In occasione della premiazione di Marco Ansaldo a Genova, nella cornice di Palazzo Tursi, abbiamo intervistato la Presidente del Premio Montale Fuori di Casa, Adriana Beverini, per fare il punto sull’edizione 2026, anno che segna il trentesimo anniversario del Premio. Dalla rinnovata centralità di Genova – città profondamente legata a Eugenio Montale – alla scelta dei premiati, fino al profilo di Marco Ansaldo, giornalista e analista geopolitico di respiro internazionale, emerge con chiarezza la linea culturale del Premio: valorizzare figure capaci di unire radici e visione globale, nel segno di un dialogo continuo tra letteratura, informazione e impegno civile.
Guardando all’edizione 2026 del Premio Montale Fuori di Casa, quali sono le città coinvolte e gli eventi più significativi in programma nei prossimi mesi?
Innanzitutto dopo anni nei quali il Premio si stava radicando maggiormente a Milano rispetto a Genova e Firenze almeno dal 2025 mi pare possa dirsi che torna a parlare più “genovese” .E ciò lo dico perché dopo aver assegnato nel 2025 nel cinquantesimo anniversario del Premio Nobel a Montale tre premi a tre illustri genovesi come il Critico Letterario Francesco De Nicola, il poeta e scrittore Maurizio Gregorini e il Fisico di livello internazionale Alberto Diaspro, anche nel 2026 il premio verrà assegnato a due insigni genovesi, il 7 maggio al giornalista, scrittore, analista geopolitico Marco Ansaldo e il 21 settembre al critico d’arte Matteo Fochessati conservatore della Wolfsoniana di Genova. Continua dunque la nostra ricerca di focalizzarci su “genovesi internazionali ” perché questo è il passato di Genova e dei genovesi: aver avuto un ruolo internazionale nel mondo e continuare anche nel futuro ad averlo.

L’interesse nei confronti della città di Genova e dei genovesi sta evolvendo?
In effetti stiamo sentendo più vicina a noi la città di Genova e qui intendo ringraziare il Comune di Genova, la Fondazione Carige che per la prima volta quest’anno ci ha offerto il suo sostegno, la Camera di Commercio di Genova che dal 2025 non ci fa mancare il suo appoggio anche offrendoci sedi illustri e Palazzo Ducale che ogni volta in cui abbiamo richiesto la sua collaborazione sempre ha risposto positivamente alle nostre richieste. In ultimo ma non per noi, anzi motivo di grande orgoglio, notiamo una maggiore vicinanza al nostro Premio della famiglia Montale per la quale sempre abbiamo mostrato e mostreremo un grande rispetto. Per tutti questi motivi stiamo recuperando un aspetto importante di Eugenio Montale e cioè la sua dimensione internazionale anche se egli mai ha rinunciato alle sue radici “genovesi”. Ricordo a questo proposito che la professoressa Bianca Montale mi raccontava che lo zio Eugenio in famiglia amava parlare il dialetto genovese.Del resto ciò che dico non è del tutto nuovo dal momento che in passato già abbiamo premiato dei genovesi importanti critici letterari e professori Universitari come il professor Stefano Verdino, il professor Enrico Testa, il professor Franco Contorbia, oltre che una realtà prestigiosa della città di Genova, la “Giovine orchestra genovese“. 
A questo aspetto che vi atterrete anche nel futuro nella scelta dei premiati? Genovesi o genovesi internazionali?
No, non solo .In questi anni abbiamo portato a Genova e premiato personaggi di spicco della scena nazionale e internazionale come gli scrittori Alessandro D’Avenia, ed Eraldo Affinati ,il critico musicale Alberto Mattioli, il musicista Emiliano Toso, la professoressa Grazia Marchiano Zolla, l’ambasciatore e giornalista Stefano Stefanini, il poeta cinese Zhao Lihong e continueremo a farlo .Tuttavia un posto priviligiato sarà lasciato ai genovesi, meglio se “internazionali” .
Sappiamo però che il Premio ha già assegnato quest’anno un Premio nella sezione “Montale Senatore ” in Senato a Roma nel mese di febbraio e che altre premiazioni importanti si stanno preparando.
Sì, abbiamo già avuto premiazioni di prestigio e altre ne avremo nel mese di maggio .Desidero citarne almeno due: a Torino nella sede del Polo del Novecento verrà premiato il poeta Beppe Mariano il 12 maggio e il 28 maggio assegneremo a Lucca nell’auditorio San Romano il premio nella sezione In Limine al professor Bruno Neri dell’università di Pisa.

E a Milano e a Firenze?
Non ci dimentichiamo certo di queste due città dove Montale ha vissuto. A Milano assegneremo almeno tre premi grazie alla collaborazione ella Fondazione Cariplo che continua ad appoggiarci e a Firenze la sezione “Il Genio delle Donne” che si realizza grazie alla Regione Toscana e al Gabinetto Vieusseux. .Ma di questo parleremo nei prossimi mesi .
Vogliamo parlare ora della cerimonia a Palazzo Tursi del 7 maggio, perchè premierete Marco Ansaldo?
Ansaldo è un uomo dai molteplici talenti e vocazioni così come fu il Premio Nobel Eugenio Montale. E’ riuscito infatti ad eccellere sia nel giornalismo, viaggiando nei principali teatri geopolitici, in particolare in Medio Oriente, Asia, Africa e America Latina, che nella letteratura.
Per oltre vent’anni è stato infatti una delle firme di punta del quotidiano la Repubblica, per il quale ha ricoperto incarichi di grande rilievo internazionale e, pur avendo concluso il suo rapporto continuativo con questa storica testata giornalistica nel 2022, ha continuato a collaborare come analista geopolitico, con editoriali e approfondimenti su temi legati alla Turchia e al Vaticano. Per Repubblica, come vaticanista, ha seguito i pontificati di Papa Benedetto XVI e di Papa Francesco, due Conclavi, decine di viaggi papali, il caso dei Corvi in Vaticano e gli scandali Vatileaks 1 e 2 e da più di dieci anni scrive di Vaticano per il prestigioso settimanale tedesco Die Zeit.

In che modo l’esperienza pluridecennale di Marco Ansaldo in Turchia ha influenzato il suo modo di raccontare il Paese? Si può parlare, più che di semplice giornalismo, di una forma narrativa più ampia, quasi letteraria? E in che rapporto si colloca il suo sguardo con quello di Eugenio Montale, che negli anni Cinquanta descrisse Istanbul sulle pagine del Corriere della Sera, in particolare nell’articolo del 1956 poi confluito in Fuori di casa?
Il confronto tra Ansaldo e Montale è particolarmente suggestivo perché mette in dialogo due sguardi diversi ma sorprendentemente affini. Montale descriveva Istanbul come un “luogo metafisico e malinconico”, sospeso tra Asia ed Europa, capace di incarnare quella sensazione di hüzün — una malinconia profonda e stratificata — evitando ogni facile esotismo. La città emergeva nei suoi scritti come un deposito di storia, in cui passato imperiale e modernità convivono senza mai fondersi del tutto.
A distanza di oltre mezzo secolo, Ansaldo raccoglie idealmente quel testimone, ma lo declina in chiave contemporanea. Nei suoi reportage e nei suoi libri — come La marcia turca (2023) e Mare Nero. Sei paesi, le leggende, la guerra (2026) — Istanbul e la Turchia non sono solo oggetti di contemplazione, ma snodi centrali della geopolitica globale. Il suo sguardo unisce partecipazione emotiva e analisi lucida: da un lato la dichiarazione d’amore per la città (“Si può amare una città come se fosse una persona?”), dall’altro la consapevolezza del ruolo strategico della Turchia, ormai interlocutore imprescindibile tra NATO, Russia e Ucraina.

In questo senso, Ansaldo amplia la lezione di Montale: se il poeta coglieva l’anima sospesa e malinconica della città, il giornalista ne interpreta anche il presente e il futuro, trasformando il racconto in uno strumento per comprendere gli equilibri internazionali. Il suo recente incarico ai Musei del Mare di Genova rafforza ulteriormente questo ruolo di “ponte” culturale tra Italia e Turchia, dove esperienza personale, narrazione e visione geopolitica si intrecciano in modo naturale.
Anche in questa premiazione verranno donati ai partecipanti dei libri del premiato?
Certamente, fino ad esaurimento scorte. Come ormai consuetudine il Premio Montale non assegna denaro ai vincitori delle varie sezioni ma acquista e dona agli spettatori opere dei Premiati.
A dialogare con Ansaldo è stato scelto Andrea Orlando. Quale sarà il suo contributo?
Andrea Orlando è stato Ministro della Repubblica per ben quattro volte, anche lui è un esempio di un Ligure che ha raggiunto prestigiosi incarichi nel suo percorso di vita e professionale. Conosce bene Marco Ansaldo e le sue competenze geopolitiche, il confronto non può che rivelarsi interessante e fecondo in un momento di grandi tensioni internazionali con forti impatti nella vita di tutti i giorni.
In copertina Palazzo Tursi
(Riproduzione riservata)
