Mer 14 Ott 2026
Santuario di Gaggiola

Dal 1° al 4 ottobre il Santuario spezzino celebra il Patrono d’Italia nell’ottavo centenario della morte. Messe, il Transito, un incontro dedicato a Dante e all’arte e le opere di Federico Anselmi. Fra Almiro: «Vogliamo essere un piccolo rivolo di questa sorgente di pace».

«Il Signore vi dia pace».

È il saluto con cui fra Almiro Modonesi e la comunità dei Frati Minori di Gaggiola si rivolgono agli spezzini in occasione della festa di San Francesco. Quest’anno, però, quelle parole assumono un significato particolare: nel 2026 ricorrono infatti gli ottocento anni dalla morte del Santo di Assisi, o, secondo la tradizione francescana, dal suo “transito” dalla terra al cielo.

Dal 1° al 4 ottobre il Santuario di Gaggiola celebrerà San Francesco con quattro giornate di appuntamenti religiosi e culturali. Ma, come già accade ogni anno in occasione della festa di Sant’Antonio, sulla collina tanto cara agli spezzini celebrazione e solidarietà finiscono per diventare due aspetti della stessa storia.

Frate Almiro Modonesi

Quel saluto francescano in un mondo attraversato dalle guerre

Nella lettera indirizzata ai fedeli, fra Almiro parte proprio dal saluto che Francesco voleva fosse utilizzato dai suoi frati quando incontravano le persone lungo il loro cammino: «Il Signore vi dia pace».

Parole antiche che, nell’anno dell’ottavo centenario della morte del Santo, acquistano un significato inevitabilmente contemporaneo.

Fra Almiro richiama infatti la lettera inviata il 10 gennaio scorso da Papa Leone XIV ai ministri generali delle famiglie religiose francescane. Il Pontefice ricorda come Francesco avesse ripreso quel saluto dal Cristo risorto e come attraverso di esso continui a consegnare «ai suoi frati e a ogni credente» un messaggio nel quale «la pace è la somma di tutti i beni di Dio, un dono che scende dall’Alto».

Ma è soprattutto il passaggio successivo a riportare Francesco dentro il nostro tempo: «In quest’epoca, segnata da tante guerre che sembrano interminabili, da divisioni interiori e sociali che creano sfiducia e paura, egli continua a parlare, non perché offra soluzioni tecniche, ma perché la sua vita indica la sorgente autentica della pace».

È su questo legame tra la pace invocata e la pace concretamente praticata che fra Almiro colloca anche l’esperienza di Gaggiola.

«Il nostro Santuario, e tutte le attività caritative che all’ombra di Sant’Antonio sono sorte, vuole essere un piccolo rivolo di questa sorgente e donare a chi ricorre a noi un segno e un luogo di pace».

Una pace, dunque, che non rimane soltanto un’invocazione. A Gaggiola prende la forma dell’accoglienza, del volontariato e dell’aiuto a chi vive una situazione di difficoltà.

Beatitudini Santuario di Gaggiola

La solidarietà che parte dalla collina di Gaggiola

SpeziaMirror ha raccontato più volte questa realtà. Intorno al convento e al Santuario opera infatti durante tutto l’anno una rete di frati, volontarie e volontari impegnati nell’assistenza alle persone in difficoltà.

Ci sono la Mensa Sant’Antonio, che nel solo 2025 ha distribuito oltre 17 mila pasti, l’accoglienza temporanea per chi non ha un riparo, il guardaroba, il servizio docce e la distribuzione dei beni necessari alla cura personale. E c’è l’impegno missionario che arriva fino al villaggio di Kayongozi, in Burundi, dove vengono sostenuti l’accesso all’acqua e all’energia elettrica e strutture sanitarie e scolastiche.

Opere rese possibili dal lavoro dei volontari ma anche dal contributo dei tanti benefattori che negli anni hanno sostenuto il Santuario.

«Voi, cari benefattori, ci permettete di continuare una tradizione secolare – scrive ancora fra Almiro – per prolungare, anche in questo nostro tempo così difficile e conflittuale, l’opera di bene, segno concreto di pace, iniziata da San Francesco più di 800 anni fa e proseguita da Sant’Antonio e da innumerevoli altri frati e volontari».

Anche la festa di ottobre diventa così occasione per sostenere concretamente queste attività attraverso le offerte.

San Francesco raccontato anche attraverso l’arte

A Gaggiola il messaggio francescano passa da tempo anche attraverso l’arte. Ne avevamo parlato a Pasqua raccontando le opere di Federico Anselmi conservate all’interno del Santuario: i grandi cicli dedicati al Cantico delle Creature e alle Beatitudini e l’Ultima Cena collocata nel refettorio.

Federico Anselmi Francesco bacia il lebbroso

Opere realizzate con una tecnica e su materiali particolari, perché Anselmi ha utilizzato anche vecchie vele dismesse dell’Amerigo Vespucci, trasformandole in supporto per la pittura e dando nuova vita a un materiale già carico di storia.

In occasione delle celebrazioni francescane sarà esposta anche Francesco bacia il lebbroso, un’altra opera di Federico Anselmi realizzata su una tela dismessa dell’Amerigo Vespucci. Dopo Gaggiola, l’opera sarà portata ad Assisi nell’ambito delle celebrazioni dedicate a San Francesco.

Il soggetto rimanda a uno degli episodi più significativi della vicenda francescana: l’incontro con il lebbroso, con Francesco che supera inizialmente la propria repulsione e arriva ad abbracciare e baciare colui che la società del tempo teneva ai margini.

Un’immagine che dialoga quasi naturalmente con ciò che accade oggi a Gaggiola: l’attenzione verso chi è fragile, solo o in difficoltà e quella volontà di restituire dignità agli ultimi che attraversa anche la lettera con cui fra Almiro invita gli spezzini alle celebrazioni.

Il viaggio dell’opera verso Assisi assume così un significato particolare nell’anno dell’ottavo centenario: dalla collina francescana della Spezia alla città di Francesco.

Un pellegrino arrivato a Gaggiola

Lorenzo il pellegrino a Gaggiola

E proprio nei giorni che precedono la festa, a Gaggiola è arrivato anche un pellegrino particolare.

È Lorenzo, che SpeziaMirror ha incontrato e raccontato nei giorni scorsi: un uomo che ha scelto da tempo il cammino, la semplicità e la fede come dimensione della propria esistenza. Nel suo passaggio alla Spezia ha voluto visitare proprio il Santuario di Gaggiola prima di riprendere il viaggio.

Una coincidenza temporale, certamente, ma anche un’immagine che si inserisce bene nello spirito di questi giorni: un pellegrino che arriva, si ferma e poi riparte da un luogo francescano mentre quel luogo si prepara a ricordare gli ottocento anni dalla morte di Francesco.

Su Lorenzo il pellegrino leggi anche: Lorenzo, il pellegrino arrivato alla Spezia: «Quello che ti serve, la strada te lo dà

Quattro giorni per San Francesco

Le celebrazioni inizieranno il 1° ottobre con il triduo di preparazione. Il 1° e il 2 ottobre saranno celebrate le Messe alle ore 8 e alle 18.

Venerdì 2 ottobre alle 19 è previsto l’incontro Dante e l’arte raccontano Francesco, curato dai professori Diego Marchini e Clara Vigorito, docenti dell’ISSR Ligure.

Sabato 3 ottobre, dopo la Messa delle 8, alle 17 si terrà la celebrazione del Transito di San Francesco, uno dei momenti più significativi della tradizione francescana, seguita alle 18 dalla Messa della vigilia.

Il momento culminante sarà domenica 4 ottobre, solennità di San Francesco e festa del Patrono d’Italia. Le Messe saranno celebrate alle 8, alle 11 e alle 18.

La celebrazione solenne delle 18 sarà presieduta dal vescovo monsignor Luigi Ernesto Palletti, alla presenza del sindaco della Spezia e delle autorità civili e militari.

Al termine della Messa il sindaco rivolgerà un messaggio alla città e accenderà una lampada davanti alla statua di San Francesco, come segno dell’omaggio della Spezia al Patrono d’Italia.

Un gesto simbolico che chiuderà quattro giorni di celebrazioni e che riporta ancora una volta al messaggio scelto dai frati di Gaggiola per questo ottavo centenario.

Ottocento anni dopo Francesco, la pace resta un’aspirazione tutt’altro che compiuta. A Gaggiola provano a declinarla nella dimensione più concreta e quotidiana: un pasto per chi ha fame, un luogo dove lavarsi, un vestito, un riparo temporaneo, acqua e una scuola dall’altra parte del mondo.

Forse è anche questo il significato di quel semplice saluto con cui fra Almiro apre e chiude la sua lettera agli spezzini: «Il Signore vi dia pace».

Santuario Sant’Antonio · Piazzale S.Antonio, 2 · 19123 La Spezia · Tel: 0187 716477
email: fratigaggiola@gmail.com
siti: www.fratigaggiola.it – www.associazionesanfrancesco.org
IBAN: IT64P0760110700001049768870 Intestato a: Associazione S. Francesco onlus – Santuario Sant’Antonio

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