Dalle scene di cronaca nera agli eventi mondani, fino agli scorci quotidiani di una città che non esiste più: le immagini di Claudio Pistelli restituiscono una Spezia forse un pò dimenticata.
Verrà inaugurata venerdì 8 maggio alle ore 18, negli spazi della Fondazione Carispezia, la mostra fotografica “Cronaca. La città, i fatti, i personaggi negli anni del bianco e nero”, a cura di Marco Condotti. Un’esposizione che promette di essere molto più di una semplice raccolta di immagini: un vero viaggio nella memoria collettiva della città.
Protagonista assoluto è l’archivio sterminato di Claudio Pistelli, storico fotocronista de Il Secolo XIX, che in oltre quarant’anni di carriera – dal 1979 al 2023 – ha documentato ogni aspetto della vita spezzina. Volti, eventi, tragedie, momenti mondani: un racconto per immagini che restituisce il battito quotidiano della città tra gli anni Settanta e Novanta.
Le fotografie esposte sono circa duecento, una selezione necessariamente parziale rispetto a un archivio immenso che supera i quatrocentomila scatti catalogati. Un patrimonio costruito giorno dopo giorno, inseguendo la cronaca senza filtri né mediazioni, come lo stesso Pistelli ha raccontato nel corso di un incontro nella sede del gruppo fotografico Obiettivo Spezia dove nel Febbraio 2025 era stato nominato socio onorario (leggi qui l’articolo sull’evento).

Proprio in quell’occasione, introdotta dal giornalista Corrado Ricci, è emersa con forza la centralità della fotografia come strumento di racconto: prima dell’era digitale e dei social, era la carta stampata a fissare la memoria collettiva. E le immagini di Pistelli ne sono state una colonna portante.
Accanto alle fotografie, la mostra propone contenuti audiovisivi con le testimonianze di giornalisti che hanno condiviso con Pistelli quegli anni intensi: tra loro Paolo Brosio, Filippo Paganini, Riccardo Sottanis, Paolo Ardito
Marco Magi, Enzo Millepiedi e lo stesso Ricci. Le loro voci contribuiscono a restituire il contesto umano e professionale in cui quelle fotografie sono nate.
Ma ciò che rende questa esposizione particolarmente significativa è anche il confronto implicito con il presente. Il modo di raccontare la cronaca è profondamente cambiato. Negli anni in cui Pistelli lavorava sul campo insieme al suo amico Mauro Frascatore competitor della Nazione, il fotografo aveva accesso diretto ai luoghi degli eventi, persino alle scene del crimine, spesso fianco a fianco con investigatori e forze dell’ordine. Le immagini potevano essere crude, esplicite, senza i limiti oggi imposti dalla normativa sulla privacy e da una giustamente diversa sensibilità etica.
Alcuni degli episodi raccontati durante quell’incontro lo dimostrano con forza: fotografie di cronaca nera durissime, oggi impensabili da pubblicare. Ma non solo. La carriera di Pistelli è stata anche fatta di intuizioni e colpi giornalistici, come lo scoop che immortalò l’allora segretario nazionale della UIL Benvenuto a bordo dello yacht di un noto industriale a Porto Venere subito dopo aver partecipato a una manifestazione operaia: uno scatto capace di raccontare, da solo, contraddizioni e retroscena del potere.
Allo stesso tempo, è cambiato radicalmente anche il linguaggio fotografico. Le immagini di Pistelli nascono in un’epoca analogica, in cui il tempo tra lo scatto e la pubblicazione era ridotto all’essenziale: fotografare, sviluppare, stampare e consegnare in redazione nel giro di poche ore. Non esisteva la post-produzione dominata dall’AI come la intendiamo oggi: nessuna possibilità di interventi complessi o manipolazioni. Lo scatto doveva essere immediatamente efficace, definitivo, frutto di esperienza, tecnica e rapidità.
Oggi, al contrario, la fotografia – anche quella giornalistica – vive in un contesto dominato dal digitale e da una post-produzione molto elaborata. Il confronto con le immagini di Pistelli mette quindi in luce non solo un diverso modo di fare informazione, ma anche una diversa idea di fotografia: più diretta, essenziale, legata al momento e alla verità dello sguardo.
Molti degli scatti custoditi nel suo archivio, inoltre, non sarebbero oggi pubblicabili né esponibili. Ed è anche questo a rendere la mostra ancora più preziosa: una testimonianza non solo della città, ma di un’epoca e di un mestiere profondamente cambiati.
Tra le immagini più iconiche, spicca quella della visita alla Spezia di Diana Spencer, insieme al principe Carlo, durante un loro viaggio che è diventata la foto simbolo della mostra. Ma il valore dell’archivio di Pistelli sta anche nei dettagli: la città che cambia, via Prione e via Cavour percorse dalle auto, i negozi storici scomparsi, i cortei, gli scioperi, gli eventi sportivi e i momenti di vita quotidiana. Certamente nelle 200 foto esposte e in quelle in video molti di questi aspetti emergeranno sia per chi quegli anni li ha vissuti sia per i più giovani per conoscere una storia recente assente dai libri, ma ancora viva nei ricordi e, soprattutto, nelle fotografie.

Per concludere vorrei riproporre il discorso di chiusura del giornalista Riccardo Sottanis nell’incontro sopra ricordato di Obiettivo Spezia: “Una foto racconta tutto, meglio di qualsiasi descrizione giornalistica.”
Fondazione Carispe Via Chiodo”Cronaca. La città, i fatti, i personaggi negli anni del bianco e nero”
Inaugurazione: venerdì 8 maggio, ore 18.00
La mostra rimarrà aperta al pubblico dal 9 maggio al 7 giugno 2026 nei seguenti orari:
dal lunedì al venerdì ore 15.30-17.30 sabato, domenica e festivi ore 10.00-13.00 | 15.30-19.30
Foto di repertorio By Thomas Ferragina PH
(Riproduzione riservata)
