Mar 21 Apr 2026

All’Albergo delle Ondine fino al 4 maggio 2026 le opere dell’artista simbolo del borgo tra autobiografia, materia e visione contemporanea

A Tellaro, Carlo Bacci non è solo un artista. È una presenza. È, in qualche modo, parte stessa del borgo. Qui è cresciuto, qui ha vissuto, qui è tornato dopo il suo periodo spagnolo, e qui continua a creare. Come le onde che si infrangono sugli scogli, la sua arte si intreccia con la vita del paese, diventando punto di riferimento tanto per gli abitanti di sempre quanto per chi, arrivato da lontano, ha scelto questo angolo di Liguria come rifugio. Negli ultimi anni, le sue opere hanno raggiunto città come Milano e Roma, segnando una maturità artistica sempre più riconosciuta, ma senza mai recidere il legame profondo con la Piazzetta, Fiascherino,  la Marina e con il Gro.

È in questo contesto che, ieri, all’Albergo delle Ondine nella piazzetta di Tellaro, è stata inaugurata la nuova mostra dedicata a Carlo Bacci, aperta al pubblico fino al 4 maggio 2026. Un’esposizione che racconta un artista in continua evoluzione, capace di rinnovarsi senza perdere coerenza.

Carlo Bacci e Paolo Cozzani

A inaugurare la mostra è stato il critico d’arte spezzino Paolo Cozzani, che ha offerto una lettura puntuale e suggestiva del lavoro di Carlo Bacci:

“La mostra di Bacci rivela un nuovo volto dell’artista che nella sperimentazione e ricerca di un nuovo linguaggio ci porta in un mondo legato alla vignettistica. Le opere autobiografiche, titolate con ironia e sarcasmo, segnano il percorso esperienziale e creativo di Bacci e sono coerenti con la sua filosofia che innerva i caratteri estetico-culturali dei territorio dove è nato e che ama profondamente. I personaggi costituiscono ciascuno una narrazione che invita alla lettura e alla riflessione che va oltre il dipinto. 

Dopo la “Forma Golfo dei Poeti” del 2021 in marmo bardiglio collocata nella rotonda di San Terenzo che ha suggellato e premiato l’artista con uno dei suoi simboli più conosciuti, l’uomo-pesce generato da un osmosi tra vita e acqua unendo elementi biotici e abiotici dell’ecosistema, e le opere sulle tribù dell’Italia preromana dei Liguri Apuani, Bacci prosegue un percorso concorde col suo pensiero e la sua visione dell’essere umano.
I soggetti dei dipinti e i lapidari aforismi con i quali vengono raccontati, ci conducono in una dimensione semplice dove Bacci gioca con sè stesso inviando un messaggio a cogliere l’essenza della vita.”

Le opere in mostra confermano questa tensione verso una narrazione intima e insieme universale. Il ciclo dei “Terrestri”, ad esempio, nasce da un gesto quotidiano e quasi ossessivo: annotare volti, espressioni, frammenti di umanità nelle sue inseparabili agendine, per poi trasfigurarli in pittura. È un’umanità osservata da vicino, senza filtri, restituita con ironia e profondità.

Ma per comprendere davvero il percorso di Bacci, è necessario partire dalla sua storia. Nato a Fiascherino, nel cuore del Golfo dei Poeti, ha sempre trovato nel disegno una forma di necessità vitale. Dopo gli anni al liceo artistico di Carrara e le difficoltà giovanili, negli anni ’90 compie una scelta radicale: vivere esclusivamente della propria arte. Parte per il sud della Spagna, ad Almería, con pochi mezzi e molte idee. È lì che si mette alla prova, iniziando a scolpire e a costruire una propria identità artistica.

Il ritorno a Tellaro segna una nuova fase: apre il suo primo studio e avvia una ricerca materica che diventerà centrale nel suo lavoro. Ferro, pietra, legno, materiali abbandonati e recuperati diventano elementi di un linguaggio personale, fatto di assemblaggi e trasformazioni. Nascono così i “Segnatempo”, oggetti sospesi tra scultura e memoria, tra passato e presente.

Carlo Bacci Ondine 2026

Tra le sue opere più iconiche spicca la “Forma Golfo dei Poeti”, installata nella rotonda di San Terenzo: una sintesi visiva del territorio, tra verticalità ligure, mare e identità locale. Ma c’è anche un’opera meno ufficiale, e forse per questo ancora più significativa: quella collocata sugli scogli di Tellaro nel 1996, in occasione della nascita del figlio. Installata quasi clandestinamente, ha resistito negli anni alle mareggiate più violente, diventando un simbolo silenzioso di resilienza. Visibile dal mare, è persino utilizzata dai pescatori come punto di riferimento per calare le reti: un segno concreto di come l’arte di Bacci sia entrata nella vita quotidiana.

Un’altra opera che fonde Tellaro con Carlo Bacci è GRO.  E’ il nome di un isolotto raggiungibile con poche bracciate nei pressi della Chiesetta che permette di tuffarsi da una altezza di circa 8 metri. E’ un luogo iconico per chi ha vissuto Tellaro perchè un tuffo, con qualunque tecnica, in quell’acqua profonda e cristallina è stato ed è imprescindibile. Nessun dubbio per Bacci su come realizzare l’opera commssionata, solo nome e cognome di questo luogo: GRO un suono unico comprensibile in qualsiasi lingua.

Carlo Bacci GRO Photo by Walter Billotta

Come ha scritto Gianni Cavazzin, quello di Bacci è “un viaggio nel mito”, un percorso che attraversa il tempo e i materiali, trasformando oggetti consumati in nuove forme cariche di significato. E proprio questa capacità di dare nuova vita alle cose, di trovare poesia dove altri vedono scarto, è uno degli elementi più distintivi della sua arte.

La mostra alle Ondine ci offre un artista maturo, consapevole, ma ancora capace di mettersi in gioco. Un artista che, pur avendo conquistato spazi espositivi importanti fuori dalla sua comfort zone, continua a trovare a Tellaro la sua matrice più profonda.

(Riproduzione riservata)

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