Mer 14 Ott 2026
Al Castello di Lerici la mostra dedicata all’artista spezzino nel cinquantesimo anniversario della scomparsa. Un percorso tra paesaggi, ritratti, sperimentazioni pittoriche e le drammatiche testimonianze della prigionia a Mauthausen. In un video Francesco Vaccarone racconta il suo maestro.

Giuseppe Umberto Caselli, per tutti Pino Caselli, è uno di quegli artisti che gli spezzini conoscono da sempre. Le sue marine, le vedute del Golfo, i paesaggi della costa sono entrati nelle case di generazioni di collezionisti e di persone comuni, diventando quasi parte dell’identità figurativa del territorio. Ma Caselli non è stato soltanto il pittore delle marine. La sua produzione attraversa linguaggi, tecniche e sensibilità differenti, raccontando un artista capace di confrontarsi con alcune delle grandi correnti della pittura del Novecento.

È proprio questo il Caselli che la mostra “Caselli 50” intende restituire al pubblico, nel cinquantesimo anniversario della sua scomparsa.

L’esposizione, promossa dal Comune di Lerici in collaborazione con STL (Sviluppo Turistico Lerici) e curata da Paolo Asti e dall’Associazione Startè insieme all’Archivio Caselli, viene inaugurata sabato 10 ottobre alle ore 17 al Castello di Lerici e resterà aperta fino al 29 novembre.

Novanta opere, provenienti da collezioni pubbliche e private, per ricostruire un percorso artistico che va ben oltre la rappresentazione del paesaggio ligure.

Pino Caselli, una vita alla Spezia e una pittura aperta al Novecento

Paolo Asti e Marco Russo Sindaco di Lerici

Nato il 5 luglio 1893 a Villarottan (RE), Giuseppe Guglielmo Umberto Caselli si trasferisce ancora bambino alla Spezia, città nella quale vivrà e lavorerà per tutta la vita, fino alla morte, avvenuta il 19 dicembre 1976.

La sua formazione artistica passa attraverso la Scuola libera del nudo dell’Accademia di Belle Arti di Firenze e prosegue alla Spezia con il maestro Felice Del Santo, che frequenta insieme all’amico Ercole Salvatore Aprigliano.

Sono anni nei quali il giovane Caselli entra in contatto con un ambiente artistico particolarmente vivace. Conosce Antonio Discovolo e Lorenzo Viani e, già dal 1913, frequenta il mondo culturale che gravita intorno alla rivista L’Eroica, fondata dallo scrittore spezzino Ettore Cozzani.

La sua pittura, inizialmente vicina al divisionismo dei primi anni del Novecento, evolve progressivamente verso un espressionismo personale, nel quale il colore e la composizione diventano strumenti per rappresentare non soltanto ciò che l’artista vede, ma anche ciò che sente.

È una ricerca che lo accompagnerà per tutta la vita, anche quando il paesaggio del Golfo diventerà uno dei soggetti più riconoscibili della sua produzione.

Mauthausen, la prigionia e gli incubi delle Erinni

Un passaggio decisivo nella vita e nell’arte di Caselli è rappresentato dalla Prima guerra mondiale.

Catturato e internato nel campo di prigionia di Mauthausen, in Austria, vi rimane dal 1915 al 1918. Si tratta del campo per prigionieri di guerra della Grande Guerra, da non confondere con il successivo campo di concentramento nazista.

L’esperienza della prigionia segna profondamente il pittore. La sua tavolozza e il suo linguaggio si fanno più duri, le immagini assumono una forza drammatica che trova espressione nelle opere dedicate all’internamento e, successivamente, nel ciclo delle Erinni, figure inquietanti che richiamano gli incubi e le visioni di Francisco Goya.

Sono dipinti che sembrano anticipare, nella loro tensione espressiva, gli orrori che avrebbero attraversato l’Europa durante la Seconda guerra mondiale.

È stato anche ipotizzato che durante gli anni della prigionia Caselli possa essere entrato in contatto con Egon Schiele, attivo a Vienna in quello stesso periodo.

La mostra dedica uno spazio specifico alle opere legate a Mauthausen, collocate nelle celle del Castello, dove il rapporto tra i dipinti e l’ambiente contribuisce a restituire la drammaticità di quella esperienza.

Inaugurazione Mostra Caselli

Paolo Asti, presidente dell’Associazione Startè e segretario dell’Archivio Caselli, si interroga anche sul significato che la pittura può aver avuto per l’artista durante la prigionia: forse una forma di resistenza interiore, quasi una terapia per affrontare una condizione di estrema sofferenza.

Francesco Vaccarone racconta il maestro

Tra gli elementi più interessanti della mostra c’è anche un video nel quale Francesco Vaccarone, allievo di Caselli, racconta il pittore attraverso ricordi personali, aneddoti e testimonianze.

Vaccarone sottolinea come il valore artistico del maestro fosse riconosciuto e apprezzato anche da importanti personalità del mondo dell’arte e della cultura, ben oltre i confini spezzini.

Vaccarone aveva appena sedici anni quando, nel 1956, entrò per la prima volta nello studio del maestro.

«La bellezza e la tragedia animavano le sue immagini», avrebbe ricordato molti anni dopo, descrivendo la convivenza, sulle pareti dello studio, delle inquietanti Erinni con i dipinti nati dalla meraviglia per il paesaggio e la costa spezzina. «Vederlo lavorare era sempre un nuovo spettacolo di bravura, di intelligenza, di poesia, di grande padronanza tecnica».

Un giudizio che Vaccarone estendeva anche alle ultime opere dipinte da Caselli negli anni Settanta, nello studio di Santo Stefano Magra, ammirandone la capacità di sintesi e l’orchestrazione dei bianchi.

«È stato per me un maestro a cui devo molto. Mi ha insegnato a dar voce senza timore alle mie inclinazioni, alla mia creatività».

Vaccarone, scomparso nel 2024, mantenne per tutta la vita un rapporto profondo con la memoria del maestro, tanto da assumere la presidenza dell’Archivio Caselli, incarico ricoperto fino alla morte.

Un artista amato dagli spezzini, ma poco presente nei grandi circuiti espositivi

Nel corso della sua lunga carriera Caselli realizza migliaia di opere. Dipinge il Golfo, la costa, la Lunigiana, le barche, i pescatori, i personaggi della vita cittadina. Una produzione vastissima, che trova nelle abitazioni spezzine una diffusione probabilmente senza confronti con quella di altri pittori locali. Eppure la sua presenza nelle grandi esposizioni e nei circuiti artistici nazionali non appare proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro prodotto.

Nel 1933 partecipa al Premio nazionale di pittura del Golfo, organizzato da Filippo Tommaso Marinetti, tornando poi in numerose edizioni successive. Espone anche alla Società Promotrice di Belle Arti di Genova e in diverse rassegne regionali e nazionali.

Tra le mostre personali ricordiamo quellla del 1930 all’Albergo Croce di Malta , alla Galleria Adel nel 1959 e alla Galleria Minotauro nel 1971. Nel 1981, cinque anni dopo la morte, gli viene dedicata un’esposizione al Centro Allende. Ma le vere gallerie di Caselli sono ancora le case degli spezzini. Chi possiede una sua opera la conserva gelosamente e valorizza l’attività svolta dall’Archivio Caselli, istituito da Startè nel 2016, che ha censito e catalogato centinaia di opere appartenenti a collezioni pubbliche e private.

Dalle case dei collezionisti al Castello di Lerici

Proprio i collezionisti hanno avuto un ruolo fondamentale nella realizzazione di “Caselli 50”, mettendo a disposizione opere normalmente custodite nelle loro abitazioni. «Le opere viaggiano, non stanno mai ferme. Viaggiano al punto che oggi hanno lasciato le vostre case e sono arrivate a una mostra, in un castello», osserva Paolo Asti.

E le opere di Caselli hanno viaggiato anche molto lontano. Le sue marine sono approdate sul mercato internazionale, raggiungendo città come Londra, New York e Boston.

Asti racconta anche una curiosità, precisando di non averne una conferma documentale: qualcuno avrebbe riconosciuto una marina di Caselli sullo sfondo di una scena di un film hollywoodiano con Frank Sinatra.

Un’ipotesi che potrebbe trovare una spiegazione nella presenza delle navi americane alla Spezia nel dopoguerra, quando marinai e ufficiali avrebbero potuto acquistare dipinti del Golfo per portarli con sé negli Stati Uniti.

Una mostra per scoprire un Caselli meno conosciuto

L’allestimento al Castello di Lerici è organizzato per nuclei tematici, con particolare attenzione alla varietà dei linguaggi pittorici e alle differenti stagioni della produzione dell’artista. Un lavoro complesso, anche per le caratteristiche degli spazi storici del Castello, che non dispone delle attrezzature di un museo tradizionale.

La mostra segna il ritorno di una grande esposizione monografica dedicata a Caselli nel territorio lericino, a dieci anni da “Con gli occhi di Caselli”, allestita nel 2016 al Castello di San Terenzo.

La mostra che viene inaugurata oggi è stata presentata anche nella Sala Stampa della Camera dei Deputati, alla presenza del presidente della Commissione Cultura Federico Mollicone e di Umberto Croppi, presidente dell’Accademia di Belle Arti di Roma. Un riconoscimento istituzionale che contribuisce a riportare l’attenzione su un artista la cui opera merita di essere conosciuta anche fuori dal territorio spezzino.

Accanto all’esposizione al Castello sono previste una mostra diffusa nelle attività commerciali del territorio, la pubblicazione di un ricchissimo catalogo e iniziative rivolte ai bambini e ai ragazzi.

Leggi anche:Svelato il “dipinto ritrovato”: al Castello di Lerici una mostra che racconta cinque secoli di immagini


Caselli 50 – Castello di Lerici

Inaugurazione: sabato 10 ottobre 2026, ore 17.

Periodo espositivo: dal 10 ottobre al 29 novembre 2026.

Informazioni: www.archiviocaselli.it – info@starteitalia.it

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