👉Dalla Dott.ssa Arianna Grimaldi, Psicologa Clinica e Psicoterapeuta in occasione Giornata mondiale della salute mentale del 10 ottobre 2025 riceviamo e volentieri pubblichiamo:
Esistono due termini che separatamente vengono utilizzati senza problemi, ma insieme non si riescono spesso a pronunciare: malattia e mentale.
In molti casi si preferisce non parlare di malattia e ci si affanna, sia nel lessico comune che scientifico, a cercare altre parole: disagio, disturbo, affezione, disfunzione. Allo stesso tempo, la ricerca di spiegazioni organiche o genetiche rischia di alimentare ulteriormente la paura, in quanto la malattia stessa rischia di risultare irreversibile. È chiaro che abbiamo il terrore di nominare una malattia, quando non esiste la cura.
Il medico greco Ippocrate (460 a.C.-377 a. C.) viene considerato il padre della medicina scientifica, in quanto per la prima volta postula che l’origine delle malattie – anche mentali – sta nel corpo dell’essere umano. Una rivoluzione epistemologica senza precedenti in quanto spazzava via le spiegazioni magiche, religiose o superstiziose, che finivano per paralizzare sia la ricerca eziologica (cioè delle cause) che la cura concreta della malattia. Nella sua Teoria degli umori, ad esempio, era un eccesso di bile nera (melas, μέλας) quella che provocava l’insorgenza della depressione (chiamata appunto melanconia). Riconoscendo ad Ippocrate di aver riportato dai cieli alla realtà umana l’origine della malattia, adesso forse è il caso di fare un passo avanti, prendendo in considerazione che questo essere umano oltre il corpo ha una mente. Parimenti occorre prendere atto che questa realtà invisibile della mente può ammalarsi, esattamente come accade per la realtà fisica del corpo. Ma, essendo la mente ed il corpo governati da processi fisiopatologici completamente diversi, occorre altresì avvalersi di spiegazioni eziologiche, così come di metodi di indagine e terapeutici, ben diversi tra il corpo e la mente. Per scoprire la causa delle malattie mentali è necessario andare oltre le spiegazioni organiche (es. squilibri dei neurotrasmettitori etc.) e/o genetiche (peraltro chiaramente smentite in letteratura da trial transgenerazionali, studi su gemelli omozigoti o su figli adottivi), così come l’utilizzo di esami neurologici sul cervello (es. Tac e risonanze magnetiche). Questi tentativi, che vorrebbero applicare al pensiero umano le modalità conoscitive adottate per il corpo, condannano il paziente all’incurabilità. Vengono impedite infatti la ricerca delle cause nella storia e nelle relazioni vissute dal singolo, così come la possibilità di eliminare le conseguenti alterazioni negli affetti e nel pensiero (cosciente e inconscio) attraverso la psicoterapia. La terapia farmacologica, che agisce chimicamente sul corpo, è spesso fondamentale per contenere sintomi e sofferenza, mentre lo psicoterapeuta interviene “chirurgicamente” su quanto è alterato nella realtà mentale. Operazione spesso dolorosa perché costringe ad aprire gli occhi sulla violenza (anche invisibile) subìta nei rapporti all’interno del proprio contesto familiare e/o socioculturale e sulle reazioni psicopatologiche sviluppate. 
In un articolo apparso nel giornale studentesco CreativaMente, da cui abbiamo ripreso il nostro titolo, lo studente Edoardo Ponzani (oggi coautore di questa pubblicazione) scriveva: «Ci dobbiamo chiedere perché noi giovani, che sempre di più sentiamo un’esigenza di salute mentale, allo stesso tempo facciamo fatica a parlare di malattia mentale (…). Ma soprattutto dobbiamo interrogarci sul motivo per cui persino illustri professionisti del settore scelgono di non impiegare questa espressione e addirittura gli psichiatri stessi parlano di “demoni” o “che dobbiamo chiedere all’Onnipotente[1]”, affermazioni che ci riportano al tempo degli esorcismi e delle streghe. (…) E infatti non c’è da stupirsi che sia quasi scomparsa la concezione della cura, e anche in questo caso vengono preferite altre parole, come psicoeducazione, assistenza, riabilitazione, sostegno, supporto»[2].
Parlare apertamente di una malattia fa paura quando non c’è prospettiva di cura. Affannosamente si nega allora l’esistenza stessa della malattia, o si tenta di generalizzare tale condizione proponendo l’idea di un’istintiva distruttività in tutti gli esseri umani. Questi pensieri falsi e vecchi derivano dall’incapacità di vedere che la mente umana si ammala nei rapporti interumani deludenti e, in reazione a questi, perde quelle caratteristiche di sanità originaria della nascita: la fantasia e la capacità di sentire e amare profondamente gli altri esseri umani.
In un contesto generale e scientifico che non riesce a separarsi radicalmente dalla concezione freudiana di un inconscio naturalmente perverso, dell’inconoscibilità della mente umana e dalle trappole di trattamenti finalizzati solo al controllo dei sintomi, parlare di salute mentale in occasione di una giornata mondiale finalizzata alla sua tutela, diventa più che mai urgente.
Lo psichiatra italiano Massimo Fagioli (1931-2017), lavorando in vari ospedali psichiatrici a diretto contatto con la malattia mentale più grave, è giunto a descrivere la fisiologia della mente umana, la sua sanità alla nascita ed il processo con cui essa si ammala silenziosamente in risposta a reiterate esperienze relazionali deludenti o violente. È la sofferenza nei rapporti vissuti sin dalla nascita che silenziosamente e inconsciamente conduce a perdere la speranza nelle relazioni, la fantasia, l’interesse e la capacità di stare validamente con gli altri, fino a realizzare – nei casi più gravi – una completa anaffettività. La perdita della capacità di sentire e vedere profondamente la realtà umana dell’altro impedisce di riconoscerne l’uguaglianza nella diversità. Addirittura, può accadere che il mondo umano sia vissuto come sola realtà materiale da sfruttare o come minaccia da cui difendersi con una distruzione perfino fisica, come avviene nelle uccisioni individuali o di massa, come nel caso del genocidio sulla popolazione civile di Gaza da parte di Israele.

In questa prospettiva, parole come malattia mentale diventano necessarie per comprendere le radici profonde negli agìti violenti tra gli esseri umani; per distinguere la sanità dalla malattia; per raccontare che la sanità mentale è la condizione di partenza di tutti gli esseri umani, che va tutelata nella qualità affettiva dei rapporti interumani. Nella Giornata mondiale sulla Salute mentale occorre rifiutare idee false e pericolose sulla realtà umana e sull’incurabilità della malattia mentale.
Così, per dirla con le parole dello psichiatra Fagioli, «potrebbe accadere che alcuni sentano il messaggio che non tutte le cose che non iniziano bene, finiscono male. Che la possibilità di curarsi esiste ed è reale» (Massimo Fagioli, 1980, Bambino donna e trasformazione dell’uomo. Roma: L’asino d’oro, ed. 2013, p. 25).

Autori: Dr.ssa Arianna Grimaldi (Psicologa clinica e Psicoterapeuta), Edoardo Ponzani (Studente Facoltà di Psicologia Università La Sapienza di Roma e autore presso il giornale studentesco CreativaMente)
Approfondimenti:
- Giornata mondiale della salute mentale — 10 ottobre 2025, link: https://fondazionemassimofagioli.it/giornata-mondiale-della-salute-mentale-10-ottobre-2025/
- La Salute Mentale in Piazza, promosso dalla Fondazione Massimo Fagioli, link: https://www.youtube.com/watch?v=xTuvAr0BV48
- Left Talk “La malattia negata”, link: https://www.youtube.com/watch?v=y3OVfWexcsQ
- Fagioli, M. (2021), La psichiatria come psicoterapia, L’Asino d’Oro Edizioni, Roma.
[1] Lo psichiatra Paolo Crepet, riferendosi al caso di Riccardo, il diciassettenne di Paderno Dugnano che ha ucciso il fratellino e i genitori con 68 coltellate (di cui 39 sferrate al dodicenne!), ha affermato che il perché di questo gesto “va chiesto all’Onnipotente” (Corriere del Veneto, 3/09/2024). E anche Emi Bondi, ex presidente della Società italiana di Psichiatria, riferendosi a Moussa Sangare che ha ucciso Sharon Verzeni, scrive “aveva un demone dentro ma attenti a definirla malattia” (Corriere della Sera, 1/09/2024).
[2] Edoardo Ponzani, La parola malattia mentale si innamorò della parola cura, “CreativaMente”, n. 2 (nov. 2024), pp. 19-20.
Dott.ssa Arianna GrimaldiDott.ssa Arianna Grimaldi – Psicologa Clinica e Psicoterapeuta – Specializzata Scuola Bios Psychè (email: arianna.grimaldi@gmail.com)
Tra le pubblicazioni e collaborazioni:
– Percorso storico fotografico “La Palestina della convivenza: 1880 -1948) Link : https://www.terremedicee.it/
– Convegno 15 Marzo 2025 Guerre, violenza e pacifismo, promosso dalla Fondazione Massimo Fagioli (https://
– LEFT Avvenimenti n.7/2025: articolo “Adolescence: sulla pelle degli adolescenti” Link ( https://left.it/sfogliatore/?_
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