Ironia, paradosso e riflessione esistenziale per uno dei testi più amati del teatro contemporaneo: lo spettacolo di Tom Stoppard, diretto da Alberto Rizzi, approda alla Spezia con un cast di grande livello e una messinscena capace di divertire e far pensare.
Con ironia, ritmo e profondità, Rosencrantz e Guildenstern sono morti di Tom Stoppard si conferma uno dei testi più affascinanti e longevi del teatro contemporaneo. Un capolavoro che ribalta i destini minori dell’Amleto shakespeariano e li trasforma in protagonisti di un gioco raffinato di parole, pensiero e paradosso, dove il teatro diventa specchio dell’esistenza e del suo mistero.
Lo spettacolo arriva al Teatro Civico della Spezia giovedì 18 e venerdì 19 dicembre (ore 20.45), all’interno della Stagione di Prosa 2025/2026 La sostanza dei sogni, con una produzione firmata Gli Ipocriti Melina Balsamo, diretta da Pierfrancesco Favino in collaborazione con Ippogrifo Produzioni e il Comune di Verona – Estate Teatrale Veronese, per la regia di Alberto Rizzi.
Sul palco un cast di grande spessore: Francesco Pannofino e Francesco Acquaroli danno vita a una coppia memorabile, due figure sospese tra comicità e smarrimento, clown moderni travolti dal non-senso dell’esistere. Il loro dialogo è serrato, intelligente, sostenuto da tempi comici impeccabili e da una sottile vena malinconica che affiora progressivamente, trasformando il riso in riflessione.
Accanto a loro, Paolo Sassanelli interpreta un Capocomico carismatico e ironico, guida ideale di una compagnia di attori erranti che attraversa la scena come in un perpetuo gioco di ruoli e maschere. Completano il cast Andrea Pannofino e Chiara Mascalzoni, interpreti precisi e intensi, capaci di restituire freschezza e naturalezza a un impianto drammaturgico complesso e stratificato.
Scritto nel 1966 e rappresentato da oltre sessant’anni in tutto il mondo, Rosencrantz e Guildenstern sono morti è ormai considerato un classico del Novecento teatrale. Tom Stoppard, scomparso lo scorso 29 novembre all’età di 88 anni, è stato uno dei drammaturghi più influenti del secondo Novecento: dalla prima al Festival di Edimburgo al Leone d’Oro vinto a Venezia nel 1990 con l’adattamento cinematografico da lui stesso diretto, fino al grande successo popolare ottenuto con la sceneggiatura premio Oscar di Shakespeare in Love.
In questo testo Stoppard si muove nel backstage dell’Amleto, osservando la tragedia attraverso lo sguardo spaesato e grottesco di due personaggi secondari che ne colgono soprattutto i tratti farseschi e surreali. Ne nasce una riflessione leggera e insieme profondissima sul caso, sul destino, sull’identità e sull’impossibilità di comprendere davvero il senso delle cose.

La regia di Alberto Rizzi valorizza ogni sfumatura del testo, mescolando l’umorismo britannico di Stoppard con richiami alla Commedia dell’Arte. Al centro della messinscena una grande macchina scenica: un marchingegno medievale che fonde il teatro-carro della tradizione comica italiana con il palcoscenico a due piani del teatro elisabettiano. Una scenografia mobile e giocosa, capace di trasformarsi continuamente in teatro, castello o nave, amplificando la dimensione sospesa e meta-teatrale dello spettacolo.
Ne emerge uno spettacolo brillante e intelligente, capace di divertire e far pensare, di parlare con leggerezza del mistero più grande: la vita e la morte come due facce dello stesso teatro. Un’opera che resta nella memoria e che, con ironia e poesia, ricorda allo spettatore che l’esistenza è un grande palcoscenico dove ognuno, consapevolmente o meno, recita la propria parte.
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