Alla Fondazione Carispezia il primo evento spezzino per l’ottocentesimo anniversario della morte del Santo, promosso dal Lions Club La Spezia degli Ulivi con il Comune.
La figura di San Francesco d’Assisi continua a parlare al presente. Lo ha dimostrato l’incontro “San Francesco: il suo tempo, il nostro tempo”, svoltosi alla Fondazione Carispezia e promosso dal Lions Club International La Spezia degli Ulivi, in collaborazione con il Comune della Spezia, nell’ambito delle iniziative dedicate agli ottocento anni dalla morte del Santo.
Un appuntamento molto partecipato che ha trasformato una ricorrenza storica in un’occasione di riflessione viva sull’attualità del messaggio francescano, capace ancora oggi di interrogare una società segnata da conflitti, diseguaglianze e crisi ambientali.
Un messaggio che interpella il presente
Ad aprire i lavori è stata la presidente del Lions Club La Spezia degli Ulivi, Silvia Ferrari, che ha spiegato il senso dell’iniziativa come un vero e proprio service culturale.
«Siamo uno dei club più radicati sul territorio spezzino e nella nostra mission c’è anche la promozione della cultura. San Francesco non appartiene soltanto al passato: la sua testimonianza continua a parlare con forza al cuore delle donne e degli uomini del nostro tempo».
Ferrari ha sottolineato come la vita di San Francesco continui a “provocarci”, invitando a ripensare il nostro modo di stare al mondo: relazioni più autentiche con Dio, rapporti più fraterni con il prossimo e un legame più rispettoso con il creato, riconosciuto come dono e non come oggetto da sfruttare.

«Mette in crisi ogni ideologia del potere che giustifica dominio, violenza o indifferenza – ha spiegato – e propone invece una teologia della comunità, del servizio e della misericordia. La vera grandezza non sta nel possedere o nel comandare, ma nel donarsi e nel prendersi cura degli altri».
Prima della relazione è intervenuto il sindaco della Spezia, Pierluigi Peracchini, che ha richiamato con forza l’attualità del pensiero francescano. «San Francesco ci ha donato una visione per creare una società migliore, dove il potere non sia fine a sé stesso ma sia a servizio del bene degli altri, soprattutto dei più deboli e della natura».
Il primo cittadino ha collegato i temi di pace, ambiente e fraternità alle tensioni del presente: «Viviamo momenti in cui assistiamo a deliri di onnipotenza, a persone che pensano di decidere la vita degli altri per soddisfare il proprio egoismo. È davvero preoccupante».
Da qui l’invito a una responsabilità condivisa: «Come città dobbiamo essere testimoni di questi valori francescani, oggi più che mai. Cercare di costruire una comunità basata sulla fraternità può sembrare fuori moda, ma è fondamentale. Dare senso alla vita vuol dire essere più umani e creare il bene per sé e per il prossimo».
La lectio magistralis di Egidio Banti
La presentazione dell’evento è stata affidata a Barbara Sussi, referente del Comitato Cultura, che ha ricordato come San Francesco non possa essere confinato alla sua epoca. «Non possiamo limitarlo al suo tempo: attraverso i secoli ha contribuito a modellare la nostra identità religiosa, culturale e civile. Continua ancora oggi a parlare al cuore di molte persone, forse troppo poco rispetto ai tempi difficili che stiamo vivendo».
Sussi ha poi presentato il relatore della serata, Egidio Banti, filosofo, storico, giornalista e saggista, docente di Teologia e Letteratura all’Istituto Superiore di Scienze Religiose della Toscana Centrale che ha guidato il pubblico in un dialogo tra il tempo storico di Francesco e le sfide dell’oggi.
«L’immagine che forse più di ogni altra ci viene consegnata dalle fonti è quella di un uomo che chiede di morire nudo sulla nuda terra. È un’immagine di una potenza simbolica straordinaria, che esprime una totale spogliazione e un ritorno all’essenziale davanti al mistero della vita».

Un passaggio centrale della riflessione ha riguardato il rapporto di Francesco con la morte, da lui chiamata “Sorella Morte”. «Per Francesco la morte non è un nemico da temere, ma una sorella che ci accompagna verso l’incontro definitivo con l’Amore. Una visione luminosa, rivoluzionaria per il suo tempo e forse ancora più per il nostro, così spaventato dal limite». Una visione che, ha spiegato Banti, nasce da un lungo cammino di povertà vissuta come libertà e di amore verso ogni creatura. «La sua non è una morte subita come sconfitta, ma accolta come l’ultimo atto coerente di una vita interamente donata».
Si è così chiuso il primo evento celebrativo spezzino per l’ottocentesimo anniversario della morte di San Francesco, un incontro partecipato che ha confermato l’attualità del suo messaggio sui temi di pace, ambiente e fraternità, ancora centrali per il presente e per la comunità spezzina. Ricordiamo che Papa Leone XIV ha indetto uno speciale Anno Giubilare in commemorazione del Santo dal 10 gennaio 2026 al 10 gennaio 2027.
By Catia Cidale
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