
Un volume celebra il percorso umano e artistico di Enrico Imberciadori, figura centrale dell’arte figurativa spezzina e ligure, tra spiritualità, paesaggi e riflessione sull’uomo contemporaneo.
Un omaggio a un pittore spezzino che da più di cinquant’anni è protagonista della vita artistica della sua città: un’opera che mancava e che arricchisce la conoscenza di una delle personalità più significative dell’arte figurativa alla Spezia.
Parliamo della bella monografia “Enrico Imberciadori“, edita da “Le Edizioni del Porticciolo” (collana La Bussola), a cura di Pier Luigi Acerbi, Mara Borzone, Valerio Cremolini, Andrea Imberciadori, Gabriella Toracca, con prefazione del sindaco Pier Luigi Peracchini.
Il volume è stato presentato presso il museo diocesano da Marzia Ratti, alla presenza di un folto pubblico, che ha conosciuto e ha avuto modo di apprezzare, non solo le doti artistiche ma anche quelle umane del professor Imberciadori, attivo da quasi mezzo secolo nel contesto artistico della sua città e della Liguria.
La monografia ripercorre la produzione di Imberciadori, dagli anni ‘60 ad oggi, con interventi critici di esperti locali che hanno messo in luce i vari aspetti della sua percorso artistico, iniziato nei lontani anni ‘50, quando, giovanissimo, iniziava a dipingere, da enfant prodige, le prime vedute paesaggistiche della sua città, della Val di Vara e della Val di Magra.

si può definire un autodidatta, con una formazione non filtrata dai canoni tradizionali dell’Accademia. La sua laurea in Scienze Economiche lo ha portato alla carriera di insegnante di Matematica e Scienze, facendo di lui un personaggio originale nel variegato mondo dell’Arte: “un uomo di Scienza coi piedi per terra“ come lo definisce la critica Mara Borzone.
Da Giacomo Linari, che Enrico Imberciadori definisce il suo unico maestro, l’artista ha ereditato la predilezione per i paesaggi dagli umori terragni, luci cupe, colori “rapidi”: il primo approccio alla natura che caratterizza gli esordi del suo percorso artistico.
Ma come ogni vero artista, Imberciadori si distanzia dal Maestro e trova una sua personalissima linea pittorica. Significativa è l’immagine che è stata scelta per la copertina della monografia: “Divieto”, dipinto a tecnica mista (la preferita dall’artista) del 1996, dove una bicicletta nera è appoggiata, in una cupa ambientazione urbana, che si intuisce periferica e degradata, accanto a un divieto di sosta. La città, uno dei temi preferiti da Imberciadori, diviene simbolo e teatro di solitudini e sofferenze cui l’autore, profondamente religioso, non può che partecipare e, nello stesso tempo divenirne testimone e critico, di fronte a una realtà, che distanziandosi dalla natura amica, può apparire indifferente o addirittura ostile.
Dai primi paesaggi della giovinezza, l’artista evolve a raffigurazioni di una natura sempre più stilizzata, anche con l’ uso di materiali umili quali il cartone: una natura che si esprime attraverso simboli e archetipi (il ramo, una barca o dei ciottoli abbandonati nel letto di un fiume).

La figura umana invece è spesso assente nei dipinti paesaggistici, mentre in altri è quasi sempre stilizzata. Sono una sua felice peculiarità gli uomini- burattini protagonisti di molti quadri: figure tendenzialmente immobili o bloccate (spesso volutamente senza prospettiva), che attendono, come Pinocchio, di poter finalmente divenire uomini.
Qui si coglie la profonda religiosità di Imberciadori: l’ uomo non è che una marionetta senza l’afflato col Divino e l’armonia con la natura che del Divino è espressione.
Sempre degli anni ‘90, che rappresentano il periodo della piena maturità artistica del pittore, si collocano i quadri che rappresentano uccelli morenti, un tema di ecologismo senza retorica, ma con una sincera empatia verso un mondo che non rispetta più il creato.
Nella parte della monografia scritta da Valerio Cremolini si pone in risalto l’ ampia produzione di Imberciadori dedicata a momenti significativi del percorso di Fede dell’uomo e dell’artista e, dalla conoscenza personale che ho avuto con questo raffinato pittore, posso testimoniare che è non così frequente, come nel suo caso, trovare una reale corrispondenza tra opera d’ arte e convinzioni personali, etiche e religiose.

Così, nel decennio degli anni ‘80, ma anche successivamente, troviamo molte opere pittoriche di tema decisamente religioso: le numerose Annunciazioni, la Natività, l’Incontro con la Madre, la Riconciliazione, il Discorso della Montagna, il Redentore.
I temi si fondono nella sua più recente produzione: emblematico è uno dei dipinti più recenti ”Insieme festeggiamo“ (tecnica mista su tela, 2025), dove una sorta di processione di uomini e donne stilizzati procede verso una meta che, come si deduce dallo sfondo (la cattedrale di Cristo Re), non può che essere il Divino, la speranza di chi non vuole cedere al nichilismo della nostra epoca.
Enrico Imberciadori è nato nel 1937 alla Spezia, dove vive e opera. Laureato in Scienze economiche e commerciali, è stato docente di Matematica e Scienze. Presidente dell’Ucai (Unione cattolica artisti italiani ) della Spezia dal 1989 al 2007, e membro del Consiglio direttivo nazionale, è componente della Commissione d’Arte sacra della diocesi della Spezia, Sarzana e Brugnato. Nel 2013 ha ricevuto l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana“ per la sua attività artistica. E’ presente nel “Dizionario degli artisti liguri“ (Genova, 1998). Suoi mosaici adornano la facciata della chiesa di San Giovanni Battista a Migliarina (2003- 2007).Sue opere sono esposte in collezioni private e pubbliche permanenti (fra le altre: Regione Liguria Genova, Palazzo del Governo La Spezia, Camec La Spezia)
By Gabriella Mignani
