Ricordate la famosa frase pronunciata dal personaggio interpretato da Humphrey Bogart nel film “L’ultima minaccia”, di Richard Brooks con la quale si conclude il film “L’ultima minaccia” (Deadline – U.S.A., 1952)” ? “È la stampa, bellezza, la stampa. E tu non ci puoi fare niente… niente” ? Mi è tornata in mente ieri sera 28 giugno in Sala Dante quando il segretario Generale della Provincia della Spezia dottoressa Paola Michelini, finito di contare le schede con le quali i 66 spezzini ( e zone limitrofe) che fanno parte della Giuria Popolare del Premio LericiPea si erano appena espressi sui tre finalisti, ha reso noti i risultati della votazione . Vincitore Mauro Sambi. Possiamo parafrasare : “E’ la Giuria Popolare bellezza! E non ci puoi fare niente! “No, non ci puoi fare niente. Anche se i 34 lettori nazionali sparsi sul territorio italiano che hanno votato per email e i membri della proprietà del Premio si fossero espressi diversamente, i 66 giurati della Giuria Popolare hanno probabilmente finito per sovvertire il loro parere. (In realtà i votanti erano 67 ma le schede riconsegnate solo 66!!!! Chi si è portato casa la scheda senza votare? Mistero!).

La serata si è svolta in modo piacevole con un pubblico assai motivato dalla conduzione della Event Manager del Premio Lucilla Del Santo e della giornalista Maria Cristina Sabatini. I tre poeti finalisti sono stati presentati uno per volta dai membri della Giuria Tecnica del Premio: Laura Accerboni dal professor Stefano Verdino, Roberto Deidier da Francesco Napoli e mauro Sambi dal professor Massimo Bacigalupo.

Cosa accade nella mente e nel cuore di un uomo giovane, di un raffinato poeta, chimico di professione ma da sempre amante della Poesia? Come rispondere di fronte a una notizia che fa piazza pulita di tutte le nostre piccole o grandi certezze, alle nostre previsioni per il futuro, ai nostri programmi per il domani? Sambi ha risposto con il rigore dello scienziato e la sensibilità del poeta. Ha risposto con un piccolo grande libro che dà voce alle emozioni di tanti altri giovani che come lui si sono trovati di fronte a questa difficile prova. Ne è nata una poesia profonda, raffinata, controllata, che nulla concede al vittimismo ma al contrario ringrazia la vita per l’amore ricevuto in passato e per quello che sta ricevendo al presente da chi gli è vicino, si prende e prenderà “cura” di lui quando e se la malattia dovesse progredire.

By Adriana Beverini
Alcune note su “Cura” pubblicate sul sito della casa editrice Ronzani Editore
«Mettere in versi la vita» era il programma poetico di Giovanni Giudici, uno degli autori senz’altro più amati e frequentati da Mauro Sambi. Il quale può «trascrivere fedelmente, senza tacere / particolare alcuno l’evidenza» della propria condizione umana, e può come in questo nuovo libro, intenso e necessario, mettere in versi l’inciampo inatteso e spiazzante della malattia.
Una malattia che chiama immediatamente in causa il bisogno e la responsabilità della cura, termine che ha molte sfaccettature ma che per Sambi è soprattutto legato all’esistenza stessa della poesia, alla possibilità che la poesia ha – con le parole dell’autore – di «tentare una forma di salvezza non effimera e non fallace di tutto ciò che abbiamo perduto, di tutto ciò che ha patito l’ingiustizia della fine e della morte, [e] farlo risuonare in una piccola durata che persiste quanto il presente della nostra eternità». La poesia è una cura, in questo senso, che va al di là del soggetto stesso e si offre con generosità e naturalezza al tu, ossia a tutti noi. Naturalezza è una parola chiave per la poesia di Sambi: anche il colpo più duro può trovare una intonazione, una vibrazione musicale che si modella con leggerezza, senza sforzo alcuno, dentro lo spartito del sonetto, la forma più amata. Da qui nasce una voce poetica che sa essere intimamente personale e insieme farsi attraversare e irrorare dalle voci del «grande stile» novecentesco.Mauro Sambi (Pola, 1968) insegna Chimica generale e delle superfici all’Università di Padova. Ha pubblicato Di molte quinte vuote (Campanotto, 1998), L’alloro di Pound (Edit, 2009), Diario d’inverno (Lietocolle, 2015) e, con Ronzani Editore, Una scoperta del pensiero e altre fedeltà (2018), Quel tanto nella voce (2021), 14 sonetti di Shakespeare (con Isabella Panfido, 2022). Per Ronzani ha curato l’opera narrativa della scrittrice polese Nelida Milani (Di sole, di vento e di mare, 2019; Cronaca delle Baracche, 3 voll., 2021); Martin Muma del poeta rovignese Ligio Zanini (2022); A Fiume, un’estate (2022) e Dizionario fiumano passato minimo(2023) dello scrittore fiumano Ezio Mestrovich.
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