
Alle origini dell’Impressionismo
Nel 1667 nasce a Parigi il Salon Carré, presso il Louvre, che espone dipinti e sculture creati da membri dell’Accademia Reale; con la Rivoluzione francese si apre agli artisti esterni, le cui opere devono rispondere ai canoni fissati dalla prestigiosa Commissione. I lavori premiati sono nuovamente riproposti per passare al vaglio dei critici e del pubblico (appassionati, collezionisti, esperti, artisti) che ne decretano il definitivo successo. Ai suoi margini e in quello che era stato lo studio del fotografo Nadar, in Boulevard des Capucines n. 35, il 15 aprile del 1874 Berthe Morisot, unica donna a esporre, prende parte alla rassegna di pittura, scultura e incisoria che dalla cronaca transiterà alla storia. È in bella compagnia di altri ventinove personaggi decisi a trasgredire le regole accademiche, organizzando insieme una mostra di 165 opere al di fuori dalle vie ufficiali: sorge così la corrente d’arte che da 151 anni chiamiamo Impressionismo. Fra questi rivoluzionari della pittura diverranno universalmente famosi “I Magnifici Sette”: Oscar-Claude Monet, Pierre-Auguste Renoir, Edgard Degas, Alfred Sisley, Camille Pissarro (l’anima del gruppo), Paul Cézanne e, infine, la nostra Berthe.
Un talento che sboccia a Parigi

Lei nasce a Bourges, nella regione Centro-Valle della Loira, il 14 gennaio 1841. Nel 1852 i Morisot si trasferiscono a Parigi, dove Berthe rimarrà tutta la vita. Tre anni dopo frequenta lezioni di disegno e nel 1858 esegue le prime copie di opere esposte al Louvre (una tipica tradizione artistica), fra cui “Calvario” del Veronese.
La via è tracciata nel 1860, quando viene accolta nello studio di Jean-Baptiste Camille Corot, uno dei maggiori paesaggisti, e poi in quello del suo allievo Achille Oudinot. Negli anni 1865-’67 è ammessa al Salon e inizia il suo percorso artistico giovanile.
Manet, l’incontro che cambia tutto
Negli anni 1868-’70 Berthe al Louvre conosce Édouard Manet, il pittore di “Déjeuner sur l’herbe” e di “Olympia”, e ciò consente alle due famiglie di frequentarsi e a lei di posare, divenendo una delle sue modelle preferite sino alla svolta impressionistica del 1874. Nei due anni precedenti espone ancora al Salon dove alcune opere le vengono rifiutate. Nel 1874 sposa Eugène Manet, fratello minore di Édouard; l’anno dopo insieme a Monet, Renoir e Sisley presenta i suoi dipinti all’asta organizzata all’hotel Drouot.
Partecipa alla seconda (1876) e terza (1877) mostra degli impressionisti; il 14 novembre 1878 la nascita dell’unica figlia, Julie Manet, la costringe a una pausa artistica, per riprendere alla sesta e settima rassegna. Trascorre l’inverno 1881-’82 a Nizza (dove tornerà in quello 1888-’89), nel 1882 soggiorna a Genova e Firenze.

Luce, colore e femminilità
Nei pressi di Place de l’Étoile l’anno successivo Berthe fa costruire un immobile e nell’appartamento di famiglia, al piano terra, apre le porte del suo salotto-atelier, ricco di rimandi all’architettura e al paesaggio ligure, amato per le rive e la luce mediterranea.
Nel 1884 stringe amicizia con il poeta simbolista Stéphane Mallarmé e con Monet, due anni dopo fa altrettanto con Renoir e partecipa all’ottava – e ultima – rassegna impressionista. Nel 1887 è presente con lo stesso Pierre-Auguste e Monet all’esposizione internazionale allestita dall’importante gallerista Georges Petit. Solo cinque anni dopo la galleria Boussod e Valadon dedica alla donna impressionista la sua unica personale. Berthe muore nel 1895 e sarà la figlia Julie, pure lei pittrice ma di rango inferiore, a rivelare al grande pubblico l’opera della madre.
Monet e la nascita del nome “Impressionismo”

Portiamoci ora alle radici stesse del movimento impressionista e pertanto a Oscar-Claude Monet (1840-1926), pittore paesaggista nell’anima, che ama dipingere en plein air. Accettato al Salon ufficiale del 1865, negli anni successivi il caposcuola del gruppo e i suoi sodali sono sistematicamente rifiutati poiché i membri dell’Accademia pubblica considerano fuori da ogni regola la scelta di sacrificare l’accuratezza del disegno, privilegiando colori intensi e colpi di luce che dominano l’immagine.
Nel suo lungo soggiorno londinese post 1870 Claude incontra William Turner, il primo a pensare il paesaggio come un insieme di sensazioni coloristiche nella luce; dal 1872, fra Normandia e Argenteuil, sulla Senna a Nord-Ovest di Parigi, è alla ricerca della mutevolezza del paesaggio e dei suoi colori con il minimo variare della tonalità di luce alle diverse ore del giorno e delle stagioni.

Nel tardo autunno del 1872 nasce “Impression, soleil levant”, dipinto esposto alla mostra collettiva del 15 aprile 1874, che dà il nome all’intero movimento ed è ora al Musée Marmottan Monet di Parigi. Con verve e ironia, in un celebre articolo derisorio sul quotidiano Charivari, il giornalista e autore di fumetti Louis Leroy utilizza il titolo dell’opera per coniare l’appellativo “impressionisti”, come sinonimo di pittori dalle tele composte con estrema libertà dai canoni allora convenzionali, perfino con audacia visionaria.
Una pittura intima e incompiuta

Audacia visionaria – possiamo dire a posteriori – di chi guarda la natura attraverso le emozioni “impresse” al momento dallo spettacolo armonioso dei colori, forma e sostanza, e nel dipinto trasferisce la suggestione.
Claude nel 1883 si allontana dal gruppo e inizia un percorso artistico del tutto personale, andando a vivere prevalentemente a Giverny, nella sua amata Normandia. Molti anni dopo scriverà: “Il colore è la mia ossessione quotidiana, la mia gioia e il mio tormento”. Bella risposta a chi, nel 1874, aveva espresso un giudizio decisamente negativo sulla sua opera.
Fin dalle prime opere Berthe Morisot diviene la pittrice delle fanciulle eleganti del suo mondo familiare e giovanile. Il pennello non indugia sui particolari fisici, che sono appena abbozzati, ma interpreta il fascino femminile e insieme il modo di essere propri del tempo e dell’ambiente, soffermandosi sulla posa della ragazza e sulla trama degli abiti di lusso.

Non sono quindi ritratti, poiché l’artista non rivela nulla del carattere, ma coglie e comunica un atteggiamento; nella composizione l’atmosfera prevale sul soggetto, l’insieme sul particolare.
I bianchi argentei dalle molte sfumature denotano il suo talento coloristico in opere che spesso mostrano la novità di tendere alla monocromia. A dimostrazione di un rapporto speciale, fin dalla nascita la figlia Julie diventa nelle tele un riferimento centrale e polo di attrazione, in cui la vita della bambina e il lavoro della madre si legano in modo strettissimo. Siamo nella maturità dell’artista e ora prevalgono le tonalità pastello con gli azzurri, i verdi e i rosa.
Immersi in una natura descritta come sovrana (il giardino della casa affittata in campagna, l’ambiente intorno alla panchina della favola, il laghetto del Bois de Boulogne), i contorni delle figure di famiglia sono meramente abbozzati.
Lasciando di proposito non dipinta una parte della tela, in alcune opere che ritiene ormai concluse l’artista utilizza la tecnica dell’incompiuto, come nella “Giovane donna che si rimette un pattino”.

Provenienti dalle collezioni pubbliche e private di tutto il mondo per ricordare i 150 anni dell’Impressionismo, nell’estate del 2024 il Museo di Belle Arti Jules Chéret riunisce a Nizza circa sessanta dipinti dell’artista parigina, creati durante i due lunghi soggiorni in città. Fra le opere nizzarde troviamo i rari paesaggi.
Nella successiva mostra italiana celebrativa di Morisot e del suo impressionismo, volendo ricordare sia il suo soggiorno sotto la Lanterna, sia la predilezione di Berthe per l’ambiente marino, fra le opere esposte a Palazzo Ducale (12.10.24-23.2.25), Genova ha riproposto “La spiaggia di Nizza” (1882) e “Il porto di Nizza” (1889), descritto dalla barca con un’inquadratura ravvicinata che lascia ampio spazio allo studio dell’acqua, dei suoi riflessi e movimenti.
Infine, se vogliamo trarre l’elemento identificativo di molte composizioni di Berthe Morisot, potrebbe ragionevolmente essere il suo cogliere attimi personali di grande riservatezza e le suggestioni provate. Pittura intima e femminile che lei ama condividere e la distingue dagli altri impressionisti.
By Pier Paolo Meneghini
In copertina Scena campestre (1874) di Berthe Morisot
(Riproduzione Riservata)
