Mar 21 Apr 2026

“Eppure esistiamo”: al Sunspace la mostra heART of Gaza e le testimonianze che scuotono le coscienze

Tra disegni dei bambini di Gaza e racconti diretti di chi ha vissuto il conflitto, l’evento al Sunspace e l’annessa mostra diventa un potente momento di denuncia e di indignazione collettiva.

L’iniziativa “Eppure esistiamo.” si inserisce nel percorso di sensibilizzazione che l’Associazione Spazio Futuro, insieme a SUNSPACE, porta avanti sul territorio. Durante il 2025 lo spazio ha ospitato incontri pubblici, mostre fotografiche e testimonianze di operatori umanitari attivi nella Striscia di Gaza. Spazio Futuro nasce con l’obiettivo di coinvolgere la comunità spezzina sui grandi temi sociali, culturali e civili del nostro tempo. L’associazione promuove momenti di approfondimento e partecipazione aperti a tutta la cittadinanza, con una particolare attenzione ai giovani e al loro ruolo fondamentale nella costruzione di una società più giusta e consapevole.

Si è appena concluso al Sunspace l’evento  “Eppure esistiamo: Gaza, testimonianze e voci per rompere il silenzio”, presentato dall’Associazione Spazio Futuro. Colpisce, entrando nel salone, la mostra  heARTofGaza, progetto di arteterapia con disegni e testi dei bambini di Gaza, in cui si mescolano colori forti, segni e illustrazioni del prima e dopo, immagini contrastanti della vita che era e di quella fortemente segnata dalla guerra. Le persone presenti li osservano attentamente da vicino con un mix di stupore e indignazione.

Prima del dibattito, sullo schermo appare l’attore Elio Germano che scandisce le parole di Antonio Gramsci : “Odio gli indifferenti”, suscitando un lungo applauso dei presenti.

Apre il dibattito Valentina Bosello, viceresponsabile di Amnesty International Liguria, che presenta le relatrici Giorgia Wurth, attrice e scrittrice e Martina Marchiò, infermiera specializzata di Medici Senza Frontiere,  Mohamed Timraz, fondatore di heART e Abdelmoutalib Bendra, interprete in lingua araba e mediatore culturale di Caritas La Spezia.

Martina Marchiò racconta la sua difficile scelta, incomprensibile per molti, di trasferirsi a Gaza, a più riprese, nel 2024 e nel 2025, per diversi mesi, per fare qualcosa di utile, per poter dare un contributo umanitario: afferma che  a Gaza non c’è pace, anzi il genocidio va avanti nelle più svariate forme, si muore ancora di fame, di sete, di malattie, perché gli aiuti non arrivano o ne arrivano pochi. Ed è riuscita a narrare la sua esperienza nel libro Brucia anche l’umanità. Diario di un’infermiera a G. (infinito ed.) testimoniando anche lo sterminio del personale sanitario impegnato a salvare vite in condizioni disperate.

Giorgia Wurth racconta che la spinta a parlare della guerra di Gaza le è arrivata dalla continua visione di immagini sconcertanti sul suo cellulare, soprattutto fotografie di bambini gravemente feriti o morti; in particolare, la fotografia di una bambina avvolta in un telo bianco da cui fuoriuscivano i suoi pattini rosa e il filmato di un giovane padre che piange sul corpicino del figlio. Asserisce di aver provato quella sorta di “Sindrome dello spettatore impotente” che tutti noi abbiamo conosciuto, del resto: un misto di paura, rabbia, odio, impotenza e frustrazione di fronte a una guerra ingiusta e crudele; la voglia di combattere questi stati d’animo l’ha spinta a scrivere un libro, insieme ad altri autori: “Che la mia fine sia un racconto. Sogniamo una Palestina libera, intanto la Palestina ha liberato noi. (Noeditore)”

Intanto sullo schermo i disegni della mostra prendono vita, diventano animati, offrendo al pubblico una straziante visione della guerra dal punto di vista dei bambini che l’hanno vissuta o meglio sofferta. E’ Mohamed Timraz adesso che riprende il racconto; arrivato in Italia a ottobre dopo aver vinto una borsa di studio, spiega che si occupa di bambini da tanti anni e di aver ideato il progetto heARTofgaza per offrire loro un luogo sicuro, un luogo di speranza dove poter essere bambini. Infatti, dal 2023 tutto è andato distrutto: non ci sono più scuole, serviva uno spazio in cui poter giocare, anche con l’arte. Perciò erano state installate 17 tende, anche se oggi ne rimangono soltanto  sei; i laboratori si svolgono tre volte a settimana e finora hanno coinvolto 2000 bambini; sono presenti alcuni psicologi che li aiutano a guarire dai traumi subiti.

Nel corso della confrenza viene più volte citato il giornalista Vittorio Arrigoni che definiva i bambini di Gaza “bambole rotte”; ne sono morti 22000, mentre altri 6000 hanno perso gli arti e quasi tutti, anche se sopravvissuti, sono traumatizzati. Si parla di cancellazione di un’intera generazione.

Martina Marchiò racconta nei dettagli anche le sofferenze patite dalle donne, vissute prima di tutto  nel loro corpo e poi anche nell’anima, private di qualsiasi forma di igiene, cadute in depressione; parla come un fiume in piena dei bebè, nati prematuri, segnati dalle privazioni delle madri durante la gravidanza, costretti in cinque in una sola incubatrice, perché anche le incubatrici venivano bloccate e non arrivavano a destinazione…L’immagine che ha colpito di più la giovane infermiera sono stati gli aquiloni in volo sovrastati dai droni pronti a colpire e anche un gruppetto di bambini che erano soliti ritrovarsi a giocare in una macchina carbonizzata: un’infanzia negata .

Davanti ad un pubblico stupito e attento, Valentina Bosello pone la domanda finale: c’è speranza? Mohamed Timraz risponde che la speranza (Sumud in arabo) nella loro cultura c’è sempre, anche se è difficile trovarla, non ha dubbi. Invece li ha Giorgia Wurth che ricorda l’inutile terribile gesto di Aaron Bushnell che arrivò al punto di incendiarsi nel febbraio 2024 a Washington, gridando “Free Palestine” per essere dimenticato di lì a poco e, dice, si sente dimenticata anche lei dal governo e dalle istituzioni del nostro paese.

E’ Martina Marchiò che lancia un ultimo accorato appello al pubblico, chiedendo di prendere posizione, di riempire le piazze pacificamente, di boicottare le multinazionali che sostengono questa assurda guerra.

L’iniziativa “Eppure esistiamo.” si inserisce nel percorso di sensibilizzazione che l’Associazione Spazio Futuro, insieme a SUNSPACE, porta avanti sul territorio. Durante il 2025 lo spazio ha ospitato incontri pubblici, mostre fotografiche e testimonianze di operatori umanitari attivi nella Striscia di Gaza. Spazio Futuro nasce con l’obiettivo di coinvolgere la comunità spezzina sui grandi temi sociali, culturali e civili del nostro tempo. L’associazione promuove momenti di approfondimento e partecipazione aperti a tutta la cittadinanza, con una particolare attenzione ai giovani e al loro ruolo fondamentale nella costruzione di una società più giusta e consapevole

By Daniela Feltrinelli

La mostra “heART of Gaza” inaugurata e sarà visitabile al SUNSpace di Via Sapri fino a sabato 4 aprile con ingresso libero dalle 15 alle 19.

Martina Marchiò, infermiera di Medici Senza Frontiere, è impegnata in contesti di emergenza e conflitto. Nel suo libro “Brucia anche l’umanità. Diario di un’infermiera a Gaza.” racconta l’esperienza vissuta nella Striscia di Gaza, dove arriva nell’aprile 2024, sei mesi dopo l’attacco del 7 ottobre 2023.

Giorgia Wurth, autrice e attrice, nel libro “Che la mia fine sia un racconto. Sogniamo una Palestina libera, intanto la Palestina ha liberato noi.”  invita a rompere il silenzio e a trasformare l’ascolto in consapevolezza, affinché il racconto diventi strumento di cambiamento.

Mohammed Timraz originario di Deir al Balah, nel centro della Striscia di Gaza, prima della guerra era proprietario del Café Grey, luogo di incontro della comunità locale, distrutto dai bombardamenti. A Deir al Balah fonda The Artists’ Tent, uno spazio creativo in cui gruppi di bambini partecipano a laboratori artistici guidati da artisti locali, dipingendo sogni, paure e ricordi dell’infanzia. Nel 2024 dà vita al progetto “heART of Gaza” grazie a quei disegni di bambine e bambini di età compresa tra i 3 e i 17 anni che vivono, o hanno vissuto a Gaza. Oggi i disegni sono opere d’arte terapia e la mostra itinerante conta esposizioni in 150 città d’Italia.

(Riproduzione riservata)

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