celebri della letteratura italiana in un piccolo esercizio di comicità.

Alinghieri ha poi svelato un’abitudine del collega, maturata proprio durante il loro lavoro teatrale: prima di andare in scena, Solenghi racconta sempre un aneddoto agli altri attori. Un rito che serve ad allentare la tensione e che, nel tempo, è diventato quasi indispensabile, tanto che gli stessi colleghi arrivano a richiedere i racconti preferiti.

Non poteva quindi mancare una delle sue barzellette più richieste, quella dei carabinieri che progettano una spedizione sul Sole. Alla domanda di un giornalista su come intendano evitare di essere inceneriti dal calore, il comandante risponde con assoluta sicurezza: «Partiamo di notte!»

Il Trio, da un incontro alla nascita di un fenomeno televisivo

Tullio Solenghi

Il racconto ha poi ripercorso la nascita del celebre Trio formato da Anna Marchesini, Massimo Lopez e Tullio Solenghi.

Un sodalizio che non nacque da un progetto costruito a tavolino, ma da incontri professionali e da una comune sensibilità per la comicità e la parodia. Solenghi ha ricordato il rapporto con Anna Marchesini e l’occasione di un programma radiofonico per Radio 2, che li portò a tornare a lavorare insieme. Marchesini, impegnata nel doppiaggio con Massimo Lopez, propose di coinvolgere anche lui. Fu l’inizio di un percorso che dalla radio sarebbe approdato alla televisione, dando vita a uno dei gruppi comici più popolari dello spettacolo italiano.

Solenghi ha ricordato anche come la parodia fosse già presente nella sua esperienza teatrale: quando recitava nei classici, amava proporne ai colleghi versioni comiche, giocando con personaggi, situazioni e linguaggi.

La bomba a teatro e il pubblico che non ci credeva

Tra i momenti più divertenti, il racconto di un episodio realmente accaduto durante uno spettacolo del Trio. Al teatro Sistina di Roma arrivò una telefonata anonima che annunciava la presenza di una bomba in platea. I carabinieri intervennero e chiesero agli attori di interrompere lo spettacolo e fare evacuare la sala.

Ma c’era un problema: il Trio aveva abituato gli spettatori a scherzi e situazioni paradossali, comprese finte interruzioni dello spettacolo. Quando Solenghi, ancora vestito da prete per uno sketch, annunciò un inconveniente tecnico e invitò tutti a uscire, il pubblico applaudì. Ci riprovarono tutti e tre. Altri applausi. Entrarono persino i carabinieri. Applausi anche per loro. A quel punto un militare annunciò esplicitamente la presenza di una bomba. E il pubblico, convinto di assistere all’ennesima trovata comica, continuò ad applaudire. La situazione si risolse soltanto quando gli attori smisero di recitare, lasciando il palcoscenico vuoto. Lentamente gli spettatori cominciarono ad abbandonare la sala.

Il sodalizio con Alinghieri e la riscoperta di Gilberto Govi

Roberto Alinghieri

Un capitolo importante della conversazione ha riguardato il rapporto professionale tra Solenghi e Alinghieri, consolidato negli anni attraverso il lavoro teatrale e, in particolare, la riproposizione delle commedie di Gilberto Govi.

Solenghi ha ricordato come l’idea iniziale fosse quella di allestire poche rappresentazioni di I manezzi pe majâ na figgia, una delle opere più celebri del grande attore genovese.

Il successo ha superato ogni previsione, trasformando quella che doveva essere un’esperienza circoscritta in un percorso teatrale di lunga durata, arrivato a sfiorare le trecento repliche.

E non soltanto in Liguria. Gli spettacoli hanno conquistato il pubblico anche a Roma, Torino e Milano, dimostrando che la comicità di Govi, pur profondamente radicata nella tradizione genovese, conserva una capacità di parlare a spettatori di territori differenti.

Il piacere di far sorridere

La conversazione ha attraversato anche altri grandi nomi dello spettacolo, da Carlo Dapporto a Woody Allen e Paolo Villaggio, tra ricordi personali e riflessioni sulle differenti forme della comicità.

Ma il momento forse più significativo è arrivato quando Alinghieri ha chiesto a Solenghi che cosa gli fosse rimasto, sul piano personale, di tanti anni trascorsi a fare ridere il pubblico.

Solenghi ha ricordato gli spettatori che gli hanno raccontato quanto gli spettacoli del Trio abbiano accompagnato momenti importanti della loro vita. Tra questi, una donna che gli aveva confidato come il padre avesse trascorso gli ultimi giorni davanti alla televisione, conservando fino alla fine il sorriso che i tre attori riuscivano a regalargli.

E per spiegare il valore della gioia nel proprio lavoro, Solenghi ha raccontato anche di un barista incontrato a Trieste, che serviva il caffè cantando e trasmettendo buonumore. Quando, poco dopo, un giornalista gli chiese chi fosse il suo idolo, rispose indicando proprio quel barista.

Per Sapri 68, un debutto che lascia ben sperare. Come ha sottolineato Michele Codeglia in chiusura la sfida, adesso, sarà quella di trasformare l’entusiasmo della prima serata in una partecipazione costante alla vita culturale della città. C’è già una nuova data: sabato 18 ottobre Coro, Coro Coro!

Leggi anche: Da Sunspace a Sapri 68: la cultura spezzina prova a fare squadra

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