Ex studente del liceo Pacinotti, Adami dialogherà con Roberto Centi in un incontro a Promostudi aperto al pubblico tra divulgazione scientifica, cultura umanistica e rivoluzione quantistica.
Alla Spezia torna uno dei suoi talenti scientifici più autorevoli. Mercoledì 13 maggio alle ore 17, nell’Aula 5 del Campus universitario di Promostudi in Via Fieschi, Riccardo Adami – spezzino, ex studente del liceo scientifico Pacinotti e oggi professore ordinario al Politecnico di Torino – presenterà il suo libro “Il codice di Schrödinger”, pubblicato da Edizioni Dedalo.
Un appuntamento che unisce divulgazione scientifica, riflessione culturale e legame con il territorio, in un dialogo che con Roberto Centi, docente, filologo classico ed ex dirigente dello stesso liceo frequentato dal fisico spezzino. Un confronto che promette di intrecciare scienza e umanesimo, due dimensioni che nel pensiero del docente del Politecnico di Torino non possono più essere separate.
Adami, oggi docente di Matematica per l’Ingegneria Quantistica e Crittografia Quantistica, è considerato una delle voci italiane più autorevoli nel settore. Ma il suo percorso parte proprio dalla Spezia, dalle aule dell’Anna Frank e del Pacinotti, esperienze che – racconta – hanno avuto un peso decisivo nella sua formazione umana oltre che accademica.
Riccardo Adami
“Devo molto alla mia città, a partire addirittura dalle scuole medie. Frequentavo l’Anna Frank, ed ebbi la fortuna di incontrare una professoressa di lettere straordinaria, Angela Turco, che mi insegnò, oltre alle materie curricolari, l’etica dello studio, del lavoro, e la voglia di approfondire sempre. Anche al Liceo Pacinotti ho incontrato docenti che mi hanno trasmesso la passione non solo per le scienze, ma soprattutto per la filosofia e la letteratura. Poi questa città a un certo punto della vita ti chiede di uscire, di sperimentare il mondo, e non è un male, perché quando poi si torna, cosa che succede quasi a tutti, si ha un patrimonio di vita e di conoscenze da portare e trasmettere”.
Anche il legame con Roberto Centi nasce negli anni della formazione liceale e rappresenta uno dei fili conduttori dell’incontro del 13 maggio.
“Roberto Centi arrivò al Liceo Pacinotti mentre frequentavo la terza liceo. Ci conoscemmo in Consiglio di Istituto. Era un docente giovane che catturava tutti per la cultura e per l’accoglienza che dimostrava: ci faceva vedere che era possibile coniugare una profonda conoscenza non solo con una grande umanità, ma anche con la gioia di esserci, di studiare, di scoprire. Negli anni ho seguito a distanza il suo percorso non solo di studioso e di umanista, ma anche di impegno per la collettività sia nel consiglio comunale della Spezia che nella Regione Liguria. Non ho avuto nessun dubbio sul fatto che fosse lui la persona perfetta per dialogare delle tematiche del mio libro, perché uno dei messaggi che vorrei trasmettere è che la cultura è una, e in un mondo in cui l’arma più micidiale sono i dati, individuali o statistici, non possiamo più permetterci di limitare la nostra cultura alla tecnica o all’umanesimo: abbiamo bisogno di una sintesi dei due aspetti”.
Di seguito l’intervista integrale.
“Il codice di Schrödinger” affronta temi complessi come la fisica quantistica e la crittografia, ma con un taglio divulgativo. A chi si rivolge principalmente il libro? Può essere letto anche da chi non ha una preparazione scientifica specifica?
“È esattamente questa la scommessa: arrivare a chi non ha una preparazione tecnica, in particolare matematica, specializzata. Invece di un manuale, ho voluto scrivere un volume in cui le idee non arrivassero per vie astratte. Ad esempio, la scoperta dei fotoni viene raccontata attraverso un episodio che mi è accaduto davvero presso Schiara, sulla costa tra Porto Venere e Riomaggiore: il mio cellulare sembrava spegnersi ogni volta che lo mettevo in orizzontale, cosicché non riuscivo a scattare fotografie come avrei desiderato. Da quella difficoltà nasce una comprensione della natura della luce più viva e diretta di quella che si ottiene scrivendo le equazioni di Maxwell. Le idee arrivano sempre da esperienze, incontri, magari anche errori e malintesi. Almeno per me è così. “Il codice di Schrödinger” è quindi anche un libro di storie, mia e non solo, e di ripensamenti, di dubbi. Esperienze che tutti attraversiamo, e forse il libro potrebbe aiutare a scoprire che in fondo fare scienza non è un’attività così lontana dalla quotidianità di chi fa altri mestieri.”
Perché, secondo lei, può essere importante partecipare a un incontro come quello del 13 maggio? Chi può essere interessato oltre gli addetti ai lavori? Quale valore aggiunto possono acquisire studenti, curiosi e lettori che saranno presenti alla conferenza?
“All’incontro si parlerà anche di come una teoria scientifica impatta sul modo di vedere il mondo. È un tema centrale del mio libro, ed è un problema aperto. Non ho una ricetta né una soluzione e, per quanto mi guardi intorno, non conosco nessuno che la abbia. Mi piace declinare il rapporto tra scienza e mondo nei termini del mistero: come quella filosofica, anche l’indagine scientifica sgorga dal mistero. Ma negli ultimi decenni c’è una forte tendenza ad abbandonarsi a una retorica e a una vera e propria “posa del mistero”: le cose stanno così e non possiamo capirle, possiamo solo fare dei calcoli. Ecco, io contesto radicalmente questa posizione: persino la più astrusa delle teorie, la meccanica quantistica, quella del gatto “vivo e morto”, dopo cento anni offre delle letture chiarificatrici, almeno in parte. Il mistero è un punto necessario per partire, ma poi comincia un percorso. La buona notizia è che siamo avanti in quel percorso, più avanti rispetto ai grandi padri fondatori come Planck, Einstein e Bohr, ma anche rispetto ai grandi fisici della seconda metà del ventesimo secolo come Feynman. Di fronte al mistero ci sono due possibili opposte derive: “non si può dire niente” oppure “vale tutto”. Sono pericolose entrambe, sia per la conoscenza scientifica, sia per i grandi temi del nostro tempo, compresa la partecipazione politica. Spero che questo tema sia di interesse anche per chi non è addetto ai lavori.”
Gabriella Greison by Maria Pia Pozzi PH
Lo scorso anno, alla Spezia, Gabriella Greison – definita la “rockstar della fisica quantistica” – ha ricevuto il Premio Montale dalle mani del Sindaco. Che cosa la differenzia dal suo lavoro divulgativo rispetto a temi decisamente analoghi?
“Mi piace pensare che tra il mio lavoro e quello, ormai più che decennale, di Gabriella Greison, ci sia una complementarità: Greison è una comunicatrice eccezionale, non solo per quanto riguarda la divulgazione scritta ma anche il teatro e altri media. Sa creare coinvolgimento incarnando la scienza nelle storie di chi l’ha costruita, crea empatia in chi legge e suscita interesse evocando il mistero. Partendo da questa evocazione e da questo coinvolgimento, il mio libro propone un percorso in cui la scienza emerge come processo storico, individuale e collettivo, pur restando un campo aperto, problematico, mai banale. La mia ambizione è fornire una struttura per la curiosità accesa da opere come quelle di Greison. In comune c’è il procedere per storie, il rifiuto della scienza come puro calcolo, un uso consapevole della meraviglia.”
Riccardo Adami
Chi è Riccardo Adami: Nato a La Spezia nel 1972, studente del Liceo Scientifico A. Pacinotti, Lauea in Fisica all’Università di Pisa con lode nel 1996, Dottorato di Ricerca in Matematica presso l’Università La Sapienza di Roma nel 2000, sotto la guida di Gianfausto Dell’Antonio, già collaboratore di Wolfgang Pauli. Marie Curie Fellow presso l’Ecole Normale Supérieure di Parigi dal 2001 al 2003, poi presso La Sapienza di Roma dal 2003 al 2004. Visiting Professor all’Università di Monaco di Baviera (2005,2006,2007,2010), all’Università della California a Berkeley (2009), all’Università del Tohoku a Sendai (Giappone, 2012, 2013, 2014), all’Università di Bonn (2014), all’Università di Parigi “La Sorbona” (2022,2023) e in altre istituzioni internazionali. Ha pubblicato circa sessanta articoli in riviste specializzate internazionali, un testo divulgativo, e ha tenuto circa duecento conferenze in istituzioni di ricerca internazionali.
È Professore Ordinario al Politecnico di Torino, dove insegna Matematica per l’Ingegneria Quantistica e Crittografia Quantistica per la Laurea Magistrale in Quantum Engineering. Ha ricoperto il ruolo di ricercatore presso l’Università di Milano Bicocca e di Junior Fellow presso il Centro di Ricerca Matematica Ennio De Giorgi (Pisa).