Perché László Krasznahorkai ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura 2025?
Questa è la domanda delle domande.
“Per la sua opera avvincente e visionaria che, nel mezzo del terrore apocalittico, riafferma il potere dell’arte.”
Questa la motivazione dell’Accademia di Svezia. La giuria del Booker Prize, che gli ha assegnato il premio nel 2025, ha descritto così la sua opera:
«Ciò che colpisce soprattutto il lettore sono le frasi straordinarie, di incredibile lunghezza, il cui tono passa da solenne a folle a interrogativo a desolato».
Un Nobel che sorprende e illumina
Dopo essere stato più volte candidato al Nobel per la Letteratura, finalmente quest’anno glielo hanno assegnato. E dunque anche noi italiani possiamo stare allegri: c’è ancora speranza per il nostro Claudio Magris.
Ma più di una speranza, una certezza c’è per tutti gli europei, dal momento che da ora in poi – almeno per qualche mese – alla parola Ungheria non abbineremo più il faccione inespressivo del presidente ungherese Orban, ma quello un po’ triste e un po’ ironico di questo scrittore che sembra essere stato partorito, almeno intellettualmente, da Franz Kafka e dalla sua visione dell’assurdità dell’esistenza: un mondo senza senso e, per di più, governato da poteri e burocrazie illogiche.
Un autore (quasi) sconosciuto, ma necessario
Se fino ad oggi non conoscevate l’esistenza di Krasznahorkai non dovete vergognarvene, perché siete in buona compagnia. Anche chi scrive ha avuto modo di leggere solo qualche pagina del suo primo libro, Satantango, tanti anni fa, per poi chiuderlo e lasciarlo a impolverarsi in biblioteca.
Però ho apprezzato tutti i racconti del suo ultimo, Avanti va il mondo, pubblicato nel 2024 da Bompiani nella sezione Letteratura straniera.
Del resto il Premio Nobel esiste proprio per sopperire alle nostre limitate conoscenze in ogni campo – letterario, fisico, medico, ecc. – e per farci conoscere ciò che è prezioso ma, per questo stesso motivo, poco attrattivo per il lettore medio.
Un nome impronunciabile, una scoperta necessaria
Che poi, questo povero lettore medio, ha anche le sue ragioni: come si fa ad andare in una libreria e chiedere il libro di un autore che ha un nome impronunciabile?
Un consiglio: per farlo basta suddividerlo in tre parti – Kras-nao-horkai – e scriversi le prime due sul palmo destro della mano e la terza sul sinistro.
Ho fatto così anch’io quando ho comprato Avanti va il mondo, attirata da questo titolo che riecheggiava un pensiero che mi è familiare e che spesso mi sono ripetuta ogni volta che la vita si dimostrava implacabile e illogica, dolorosa e meravigliosa, quando vedevo svanire nel nulla le persone, gli animali che ho amato e che ad un certo punto non ci sono stati più.
E io mi dicevo, con un misto di rassegnazione e di accettazione dell’impermanenza di matrice buddhista: e il mondo va avanti lo stesso. Non si ferma.
Il bisogno di un salvatore, o almeno di una bugia gentile
È stato bello scoprire che finalmente uno scrittore ungherese dal cognome impronunciabile aveva composto un libro che esprimeva questa ineluttabilità e vanità dell’esistenza, il bisogno che noi poveri esseri umani abbiamo di un salvatore, di una speranza a cui aggrapparci o almeno di qualcuno che, mentendo, ci dica che essa esiste.
Ed eccolo, è lui, Krasznahorkai: questo scrittore dall’aria triste ed ironica, che ha viaggiato tanto – anche in Giappone – acquisendo l’aria di un anziano samurai un po’ zen e che sembra aver già vissuto mille vite.
Béla Tarr e il maestro dell’apocalisse
Dobbiamo leggerlo. Certamente per troppo tempo ce lo ha tenuto lontano (certo non volendo) un suo conterraneo, il regista Béla Tarr, che nel 1985 dal suo primo libro Satantango ha ricavato un film che dura sette ore e mezzo, e che al confronto La corazzata Potemkin è quasi “lieve”.
Dopo, Krasznahorkai – che Susan Sontag una volta ha chiamato «il maestro dell’apocalisse» – ci ha riprovato da solo a tenere lontani i lettori, quando ha pubblicato l’altro suo libro Melancolia, il cui titolo è già tutto un programma per chi va in libreria alla ricerca di un libro per tirarsi un po’ su il morale.
I coraggiosi che hanno osato andare al di là del titolo poco accattivante hanno poi dovuto vedersela con la sua scrittura a metà tra delirio e realtà, che si caratterizza per periodi lunghissimi e una punteggiatura ridotta all’osso, che dopo un po’ quasi ipnotizza (o addormenta, dicono alcuni).
Un autore di culto, tradotto in Italia da Bompiani
Quasi sconosciuto in Italia, Krasznahorkai è stato però tradotto – chapeau – dall’editore Bompiani, che ha pubblicato Satantango (finalista al Premio Gregor Von Rezzori e al Premio Strega Europeo 2017), Melancolia della resistenza (che è diventato un film diretto da Béla Tarr, Le armonie di Werckmeister).
Tra gli altri romanzi che ha scritto: Il ritorno del barone Wenckheim, vincitore del National Book Award for Translated Literature nel 2019; Guerra e guerra e Seiobo è discesa quaggiù.
E da ultimo, nel 2024, Avanti va il mondo, di cui abbiamo già accennato: un libro che riunisce 21 racconti, storie di uomini e donne sul punto di lasciare il mondo – un interprete ungherese perso tra le strade di Shanghai; un gigante sulle rive del Gange ossessionato da una goccia d’acqua; un bambino al lavoro in una cava di marmo. Gente che fa i conti con gli abissi, aperta allo stupore e all’imprevisto.
Biografia e stile: il “flusso di lava narrativa”
László Krasznahorkai, massimo scrittore ungherese vivente e uno dei maggiori al mondo, è nato a Gyula il 5 gennaio 1954, Krasznahorka. Ha studiato giurisprudenza a Szeged e lingua e letteratura ungherese a Budapest.
Ha scritto otto romanzi, diverse novelle e racconti, cinque saggi e ha firmato cinque sceneggiature col regista Béla Tarr, quattro di queste tratte dalle sue opere.
La musica è un’altra sua grande passione, e la si coglie anche in come costruisce i libri, le frasi, nella melodia e nel ritmo della sua scrittura. Agli inizi della carriera ha lavorato per alcuni anni come giornalista, fino al 1984, quando si è dedicato completamente alla narrativa.
Il suo stile è stato paragonato a un «flusso di lava narrativa», secondo la definizione del poeta George Szirtes, suo traduttore inglese.
By Adriana Beverini

(Riproduzione Riservata)

Perché László Krasznahorkai ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura 2025?
Un autore di culto, tradotto in Italia da Bompiani