Il malfunzionamento del braccialetto elettronico, le responsabilità inevase e la voce delle donne che chiedono giustizia.
Mercoledì 13 agosto, ore 11, in una mattina di vigilia festiva, Tiziana viene uccisa sul posto di lavoro dall’ex marito, munito di braccialetto elettronico apparentemente fuori uso.
Le reazioni delle istituzioni e delle associazioni
Subito accorate le parole dell’assessore alle Pari Opportunità del Comune della Spezia, Daniela Carli:
“Questo tragico evento ci ricorda quanto sia cruciale il nostro impegno collettivo nella lotta contro la violenza di genere. È fondamentale rendere strutturale la cultura del rispetto e della parità, affinché diventi un patrimonio condiviso”.

«Quello di oggi – dichiara Francesca Tarantino, responsabile del Coordinamento Donne della Cgil spezzina – è l’ennesimo episodio di violenza maschile contro le donne che colpisce il nostro territorio. Siamo di fronte a un fenomeno strutturale, che le leggi da sole non riescono a fermare: esistono limiti oggettivi nell’applicazione delle norme, nella tempestività delle misure di protezione e nella reale capacità di prevenzione. Servono risorse, formazione e strumenti adeguati per rendere le tutele davvero efficaci».
L’onorevole Maria Grazia Frijia, vicesindaco della Spezia, scrive: “Quanto accaduto oggi alla Spezia è inaccettabile e ci lascia profondamente sgomenti. Una donna di 54 anni, già vittima di violenze e tutelata da un provvedimento di divieto di avvicinamento, è stata brutalmente uccisa dall’ex coniuge. Chi denuncia e chiede aiuto non può ritrovarsi indifeso davanti al proprio aggressore…”.

Anche le donne di “Non una di meno” si sono subito mobilitate sia alla Spezia che a Sarzana con due manifestazioni piene di commozione, indignazione e rumore contro l’ennesimo femminicidio (il terzo in provincia).
Progetti e impegno sul territorio
Qualche giorno dopo, riflettiamo su questa violazione del diritto umano alla vita nel nostro territorio.
A livello nazionale, l’Italia si attesta come primo Paese in cui viene riconosciuto il femminicidio come reato indipendente punito con l’ergastolo; non più un generico omicidio ma uno molto più specifico e maggiormente sanzionato. Un traguardo importante, che segna un nuovo tassello nella lotta contro la violenza sulle donne.
Martedì 29 luglio 2025 si è chiuso ufficialmente il progetto “Passi leggeri2”, promosso dall’assessore alle Pari Opportunità Daniela Carli, per rafforzare il centro antiviolenza Irene e accompagnare le donne a uscire dalla violenza affinché i loro passi siano sempre più leggeri.

La serata del 9 agosto, nella splendida cornice di piazza San Pietro a Portovenere, un altro appuntamento importante ha puntato i riflettori sul valore della donna con il premio consegnato dalla Consulta femminile a Mariella Nava, che per l’occasione è salita sul palco accompagnata dall’anima e dalle parole di Daniela Poggi, per uno spettacolo destinato a graffiare il cuore dell’opinione pubblica: “Figlio, non sei più giglio”.
Le stelle di Monte Viseggi e la lezione di Sabrina Mugnos
Sabato 16 agosto, alla Spezia, si è aperta una tre giorni di scienza e natura all’insegna delle stelle cadenti presso l’osservatorio astronomico di Monte Viseggi. Un fiore all’occhiello del nostro territorio, riconosciuto dai più alti organi scientifici del mondo, tra cui la NASA.
Ad inaugurare questo percorso stellare, la lezione di Sabrina Mugnos, altra donna protagonista e altra eccellenza del nostro territorio, che si chiede:
“Se esistono così tante stelle, come mai persiste ancora il buio nel cielo?”.
Questa domanda lega tra loro, come un filo rosso, tutti gli avvenimenti riportati sino ad ora. Esistono tante stelle sul cammino verso la sconfitta dei femminicidi; esistono strumenti e presidi che possono dare tranquillità alle donne che hanno il coraggio di denunciare. E poi, il fulmine sembra comunque cadere inesorabile laddove, per chissà quali contingenze, pare impossibile fermarlo, persino quando ci si impegna per prevenirlo.
Il femminicidio e il malfunzionamento del braccialetto elettronico
Il femminicida che ha colpito nella nostra città era stato già denunciato dall’ex moglie, una che ha avuto il coraggio di farlo dopo essersi separata (non tutte ce la fanno). Gli era stato imposto il braccialetto elettronico per un motivo preciso.
L’aspetto più tragico della vicenda, se analizziamo bene, è il comportamento di un uomo che sembra aver segnalato per primo il malfunzionamento del dispositivo senza ottenere soluzioni, per poi arrivare a compiere il gesto estremo approfittando forse inconsapevolmente (così sta emergendo) che la vittima non aveva con sé l’apparecchio in sua dotazione senza il quale non ci sarebbe stato nessun alert per i carabinieri. Questa grottesca combinazione di elementi sembra farsi beffe di tutto l’impegno che la società impiega nel prevenire e curare la violenza di genere e domestica gettando nella paura le tante donne che hanno solo quello strumento a loro difesa.
Si prende consapevolezza di una latente impotenza che a tratti ci sconcerta, che lascia senza fiato sia chi è vittima sia chi tesse incessantemente una rete di salvezza per le donne. Vittime che sono molte più delle persone uccise: pensiamo solo a tutte quelle della violenza assistita.

Le indagini
Ad avviare e condurre le indagini altre donne, in primis la PM Claudia Merlino a cui, dopo la convalida dell’arresto da parte del GIP Tiziana Lottini le subentrerà Federica Mariucci. Una coincidenza che assume valore simbolico: sarà una donna a far luce su questo femminicidio consumato alla Spezia. Il suo compito, se da un lato risulta semplificato dalla confessione dell’ex marito già denunciato per maltrattamenti domestici, dall’altro è aggravato dalla necessità di far luce sul malfunzionamento di un presidio che doveva – e deve – proteggere.
Chi tranquillizzerà le tante donne che lo hanno richiesto e lo stanno indossando?
Le parole della senatrice Raffaella Paita
Per citare una voce autorevole, ci uniamo alle parole forti della senatrice spezzina Raffaella Paita: «Dagli articoli di stampa, si scopre che il braccialetto funzionava male da dieci giorni. I carabinieri avevano subito segnalato il guasto all’azienda incaricata della gestione e della manutenzione. Ma il dispositivo non sarebbe mai stato né revisionato né sostituito. Qual è il nome dell’azienda di cui si parla? E qual è stato il comportamento dell’azienda stessa dopo la segnalazione dei carabinieri: si è mossa per risolvere il problema o la richiesta delle forze dell’ordine è caduta nel vuoto? Per dare una risposta a queste pesantissime domande, chiediamo un’informativa del governo…».

Chi ha ucciso Tiziana Vinci?
Auguriamo alla dottoressa Federica Mariucci di riuscire a essere quella particolare stella capace di illuminare il cielo spezzino di ogni vittima, con un raggio di fede in una giustizia che trionfa comunque, anche contro i problemi tecnici di dispositivi creati per proteggere.
(riproduzione riservata)
Fotografie gentilmente concesse dalla fotografa spezzina Rossana Zoppi tratte da vari portfolio realizzati con il cuore nella speranza di contribuire anche minimamente alla lotta contro la violenza sulle donne.


