Tra letteratura, simbolismo e spiritualità, il bicentenario di Carlo Collodi e il centenario di Elémire Zolla diventano l’occasione per riscoprire il significato più profondo di Pinocchio, oltre la semplice favola per bambini.
Quest’anno 2026 ricorrono due anniversari che si rinforzano l’uno con l’altro e di cui non si può non parlare : i 200 anni dalla nascita di Carlo Collodi e i cento anni dalla nascita di Elémire Zolla. Se il primo è universalmente noto, il secondo, tra il grande pubblico lo è molto meno anche se è stato uno scrittore un filosofo, uno storico delle religioni, un conoscitore di dottrine esoteriche e di mistica occidentale e orientale. Un genio, uno degli uomini più sapienti del 900 che ingiustamente si sta dimenticando di commemorare.
Ma cosa lega questi due, all’apparenza lontanissimi personaggi,oltre ai rispettivi anniversari?
Collodi e Zolla: due anniversari che dialogano nel segno di Pinocchio
Beppe Mecconi
Per spiegarlo faccio un passo indietro. All’inizio di quest’ anno mi sono messa in contatto con la segreteria del Ministro della Cultura Alessandro Giuli per chiedere se c’era l’intenzione di ricordare questo grande intellettuale, assai critico verso le utopie collettive e il consumismo ed equanimamente inviso sia alla destra che alla sinistra, così come alla Chiesa. Ho avuto in risposta gentili parole sia dal Ministro che dalla sua segreteria ma poi non si è approdato a nulla. Avevo quindi già deciso di “soprassedere” anch’io quando, guarda caso, ( ma io non credo al caso, bensì alle sincronie come insegna lo psicoanalista Jung), pochi giorni fa mi ha contattato l’amico Beppe Mecconi per informarmi che, per il bicentenario della nascita di Collodi sarebbe stata presentata alla Spezia in prima nazionale il 19 maggio, alle 18, al Sunspace di via Sapri, ( e poi in giro per l’Italia) un’edizione a tiratura limitata da parte delle edizioni Topfer de “Le avventure di Pinocchio, storia di un burattin“ illustrata dai disegni dello stesso Mecconi. Dopo aver constatato la raffinatezza dell’opera editoriale e la bellezza delle illustrazioni con entusiasmo ho accettato di apporre il logo del Premio Montale Fuori di Casa a questo evento. Ma a spingermi ad accettare e anche ad intervenire alla presentazione insieme alla prof.ssa Marzia Ratti e al professor Francesco De Nicola è stato anche un altro motivo. Ho sentito che quella era l’occasione giusta per poter ricordare anche il centenario della nascita di Zolla, e l’interpretazione che del più famoso burattino del mondo diede quel grande “conoscitore di segreti”.
L’interpretazione esoterica di Pinocchio secondo Elémire Zolla
Nel suo libro del 1992 “Uscite dal mondo” (Adelphi), Zolla ha infatti svelato il senso profondo di questo fortunatissimo libro scrivendo che «Il Pinocchio di Collodi è un miracolo letterario dalla profondità esoterica quasi intollerabile». «Un bambino che legga con tutto il cuore questo libro ne esce trasformato. Diventa un’altra persona di cui non è lecito parlare». Negli anni novanta, leggendo queste parole di Zolla avevo improvvisamente capito perché il libro di Pinocchio aveva provocato in me, da bambina, sensazioni tra loro tanto opposte: fascinazione e timore. Tanto forti entrambe che non sono mai riuscita a terminarne la lettura quasi mi avvicinassi a qualcosa di sacro che a quell’età non potevo ancora sostenere. Solo tanti anni dopo avevo finalmente compreso che Pinocchio in realtà sotto l’aspetto di una favola per bambini è in realtà la storia di un’iniziazione, come avviene ne “Le Metamorfosi “di Apuleio. E infatti anche nella storia di questo famosissimo burattino di legno sono presenti figure eterne. Ascoltiamo cosa ci dice Zolla.
“In Pinocchio sono presenti la figura della donna beatificante o Vergine Sapienza: ( la fatina dai capelli turchini), quella degli aiutanti e degli avversari soprannaturali che accompagnano o ostacolano il cammino dell’iniziazione, quella del prologo nei cieli. Il demiurgo in molte tradizioni è un falegname e marionettaio. In sanscrito si dice sutradhara che vuol anche dire regista o architetto. Questo archetipo agì fortemente anche sul Goethe delle pagine sul teatro di marionette nel Wilhelm.
Adriana Beverini
La fonte occidentale più probabile è Marco Aurelio: “Ricordati che colui che tira i fili è questo Essere celato in noi, è Lui che suscita la nostra parola, la vita nostra, è lui l’Uomo … cosa ben più divina delle passioni che ci rendono simili a marionette e nient’altro “.Identificarsi con quest’Uomo è la meta spirituale. Il burattino e l’asino sono versioni equivalenti del medesimo archetipo: la fatica della vittoria sulla condizione puramente naturale e meccanica. L’una usata da Marco Aurelio, l’altra da Apuleio, al medesimo fine. E poi l’archetipo della morte e della rinascita che, quasi dappertutto e sempre, torna a vestirsi nella forma simbolica d’un inghiottimento nel ventre della balena o nelle sofferenze asinine o nel serpente verde che atterrisce, ma ha il segreto della rinascita. Pinocchio, come dicevo, continua la lignée esoterica, gnostica, isiaca e neopagana, nel senso più spirituale, che è al centro della nostra letteratura”.
Alla Spezia una nuova edizione illustrata di Pinocchio celebra il bicentenario di Collodi
Elémire Zolla
Non so quante persone si appassioneranno a questo “svelamento. A tutti gli altri che di tutto ciò sono del tutto disinteressati posso solo dire: state tranquilli. Io vi ho parlato dell’interpretazione esoterica di Pinocchio ma il 19 maggio al Sunspace si parlerà di Collodi e del suo Pinocchio così come l’avete sempre conosciuto. E l’edizione grafica e i disegni sono talmente belli che non potrete fare a meno di acquistare questo libro per regalarlo ai vostri bambini ma soprattutto per voi.