Dopo il semaforo verde del Consiglio di Stato, il consorzio guarda alla stagione 2026 tra eventi, giovani e futuro waterfront, mentre resta aperto il contenzioso con l’Autorità Portuale.
Calata Paita alla Spezia rappresenta uno degli spazi più simbolici della trasformazione del fronte mare, è considerato primo passo verso il futuro waterfront previsto dal Piano Regolatore Portuale. Come noto nel 2024, a stagione pressochè iniziata gli spazi predisposti sono stati dati in concessione dall’Autorità Portuale ad un Consorzio appositamente costituito con il compito di gestirlo con attività commerciali, culturali e sportive. Dopo due stagioni di attività, il progetto si trova oggi al centro di un contenzioso amministrativo con l’Autorità Portuale. La recentissima sospensiva del Consiglio di Stato consente oggi al consorzio di proseguire le attività almeno fino all’inizio del 2027, garantendo la fruizione dello spazio da parte di cittadini e turisti per tutta la stagione 2026. Ottenuta la sospensiva il consorzio non intende fermarsi e Calata Paita continua a evolversi, anche grazie a nuove realtà come il progetto giovanile OFLOG* e alla presenza della Pro Loco, rafforzando la sua vocazione di luogo cittadino aperto, partecipato e in trasformazione. Abbiamo conversato con Martina Riolino e Laura Porcile che ci hanno espresso il sentiment degli operatori del Consorzio La Calata sul cammino intrapreso e sulle prospettive per una grande stagione di rilancio dello spazio.
La sospensiva del Consiglio di Stato vi permette di proseguire le attività almeno fino al 2027: come accogliete questa decisione e con quale spirito affrontate i prossimi mesi?
La accogliamo con grande senso di responsabilità. Non la viviamo come una vittoria, ma come un’opportunità concreta: dimostrare nei fatti il valore del progetto per la città. Affrontiamo i prossimi mesi con uno spirito molto pratico: lavorare, migliorare e consolidare. Dopo due stagioni complesse abbiamo capito cosa funziona e cosa va corretto. Ora vogliamo farlo, senza distrazioni.
In sintesi, quali sono stati i principali motivi che hanno portato al contenzioso con l’Autorità Portuale?
Il procedimento è stato avviato quando abbiamo saltato la seconda delle tre rate del canone. Rate che però abbiamo poi saldato entrambe — la seconda e la terza — entro la scadenza dell’ultima. Il ritardo non è nato dal nulla: nella stagione 2025 diversi operatori avevano abbandonato anticipatamente, a fine agosto, senza pagare i canoni dovuti. Circa 60.000 euro di crediti che il Consorzio non ha incassato e su cui è tuttora aperto un contenzioso. Con quella liquidità bloccata, trovare un rifinanziamento nei tempi giusti non è stato semplice. Alla fine ce l’abbiamo fatta, e il canone è stato pagato per intero nei termini previsti. L’Autorità Portuale era informata della situazione. Confidiamo che, alla luce di quanto accaduto, ci siano spazi per un confronto costruttivo.
Ritenete che ci siano margini per una soluzione condivisa prima della decisione di merito?
Sì, e lo auspichiamo. Il nostro approccio è sempre stato collaborativo: crediamo che un progetto come Calata Paita debba essere costruito insieme alle istituzioni, non in contrapposizione. Il canone è stato pagato per intero. La situazione gestionale è stata riorganizzata. Se c’è volontà da entrambe le parti, uno spazio di dialogo esiste e noi siamo disponibili a percorrerlo.
Guardando alle stagioni passate, quali difficoltà avete incontrato e cosa pensate di migliorare già da quest’anno?
Le difficoltà sono state sia operative che strutturali. Sul piano gestionale abbiamo imparato molto: gestire una food court con cassa centralizzata è un modello nuovo, complesso, che richiede operatori allineati e affidabili. La disomogeneità tra gli operatori e le criticità nei momenti di grande affluenza ci hanno insegnato dove intervenire. Sul piano strutturale restano nodi aperti importanti: i limiti sulle uscite di sicurezza per eventi di grande portata, l’assenza di segnaletica adeguata, la scarsa connessione con il tessuto urbano. L’area non è di passaggio: il pubblico va portato, e questo rende tutto più impegnativo. C’è poi una contraddizione di fondo che va affrontata: è uno spazio pubblico in concessione che richiede investimenti privati continui — pulizia, bagni, sicurezza, verde — pur restando completamente accessibile anche senza consumo. Il Consorzio sostiene di fatto costi pubblici senza strumenti adeguati di equilibrio economico. È un tema che andrà rivisto. Da quest’anno interveniamo con una selezione più attenta degli operatori, una struttura organizzativa più solida e un’esperienza cliente migliorata.
Che cosa è mancato affinché Calata Paita diventasse un vero e stabile punto di aggregazione, come auspicava il Comune immaginando un trasferimento della movida dal centro storico al mare?
Partiamo da un dato: Calata Paita è già diventata un punto di aggregazione. Chi l’ha vissuta lo sa. Il problema è che non è ancora diventata un appuntamento stabile e riconoscibile per tutta la città. L’obiettivo del “trasferimento della movida” era ambizioso, forse troppo lineare. Spostare abitudini consolidate richiede tempo, continuità e — soprattutto — una programmazione che non può essere solo privata. Dopo l’inaugurazione, l’area non è stata realmente integrata nella programmazione degli eventi cittadini, nonostante abbia un potenziale evidente per concerti, eventi sportivi, manifestazioni pubbliche. Per diventare un punto stabile non basta l’iniziativa privata: serve una visione condivisa con le istituzioni e un impegno concreto nella promozione dello spazio.

Quanto è importante, nel vostro progetto, il coinvolgimento di realtà locali come i giovani di OFLOG e la Pro Loco?
È centrale. Il coinvolgimento di realtà locali rappresenta esattamente la direzione che vogliamo dare al progetto: una Calata Paita aperta, partecipata, radicata nel territorio. Non è solo uno spazio commerciale. È un luogo che deve vivere grazie alle energie della città. OFLOG e la Pro Loco portano identità, connessioni e pubblico autentico. È esattamente quello di cui abbiamo bisogno.
Con la certezza di poter operare per tutta la stagione primavera-estate 2026, quali saranno le principali novità?
Una programmazione più strutturata e continuativa, maggiore attenzione alla qualità dell’offerta food, uno spazio più curato e vivibile, nuovi format legati ai giovani e alla partecipazione attiva. L’obiettivo è rendere Calata Paita più coerente e riconoscibile: meno improvvisazione, più identità.
Che tipo di eventi e attività avete in programma per coinvolgere cittadini e turisti?
Continueremo con il mix che ha già funzionato — musica, dj set, eventi culturali e teatrali, sport e attività outdoor, eventi popolari e inclusivi — ma con una logica diversa. Nel 2026 vogliamo meno dispersione e più filo conduttore. Ogni evento deve contribuire a costruire l’identità del luogo, non solo riempirlo per una sera.
In che modo intendete valorizzare ulteriormente lo spazio dal punto di vista culturale e sociale, oltre che commerciale?
Puntando su tre leve: collaborazioni con realtà locali, accessibilità reale degli eventi — non solo dichiarata — e contenuti culturali con sostanza, non solo intrattenimento. Calata Paita deve essere un luogo significativo per la città. Uno spazio dove succedono cose che vale la pena raccontare.
Calata Paita secondo il piano regolatore del Porto sarebbe il primo passo verso il futuro waterfront: quale visione avete per questo spazio nei prossimi anni?
La nostra visione è che diventi un ponte vero tra la città e il mare. Un luogo vivo tutto l’anno, capace di integrare socialità, cultura, ristorazione ed eventi in modo organico. Se funziona — e crediamo che possa farlo — può diventare un modello concreto per lo sviluppo del waterfront. Non un’idea astratta, ma una dimostrazione pratica di cosa può essere quel fronte mare per La Spezia.
C’è il rischio che la revoca della concessione possa favorire la restituzione alle attività portuali dello spazio?
Sì, è un rischio concreto e non va sottovalutato. Senza un progetto urbano attivo, un’area come questa tende naturalmente a essere riassorbita nella funzione portuale. Per questo è importante — per noi, ma anche per la città — dimostrare che questo spazio può avere una funzione pubblica, sociale e culturale duratura. La sospensiva ci dà il tempo per farlo. Intendiamo usarlo bene.
Che messaggio volete lanciare oggi alla città della Spezia e alle istituzioni?
Calata Paita è un progetto perfettibile, ma reale. Ha portato persone, eventi e vita in uno spazio che prima era chiuso e inaccessibile. Abbiamo commesso degli errori, li abbiamo riconosciuti e stiamo lavorando per correggerli. Il canone è stato pagato. La struttura è stata riorganizzata. Siamo qui. Alla città diciamo: continuate a viverla, è anche vostra. Alle istituzioni diciamo: lavoriamo insieme. Sarebbe un peccato perdere questa opportunità per una questione che si può risolvere con il dialogo.
Ad avviso di chi scrive Calata Paita rappresenta per ora è il minimo ottenibile a fronte dei grandi nuovi spazi occupati dal porto. E’ nostra responsabilità di cittadini ed anche delle istituzioni locali valorizzarla con la nostra frequenza e presenza mantenendo vivo il diritto di acquisire gli altri luoghi che sulla carta devono essere restituiti alla città.
*Casetta degli OFLOG – Golfo alla Rovescia, presso Groove Waterfront di Calata Paita. Un nome curioso per un’idea semplice ma potente: ribaltare il punto di vista sul Golfo e trasformarlo in uno spazio vivo, aperto e partecipato. Protagonisti sono 10 ragazzi, ognuno con una passione diversa — fotografia, musica, scrittura, design — uniti dalla voglia di creare un luogo dove le idee possano incontrarsi e crescere. La casetta sarà molto più di uno spazio fisico: diventerà un punto di aggregazione per giovani, un ambiente informale dove ascoltare musica, giocare, studiare, confrontarsi e dare forma a nuovi progetti. Un piccolo laboratorio urbano affacciato sul mare, pensato per chi ha qualcosa da dire e cerca il posto giusto per farlo. Calata Paita si conferma così un luogo in trasformazione, dove energie giovani e creatività trovano spazio per esprimersi e costruire nuove connessioni.
Servizio fotografico by Roberto Celi Obiettivo Spezia
(Riproduzione riservata)



*Casetta degli OFLOG – Golfo alla Rovescia, presso Groove Waterfront di Calata Paita. Un nome curioso per un’idea semplice ma potente: ribaltare il punto di vista sul Golfo e trasformarlo in uno spazio vivo, aperto e partecipato. Protagonisti sono 10 ragazzi, ognuno con una passione diversa — fotografia, musica, scrittura, design — uniti dalla voglia di creare un luogo dove le idee possano incontrarsi e crescere. La casetta sarà molto più di uno spazio fisico: diventerà un punto di aggregazione per giovani, un ambiente informale dove ascoltare musica, giocare, studiare, confrontarsi e dare forma a nuovi progetti. Un piccolo laboratorio urbano affacciato sul mare, pensato per chi ha qualcosa da dire e cerca il posto giusto per farlo. Calata Paita si conferma così un luogo in trasformazione, dove energie giovani e creatività trovano spazio per esprimersi e costruire nuove connessioni.