
Nella serata del 29 maggio, il sipario è calato tra gli applausi entusiasti del pubblico su “Le donne di Pablo” al Teatro Impavidi di Sarzana. “Ci saranno delle repliche, si spera che sia così“, ha dichiarato Fabrizia Fazi, regista e sceneggiatrice dello spettacolo dedicato a Picasso e alle sue donne, interpretato mirabilmente dalle attrici Giovanna Ghezzi, Emanuela Cristofaro, Gabriella Alibani, Antonella Rebisso e Barbara Di Capua, con Silvano Pelagotti nel ruolo del pittore.
Fabrizia Fazi vanta un lungo e sorprendente elenco di esperienze artistiche. È attrice in opere teatrali e cinematografiche, regista di teatro e cortometraggi, nonché insegnante di recitazione in molte scuole della provincia spezzina. Nonostante viva di palcoscenico, non ama apparire e la sera della prima ha lasciato gli applausi interamente ai suoi attori, non presentandosi sul palco nonostante il pubblico la reclamasse. Tuttavia, ha accettato di rispondere ad alcune domande per Spezia Mirror.
Calato il sipario, cosa le è rimasto più impresso dello spettacolo “Le donne di Pablo” al Teatro Impavidi?
“A pochi giorni dalla prima, mi sono rimasti nelle orecchie i tanti applausi ricevuti, al termine di ogni quadro, da parte del pubblico. I commenti positivi degli amici, dei conoscenti e dei tanti sconosciuti, le critiche sia positive che negative, le quali, se costruttive, servono per migliorare.”
Per andare in scena avete provato per tanti mesi. Ci racconti come è stato preparato lo spettacolo?
“Devo ringraziare tutti: attrici, attori, tecnici, per l’impegno che hanno messo nell’affrontare un testo così complesso, che io cambiavo spesso, dopo averlo misurato con le prove. Non avendo un teatro a disposizione, ahimè, le prove le abbiamo fatte in uno spazio ristretto rispetto a quello che ci sarebbe servito.”
Perché ha scelto Picasso e le sue donne?
“Mi ha sempre affascinato la vita privata dei ‘Geni’ sia nell’arte figurativa che nella scienza. Per questo mi è parso giusto indagare nella vita privata di questo grande artista, che ha rivoluzionato l’arte del ‘900, nel rapporto con le sue donne, le quali sono state anche le sue muse ed hanno contribuito al suo successo.”
Della sua assenza al momento degli appalusi?
L’ applauso del pubblico è un applauso al mio lavoro, non era necessario che mi presentassi per averne un altro. Non ho mai visto nessuno regista a Roma o a Milano presentarsi al pubblico dopo lo spettacolo, è un’ usanza che recentemente purtroppo, è diventata una consuetudine, anch’io in altri spettacoli, chiamata ripetutamente dal pubblico e dagli attori ho ceduto a questa debolezza. Agli Impavidi ho chiesto agli attori/ attrici di non chiamarmi, loro hanno rispettato il mio desiderio.
Di quale aiuto ha bisogno una donna di teatro come lei per mettere in scena opere teatrali di qualità come “Le donne di Pablo”?
“Mi piacerebbe che le istituzioni, come fanno ogni anno, trovassero un luogo specifico, permanente, dove tutti possano avere la possibilità di provare, sperimentare e confrontarsi. Alcuni sono già attivi e funzionano, ma forse qualcuno in più non guasterebbe.”
Oltre “Le donne di Pablo” ci saranno nuovi spettacoli?
“Andremo in scena prima della fine del 2024 con un nuovo allestimento del quale non posso dire di più.”
