👉Dalla Dott.ssa Arianna Grimaldi, Psicologa Clinica e Psicoterapeuta a proposito del recente femminicidio di Pamela Genini riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Femminicidio: espressione di malattia mentale gravissima
Con 24 coltellate finisce, in un appartamento di Milano, la vita di Pamela Genini. 29 anni, modella, co-fondatrice del brand EP She Lux. Una ragazza – leggiamo dai quotidiani – con tanti sogni e progetti imprenditoriali in mente. Ancora un femminicidio in Italia. Il 72-esimo del 2025. Un copione che si ripete, sempre uguale. Una donna che vuole separarsi. Un uomo che non accetta la decisione e la uccide.
Cambiano i volti, le biografie, le età, lo status socioeconomico, la provenienza geografica (Nord/Sud/Centro Italia) della vittima e del suo carnefice, ma la dinamica degli eventi è sempre la stessa.
Da un lato, la decisione di una donna di separarsi e, dall’altra, la reazione violentissima dell’uomo che non accetta questa scelta. Spesso preceduta da una estenuante violenza psicologica (controllo, geolocalizzazione, stalking), finalizzata a paralizzare quel movimento decisionale, arriva infine l’efferata violenza fisica. Fermare per sempre il corpo per punire il movimento di una mente, che ha deciso la separazione.
Spesso, leggiamo nei quotidiani, che l’arma è un coltello: una lama fredda che taglia la pelle dell’altro, accanendosi sul corpo, con una violenza e una ferocia inaudita come per voler prosciugare nell’altro tutto il suo sangue, quel rosso, sensibilità e vitalità di una donna che si è resa conto che quello non è amore. Si, perché l’amore vero non uccide mai, né psicologicamente e né tantomeno fisicamente. Su questo punto, ci sembra, che negli ultimi anni siamo arrivati ad essere quasi tutti d’accordo.
Ma c’è un punto, ancora, di cui la psichiatria e ancor più la mentalità comune – compresa talvolta quella giornalistica – pare faccia fatica a prendere atto.
Sulla Repubblica di oggi (16 Ottobre 2025, p.4) – all’interno dell’importante articolo della giornalista Annalisa Cuzzocrea “La strage infinita che non fermeremo solo con le leggi” – si afferma quanto segue.
“Ci sono uomini disposti a uccidere se non sei quel che loro hanno deciso tu debba essere nella loro vita. Sono tutti malati? No. Sono tutti culturalmente arretrati? No. Vivono perfettamente dentro la cultura dominante, e la cultura dominante dà loro ragione. Dice loro che se non vogliono che una relazione finisca, non deve finire. Che se hanno deciso che tu non vai, resti, allora è così che deve essere. Non impazziscono per gelosia, non sono presi da raptus, non soffrono troppo perché li hai lasciati: fanno valere quel che è stato loro insegnato. Se voglio, posso. Se ho, non lascio andare”.
Possiamo concordare su molto di quanto affermato dalla giornalista, ma su un punto dobbiamo proprio chiarirci da un punto di vista scientifico. L’agìto di uccidere non può essere considerato, a livello psichiatrico, come espressione di sanità mentale.
Parimenti occorre chiarire che la malattia mentale può avere un esordio – cioè un’espressione manifesta – “acuta” (improvvisa) o “insinuosa” (lenta e progressiva). Ma, al di là del modo con cui emerge chiaramente all’esterno, sempre di malattia mentale si tratta.

Se hai, all’improvviso e per la prima volta, degli attacchi di panico, nel momento in cui giungi ad una valutazione psicopatologica – in base al manuale diagnostico internazionale DSM-5 TR (APA, 2022) – viene ipotizzato come minimo che sei affetto da Disturbo mentale di attacco di panico. Eppure, fino al giorno prima stavi “bene” (almeno secondo l’osservazione di occhi inesperti). Ugualmente se, all’improvviso e per la prima volta, una persona non ricorda più avvenimenti recentemente accaduti nella sua vita, dopo aver escluso le patologie organiche del cervello (es. neoplasie, ischemie, ictus etc.), il medico del Pronto Soccorso richiede una visita dello psichiatra che, come minimo, formula una diagnosi di amnesia dissociativa, come descritta nel Manuale dei Disturbi mentali. Allora, come vediamo, la malattia mentale può rimanere ad uno stato cd. latente per anni e poi manifestarsi all’improvviso in modo eclatante. Ma, lenta o improvvisa che sia la sua manifestazione, non c’è dubbio che quando la persona fa agìti auto- o etero-lesivi di estrema gravità siamo davanti ad una malattia mentale.
Quindi alla domanda “Sono tutti malati?” dobbiamo necessariamente rispondere: SI.
A seguire, molti si staranno chiedendo: ma può accadere a tutti gli uomini di uccidere la propria compagna? La risposta è certamente NO.
Occorre avere una malattia mentale di livello psicopatologico gravissimo, ossia caratterizzata da una perdita totale degli affetti, per colpire un altro essere umano a morte come se fosse un oggetto materiale qualunque. È questa condizione psicopatologica gravissima di anaffettività, profonda e silenziosa, a costituire la premessa psichiatrica di questi agìti.
Sicuramente, la cultura patriarcale ha una enorme responsabilità in quanto, in questa peculiare condizione psicopatologica dell’individuo, essa può sostenere il pensiero delirante che sottende questo agìto. Un agìto che può giungere più o meno inaspettato o essere addirittura pianificato – come è avvenuto nel caso di Filippo Turetta nell’uccisione di Giulia Cecchettin – o precedentemente dichiarato – come accaduto oggi per Pamela Gemini.
Cosa possiamo fare?
Intervenire sulla cultura patriarcale in cui l’uomo non ammette la separazione; intervenire sulla cultura cattolica in cui neanche dio la ammette; intervenire a livello scientifico chiarendo la differenza tra sanità e malattia mentale nelle relazioni sentimentali.
L’amore fa stare bene gli esseri umani.

Amare significa: Fiducia (no controlli, gelosie, geolocalizzazioni), Interesse che ciascuno realizzi le proprie possibilità umane (ampliamento delle relazioni amicali, accademiche, professionali, etc.) ed Identità (come capacità e coraggio di sostenere il benessere psichico dell’altro, fino al maggiore di tutti che è quello di lasciare libero l’altro di andare se lo stare insieme è fonte di malessere).
A tutti e soprattutto ai giovani, uomini e donne che siano, invitiamo a chiedere aiuto ai professionisti della salute mentale per comprendere cosa sta accadendo quando in una relazione, e ancor più in una separazione, sentiamo che qualcosa proprio non va…
AUTORI: Dr. Andrea Masini, Medico, psichiatra e psicoterapeuta, Dirigente medico-psichiatra nel SPDC del Dipartimento di salute mentale della ASL di Viterbo della Regione Lazio (1991-1995), Dipartimento di salute mentale della ASL Roma 3 (1995-2024). Responsabile presso CD Arvalia e Comunità di Corviale, ha lavorato presso CSM con la fascia giovani adulti 18-25 anni. Professore a contratto di Psicologia dello sviluppo e poi di Psicologia dinamica presso l’Università di Chieti-Pescara per 10 anni. Relatore presso convegni internazionali e seminari Incontri di ricerca psichiatrica dell’Università degli Studi di Roma Sapienza dal 1997 al 2004. Dal 2001 Direttore Rivista di psichiatria e psicoterapia il ‘Sogno della farfalla’, L’asino d’oro edizioni. Per quasi quarant’anni ha svolto la propria formazione personale e professionale presso l’Analisi Collettiva, gruppo di Cura formazione e Ricerca diretto dal Professor Massimo Fagioli. Membro del Consiglio scientifico di indirizzo della Fondazione Massimo Fagioli. Professore Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Bios e Psychè di Roma.
Dr.ssa Arianna Grimaldi, Psicologa Clinica e Psicoterapeuta, Specializzata Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Bios e Psychè di Roma. Tra i contributi più recenti: autrice di articoli su Spezia Mirror (2025), Relatrice al Convegno Guerra Pace Pacifismo promosso dalla Fondazione Massimo Fagioli (2025), Psicologia e Pace presso Ordine Psicologi della Toscana (2024), Medicina di Genere FADOI (2024), Caso Clinico Ordine Psicologi del Lazio (2023), Poster per Convegno 50 anni di Istinto di morte e conoscenza (2022). Dal 2024 nel Comitato Editoriale della Rivista di psichiatria e psicoterapia il ‘Sogno della farfalla’, L’asino d’oro edizioni.
Approfondimenti:
- La violenza contro le donne. Storia di un’identità negata, Calesini I., Censi V., Ponti M. , L’asino d’oro Edizioni, link al libro: https://lasinodoroedizioni.it/catalogo/bios-psyche/adolescenza/la-violenza-contro-le-donne/ ; link alla presentazione : https://www.youtube.com/watch?v=yvpNTYyfHo4
- La violenza è malattia. La rivoluzione culturale necessaria per fermare i femminicidi | Left , Intervista alla psichiatra Elena Pappagallo. Link : https://left.it/2023/06/03/la-violenza-e-malattia-la-rivoluzione-culturale-necessaria-per-fermare-i-femminicidi/
- 𝗟𝗮 𝗺𝗮𝗹𝗮𝘁𝘁𝗶𝗮 𝗶𝗻𝘃𝗶𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲. 𝗗𝗮 𝗘𝗿𝗶𝗸𝗮 𝗲 𝗢𝗺𝗮𝗿 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗿𝗮𝗴𝗲 𝗱𝗶 𝗣𝗮𝗱𝗲𝗿𝗻𝗼 𝗗𝘂𝗴𝗻𝗮𝗻𝗼. Intervengono gli psichiatri e psicoterapeuti Viviana Censi, Andrea Masini e Niccolò Trevisan, il magistrato Francesco Dall’Olio, l’attrice e conduttrice radiofonica Marina Parrulli, il regista e scrittore Massimo D’orzi, la giornalista e direttrice del mensile Left Simona Maggiorelli. Link: https://www.youtube.com/watch?v=_JDzLd2FNC0
- Perché uccidere una donna è anche un crimine politico | Left 7/2025, Articolo a cura di Maria Gabriella Gatti, medico, neonatologa e psicoterapeuta, Left n.7/2025, acquistabile al link: https://left.it/left-n-7-luglio-2025/
