Il tuo libro “Tempo al tempo: Futuro anteriore”: qual è stata la tua motivazione principale per la sua realizzazione?
Il mondo è cambiato troppo in fretta in questi ultimi tempi. Risulta difficile, oggi, poter respirare momenti di libertà e fare progetti per il futuro, soprattutto per le nuove generazioni, le prime a farne le spese, alle quali le precedenti lasciano in eredità un presente che parla solo di guerre, di prepotenze, d’arroganza, sopraffazioni, odio razziale, egoismi, ingiustizie sociali, ipocrisie politiche, intelligenze artificiali difficili da gestire o da indirizzare verso il bene comune, in una prospettiva di incertezze, di pratiche antidemocratiche se non disumane.
La forza dell’amore di due ragazzi adolescenti, Luna e Giovanni, i quali hanno avuto la fortuna di incontrarsi, permea tutto il testo, travolge le loro famiglie, le amicizie più strette e le loro intimità, che s’intrecciano nelle frequentazioni dei tanti personaggi, i quali scendono in campo nel corso della narrazione con le proprie storie.
Un amore che si consolida, coraggioso e unico, che matura nel tempo mantenendo una promessa fatta il giorno in cui questi ragazzi si erano presi per la prima volta.
“Tempo al tempo” sarà presentato il 9 maggio 2026 alle 16 a Cà Lunæ di Bosoni a Palvotrisia, Castelnuovo Magra, SP. Cosa ti ha spinto a voler far conoscere questo libro?
Il desiderio di denunciare quello che non va, soprattutto nelle politiche antisociali delle grandi potenze o nelle derive antidemocratiche di molti stati, nelle trasformazioni socioeconomiche, culturali e ambientali a cui stiamo assistendo inermi, con il tentativo di aprire un varco a vie umanitarie ed equo-solidali, prima fra tutte la costruzione di una pace duratura in ogni luogo del pianeta, della quale abbiamo urgentissima necessità.
Nelle scelte di vita, pur partendo da condizioni di privilegiati nativi dell’Occidente, possono nascere affetti speciali, preziosi da coltivare. I comportamenti virtuosi e responsabili, lo studio serio, l’esempio che si trasmette nella conduzione di un’esistenza sobria diventano strumenti per la costruzione, pur nel microcosmo di una piccola comunità, d’amore per il lavoro, per la natura e per la fratellanza tra culture diverse. La gratificazione nel dare a chi ha bisogno, senza chiederne ricompensa, è una prova di sostegno a esistenze che meritano rispetto.
Tutto fluttua nell’ambito di una problematica dibattuta fin dai tempi di Platone, quella della ricerca della verità, intesa come strumento base per la costruzione di rapporti autentici, sperando si percepiscano, tra gli elementi di riflessione che ho cercato di proporre nei dialoghi.
Oggi più che mai è difficile distinguere il vero dal falso, perché tutto è diventato funzionale alla tecnica, al potere, a scapito del pensiero libero, quello critico.
Come sostiene Umberto Galimberti, “nella società della persuasione e della performance la verità non si cerca più: si produce e, così facendo, si perde… Rinunciare alla verità significa rinunciare all’umanità stessa”.
Quanto credi nel potenziale del tuo libro? Credi che abbia qualcosa di unico da offrire ai lettori?
Auspico un riscontro positivo, avendo scelto di inserire anche elementi autobiografici a me cari, per rendere la descrizione viva tra elementi di logos (ragione) e di pathos (passione, dolore o sofferenza).

Quali sono le principali tematiche o messaggi che il tuo libro trasmette? Credi che possano essere rilevanti per il pubblico?
Uno scrittore, prima che un suo libro sia pubblicato, non potrà mai avere certezze sul successo o meno dell’opera. Quello che è importante, per me, è esprimere dei sentimenti veri, il solo mezzo da me conosciuto per dare senso a un testo. Un lettore avverte quando uno scritto abbia contenuto; proprio in virtù di questo, spero aver mantenuto, nel progettare il libro, il rispetto delle mie convinzioni, per trasmetterle a qualche speranza terrena.
Il testo è diviso in tre capitoli: “Due su zero” il primo, “Tempo al tempo” il secondo e, per ultimo, “Futuro anteriore”. Perché questa scelta?
Nello scritto, dalla mia introduzione ritengo si possano già estrapolare tracce ed elementi utili per capirlo. In particolare: se, in “Due su zero” ho dato spazio a passioni adolescenziali permeate di fantastici progetti di vita e di attese impazienti, desideri futuri difficili da realizzarsi, in un insieme di rapporti famigliari e d’amicizia fondati sul rispetto e sulla buona educazione, in “Tempo al tempo” prende campo, sempre più, nell’ambito delle storie contestualizzate, una maturazione delle coscienze e dell’impegno civile di alcuni personaggi; questa maturazione conduce al capitolo finale: “Futuro anteriore”, nel quale la ricerca della verità per Luna, ma non solo per lei, si esprime nell’“avverare”, il rendere vero, che, fino ad allora, per alcuni protagonisti non era stato compreso fino in fondo. Non gli era stato possibile.
Avverare è un verbo transitivo (io avvero, tu avveri, egli avvera…) che significa portare a compimento, trasformare in realtà un’idea, una profezia o un sogno.
Il futuro anteriore del verbo avverare è formato dal futuro semplice dell’ausiliare avere e dal participio passato di avverato (Io avrò avverato, tu avrai avverato, egli avrà avverato, noi avremo avverato, voi avrete avverato, essi avranno avverato). Quindi è un tempo che indica una proiezione in avanti di un qualcosa che si sarà fatto prima, ma che al presente non è ancora stato fatto.
“Avrò ottenuto il risultato sperato, quando mi sarò adoperato per raggiungerlo”. Il fascino e, al tempo stesso, la forza di ogni coniugazione di ogni verbo, di tutti i verbi trasversali a tutte le lingue, stanno, secondo me, nel passaggio dall’Io, Tu, Egli, Ella (voci del singolare) al (Noi, Voi, Essi, Esse), come se una mente superiore volesse avvertirci che, da soli, non si va da nessuna parte. Abbiamo bisogno di convivere “ben accompagnati”, essendo solidali.
Quindi “l’avrò ottenuto” dovrà diventare “avremo ottenuto”, “quando ci saremo… ‘avverati’”.
Ecco, allora, che non si può prescindere dall’applicarci per tendere alla verità, risvegliando anche una collettività smarrita, ricordando che la morale, se non diventa sentimento, non è morale, ma soprattutto che i sentimenti si imparano, non si nasce buoni o cattivi. Proprio come Luna, da madre attenta e affettuosa, donna del suo tempo, sta facendo con la figlia Enrica, alla quale insegna i fondamentali dell’educazione civica, la differenza tra il bene e il male, con ogni strumento a sua disposizione, non ultimo quello del prezioso lascito con il quale i nostri padri costituenti ci hanno indicato la via per diventare cittadini esemplari, persone che amano la cultura e ripudiano la guerra, per essere onesti, giusti e liberi.
Chi è Enrico Castagna? Autore spezzino nato a Dogana di Ortonovo (oggi frazione del comune di Luni) nel 1953. La sua scrittura è profondamente legata alla memoria del territorio e alla socialità locale. Ha affiancato la passione per la scrittura a una carriera professionale nel commercio e nei servizi energetici. Le sue opere principali includono:
“I ragazzi delle acacie”: romanzo d’esordio che racconta il viaggio nella memoria collettiva di Ortonovo, focalizzandosi sulle storie di gioventù e le “gang” rivali degli anni ’60. “Tempo al tempo: futuro anteriore”: opera presentata recentemente (maggio 2026) che prosegue il suo percorso di riflessione tra passato e futuro.
“Gaudium iustum – Il valore della gioia”: un testo più filosofico, pubblicato con l’editore Jacopo Lupi, in cui esplora il concetto di gioia come emozione universale attraverso il pensiero critico e diverse scuole filosofiche. Viene descritto come un “esteta del calcio”, sport che ha influenzato il suo modo di osservare la gente e i luoghi in cui è cresciuto. Oltre alla narrativa, è attivo in ambito culturale attraverso collaborazioni con associazioni, partecipando a dialoghi e presentazioni di libri nella zona tra Luni e La Spezia.
In copertina quadro di Eliseo Andriolo
By Paolo Luporini
