
Capitale italiana della Cultura 2028: vince Ancona, Sarzana si ferma in finale. Ancora una volta premiato un capoluogo: resta il rammarico per la Liguria
È Ancona la città scelta come Capitale italiana della Cultura 2028. La decisione è stata annunciata dal Ministero della Cultura al termine della selezione finale tra le dieci città candidate.
Per Sarzana si chiude così un percorso che l’ha vista arrivare fino alla short list nazionale, senza però riuscire a ottenere il riconoscimento finale. Ancora una volta, la scelta è ricaduta su un capoluogo – in questo caso anche di regione – confermando una tendenza già emersa nelle precedenti edizioni.
Con la proclamazione ufficiale del Ministero della Cultura si chiude il percorso che ha visto Sarzana tra le dieci città finaliste per il titolo di Capitale italiana della Cultura 2028. Un cammino articolato, sviluppato in più fasi, che ha portato la città ligure fino all’audizione finale a Roma, dove ogni candidatura ha presentato il proprio dossier alla commissione ministeriale.
Il percorso: dalla candidatura alla short list delle dieci finaliste
La candidatura di Sarzana si è costruita nel corso degli ultimi mesi attorno al dossier “L’Impavida. Sarzana crocevia del futuro”, selezionato dal Ministero tra i dieci progetti ritenuti più solidi a livello nazionale. Un risultato significativo, considerando l’alto numero di città partecipanti e la selettività del bando, che prevede un’unica vincitrice e un finanziamento di un milione di euro destinato a sostenere il programma culturale del 2028. L’ingresso nella short list ha rappresentato una prima legittimazione del lavoro svolto dal Comune e dal comitato promotore, aprendo la strada alla fase decisiva delle audizioni.

L’audizione a Roma: la presentazione del dossier alla commissione
Il momento centrale del percorso è stato rappresentato dall’audizione al Ministero della Cultura, durante la quale una delegazione ampia e rappresentativa della città ha illustrato i contenuti del dossier e risposto alle domande della commissione. La presentazione si è inserita in un contesto altamente competitivo, con dieci città chiamate a confrontarsi non solo sulla qualità progettuale, ma anche sulla capacità di raccontare una visione culturale credibile e sostenibile. Nel corso dell’audizione, Sarzana ha puntato su un racconto corale, sottolineando il lavoro di rete costruito sul territorio e il coinvolgimento di istituzioni, associazioni e partner culturali.
I contenuti del dossier: tre assi strategici
Il progetto sarzanese si fonda su tre direttrici principali, che definiscono l’impianto culturale della candidatura:
- Esperienze del bello, con un programma diffuso di arti, mostre, festival e percorsi educativi pensati per valorizzare il patrimonio culturale e paesaggistico;
- Made in Italy – Laboratorio Sarzana, che propone la cultura come leva di sviluppo economico, con attenzione all’artigianato, all’enogastronomia e alle microimprese locali;
- La città che cura, orientata al benessere, all’inclusione sociale e alla rigenerazione urbana, anche attraverso il recupero e la valorizzazione delle reti territoriali come la Via Francigena e il fiume Magra.
Un impianto che mira a superare l’idea di cultura come evento isolato, per trasformarla in infrastruttura stabile di sviluppo.
Un progetto corale: territorio, istituzioni e audiovisivo
Uno degli elementi distintivi della candidatura è stato il forte coinvolgimento del territorio. Il dossier ha infatti messo in rete 25 Comuni, oltre 80 istituzioni culturali e più di 200 realtà locali, costruendo un sistema ampio e articolato.
A questo si aggiunge il contributo di partner di rilievo regionale e nazionale, tra cui la Fondazione Palazzo Ducale, il Teatro Nazionale di Genova e il Teatro Carlo Felice, con l’obiettivo di decentralizzare produzioni e iniziative culturali. Durante l’audizione è stato inoltre presentato un video realizzato con il supporto della Genova Liguria Film Commission, che ha utilizzato il linguaggio audiovisivo per tradurre l’identità storica della città in una narrazione contemporanea.

Tra identità e futuro: dal Papa umanista ai “Piccoli Impavidi”
Il racconto della candidatura ha tenuto insieme passato e prospettive future. Un riferimento simbolico è stato quello a Tommaso Parentucelli, papa Niccolò V, figura centrale nella storia culturale occidentale e legata alle origini sarzanesi. Allo stesso tempo, il progetto ha guardato alle nuove generazioni: a chiudere l’audizione sono stati i contributi dei “Piccoli Impavidi”, con lavori realizzati da bambini, a sottolineare come il dossier sia orientato a costruire un’eredità culturale duratura.
Una città che ha risposto in modo compatto

Al di là dell’esito finale, uno degli elementi più evidenti del percorso è stata la risposta della città. La candidatura ha infatti registrato un coinvolgimento diffuso, con la partecipazione attiva di associazioni, istituzioni e cittadini. Un aspetto che distingue il progetto sarzanese nel panorama nazionale, dove non tutte le candidature sono riuscite a costruire un livello di condivisione così ampio.
Una competizione aperta fino all’ultimo
Il confronto con le altre città finaliste si è giocato su elementi diversi: qualità del dossier, capacità di fare rete, visione strategica e sostenibilità dei progetti. In questo contesto, Sarzana si è presentata come una città media capace di pensare in grande, puntando su un modello territoriale inclusivo e su una visione culturale integrata. La decisione finale della commissione chiude ora un percorso intenso, che ha comunque lasciato sul territorio una base progettuale e relazionale destinata a proseguire nel tempo.
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Un progetto corale: territorio, istituzioni e audiovisivo