Gio 14 Mag 2026

All’oratorio di Mazzetta prende vita “Il paese che non c’è più”, intensa rilettura contemporanea di Spoon River firmata da Silvano Pelagotti e Paola Settimini: uno spettacolo che attraversa memoria, silenzio e inquietudini della società moderna.

Venerdì 15 maggio ore 21.00 c/o l’oratorio di Mazzetta in via Ugo Foscolo 2 alla Spezia andrà in scena lo spettacolo: “ Il paese che non c’è più. ” Un ponte tra memoria e presente, dove il silenzio si fa racconto e i confini tra vita e morte sfumano nella poesia.

In un’epoca dominata dalla distrazione e indifferenza, il teatro torna a interrogarci sulla capacità di restare in ascolto. Prende il via lo spettacolo “Spoon River – Il paese che non c’è più”, un’opera corale di forte impatto emotivo che rilegge il capolavoro di Edgar Lee Masters attraverso una lente contemporanea e suggestiva.

L’opera: oltre l’Antologia
Non una semplice trasposizione, ma una drammaturgia originale firmata dall’attore spezzino Silvano Pelagotti, che ne cura anche la regia insieme a Paola Settimini. Il progetto ha già ottenuto un importante riconoscimento critico, ricevendo una menzione di merito al prestigioso Premio Giuseppe Antonio Borgese.

Paola Settimini

Al centro della scena, un piccolo paese “che potrebbe essere ovunque” diventa il teatro di un’epifania: le voci di chi non c’è più riemergono dal silenzio. Non per reclamare giustizia o sollevare giudizi, ma per consegnare ai vivi la verità di esistenze fatte di sogni interrotti e segreti mai svelati.

L’elemento narrativo centrale è la figura di un ragazzo vivo, che funge da tramite e catalizzatore. È lui ad attraversare il confine sottile della memoria, guidando lo spettatore in una dimensione dove il realismo si intreccia indissolubilmente con la poesia.

Lo spettacolo si avvale di un cast affiatato che dà corpo e anima alle ombre di Spoon River: Enza Costa, Francesco De Antoni, Massimo Giorda, Lara Montepagani, Silvano Pelagotti, Raffaello Piotto.

Per approfondire il senso profondo di questa messa in scena, abbiamo rivolto alcune domande al regista Silvano Pelagotti”.

Silvano Pelagotti

“Antologia di Spoon River” è un classico intramontabile. Qual è stata la sfida principale nel trasformare queste poesie in una drammaturgia originale che lei definisce “Il paese che non c’è più”?

“La sfida più grande è evitare una ripetizione, una brutta copia del testo originale. Quindi, il nostro lavoro si è basato su una citazione, ovviamente, del romanzo nel modo di esporre gli argomenti tramite quasi monologhi delle singole anime, così come Spoon River, e nel trattare l’argomento della morte in alternativa a quello del mondo dei vivi.
Però, mentre in Spoon River, testo originale, si trattava esclusivamente di una critica politica e anche sociologica in parte, questa è una critica diversa: è una critica esistenziale, è una critica più profonda che si basa sull’analisi della società attuale e di come le persone reagiscono agli eventi, per arrivare a dire che l’unico mondo vero, l’unico mondo vivo, è quello dei morti, non quello dei vivi, come si potrebbe pensare, perché i vivi dormono, non si accorgono di ciò che succede.”

Dirigere un cast corale così affiatato richiede una ricerca particolare sull’ascolto e sul silenzio. Come avete lavorato con gli attori per dare “corpo e anima” a personaggi che, per definizione, appartengono a una dimensione altra?
Le difficoltà nel dirigere questo gruppo di attori, che poi sono anche amici, è stato nel dover creare il personaggio descritto, cioè di rendere una recitazione che facesse vedere tutta l’emotività che il personaggio voleva esprimere, e così come nel testo. E ci abbiamo lavorato, c’è stata molta partecipazione, molta collaborazione da parte degli attori e credo che siamo riusciti a centrare l’obiettivo.”

Il sottotitolo recita “Il paese che non c’è più”: quanto c’è della nostra realtà odierna in queste storie di “ombre” e quanto è importante, oggi, dare voce a chi è rimasto in silenzio?
Se capisco bene quello che voleva intendere la domanda, il fatto che il paese non c’è più, perché per paese si intende una realtà sociale viva e attiva. Non c’è più perché in realtà noi arriviamo a dire che questa vita, vitalità, la gente che compone il paese non c’è, non esiste in realtà. Esiste nel cimitero del paese. E bisognerebbe leggere il testo per capire esattamente le mie risposte. Comunque se sono a disposizione per eventuali chiarimenti.”

Un appuntamento imperdibile per chi cerca nel teatro non solo intrattenimento, ma un’occasione per fermarsi e riscoprire ciò che resta quando tutto il resto svanisce.

“Spoon River – Il paese che non c’è più”:Venerdì 15 maggio ore 21.00 c/o l’oratorio di Mazzetta in via Ugo Foscolo 2 La Spezia Info e prenotazioni: 340 526 0706

Regia di Paola Settimini e Silvano Pelagotti
Drammaturgia: Silvano Pelagotti

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By Catia Cidale

(Riproduzione Riservata)

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