Una barca che suona: il violoncello del mare incanta il Convento di San Leonardo al Palco di Prato
È stato un momento fuori dal tempo, capace di unire arte, memoria e spiritualità. A margine della cerimonia del Premio Montale Fuori di Casa 2025 – svoltasi il 30 aprile nel suggestivo Convento di San Leonardo al Palco a Prato – il musicista giapponese Issei Watanabe ha regalato al pubblico un concerto emozionante con uno strumento che è molto più di un violoncello.
Quel violoncello, infatti, un tempo era una barca. Non uno dei tanti legni anonimi: le sue fasce sono assi autentiche, su cui hanno camminato donne, uomini e bambini in fuga dalla guerra e dalla povertà. Strappate alla distruzione – le imbarcazioni dei migranti, giunte a Lampedusa, venivano considerate “corpo di reato” e smaltite – sono state salvate e trasformate in strumenti musicali dalla Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti.

Nel carcere di Opera, dove da dieci anni la Fondazione gestisce una liuteria, cinque persone detenute, formate e assunte come liutai, hanno costruito questo violoncello. Il lavoro in carcere, qui, si fa davvero rieducazione, nel senso più pieno che la Costituzione italiana esprime all’articolo 27.
Questo strumento fa parte dell’Orchestra del Mare, un progetto della Fondazione presieduta da Arnoldo Mosca Mondadori, che dal 2021 ha già realizzato 15 violini, 6 viole, 4 violoncelli, un contrabbasso e un clavicembalo, tutti con legni di barche usate per la traversata del Mediterraneo. Uno di questi concerti, diretto da Riccardo Muti, si è tenuto proprio a Lampedusa, davanti al mare da cui quei legni erano partiti, ritornati poi come voce e testimonianza. Altri concerti si sono tenuti di fronte al Presidente Sergio Mattarella e al Papa Francesco che non a caso nel suo primo viaggio fuori dal Vaticano si era recato proprio a Lampedusa.
Il suono che ha avvolto la navata del convento non è stato solo estetico: era una voce. Una voce che parla per chi non può più farlo, per chi ancora oggi affronta il mare cercando salvezza. Un suono che chiede ascolto. Che chiede memoria.
Il pubblico presente ha tributato un lungo e commosso applauso al poeta Massimiliano Bardotti, premiato per la sezione “Poesia e Anima”, ma soprattutto al violinista di origine giapponese, profondamente toccato dalla forza simbolica e umana della musica e della poesia che aveva appena condiviso.
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