Michele De Luca: nei mondi della luce e dell’anima
Una passione per l’arte in generale e per la pittura in particolare, hanno caratterizzato la vita di Michele De Luca portandolo, a meno di nove anni, quasi un bambino prodigio, a dipingere, per poi, durante l’adolescenza, sentire il richiamo della musica, il fascino del teatro e della scenografia sino a diventare collaboratore di registi come Ansano Giannarelli e Luigi Faccini e avere un ruolo importante sul set di alcuni importanti film.
Una creatività innata e trasbordante la sua che logicamente non poteva rimanere circoscritta nel piccolo borgo di Pitelli dove il padre conduceva una macelleria, ma lo ha spinto lontano, dapprima a Firenze dove ha studiato all’Accademia di Belle Arti e poi ad insegnare alle Accademie di Brera a Milano, Sassari, Firenze e infine a fermarsi a Roma, dove dagli anni ottanta ha aperto il suo studio di pittore dipingendo lavori espressionistici e materici per approdare negli anni novanta ad una linea di ricerca astratta che trova nella luce il suo dato di riferimento.
La ricerca della luce e il dialogo con la Fisica Quantistica
Dagli anni duemila è proprio questo bisogno di rendere con i suoi mezzi espressivi il mistero della luce che ha condotto De Luca ad interpretare artisticamente il mistero della nuova Fisica Quantistica, riflettendo su temi del tutto nuovi come il vuoto, lo spazio, il tempo, l’energia che diventa materia e la materia che si smaterializza nella luce, sulla nascita dell’Universo, sul big bang, i buchi neri, le galassie in espansione.

Non posso fare a meno di confessare che proprio questa tematica cosmica mi ha portato sino alla sua casa di Pitelli, dove da qualche mese De Luca è tornato provvisoriamente a vivere, sempre pronto però a ritornare in quella che ormai sente come la sua città, Roma, anche se il cuore è rimasto legato al paese dell’infanzia.
Qui ho avuto il piacere di visitare il suo studio, vedere i suoi quadri e ascoltare dalla sua voce come essi si collochino nei vari periodi artistici che hanno caratterizzato la sua opera dagli anni Ottanta: dalle prime tele di ispirazione espressionista che utilizzano il bitume ed altri materiali di recupero, per la forza intrinseca del colore che li caratterizza.
Le sue opere, dagli anni Duemila, su tavole, lamiere metalliche, o grandi acrilici su tela libera esposti come arazzi, ci appaiono invece come “micro-universi” riflettenti l’Io dell’artista; onde di pura energia che sfuggono oltre la tela ed oltre l’opera stessa, verso uno spazio ideale, mentale, ovvero verso l’infinito.
In queste sue ultime opere, come scrive il critico Enrico Crispolti, la sua pittura si rinnova in “inquietanti attese di rivelazione di luce che si afferma fra le più originali proposizioni della sua generazione”.
Nei Mondi: la mostra e la poesia della visione cosmica
Questo ultimo periodo pittorico, che possiamo ben definire “cosmico”, si esprime quasi sempre in grandi dipinti come se De Luca volesse rivaleggiare con l’infinità del cosmo o almeno darcene una silenziosa e inquietante immagine. Così avviene per quello del 2022 titolato Nei Mondi, che – come si legge nella critica di Anna Imponente – è “punto di arrivo della ricerca inquieta di un teatro del cosmo in cui le esplosioni di luce si affermano quando l’ombra è più nera. Una mistica laica che proietta una visione personale sulle nuove frontiere dell’astrofisica, inserendosi nella discussione continua ancor oggi nel mondo diviso tra arte e scienza.”
E proprio prendendo spunto dal nome di questo quadro, nel 2024, a Roma nella Casa Museo Hendrick Christian Andersen diretta da Maria Giuseppina Di Monte, è stata inaugurata la mostra Nei Mondi, curata da Anna Imponente, che ha dato modo di vedere riunite per la prima volta le opere che dall’inizio del Duemila contraddistinguono la sua poetica, alla ricerca inquieta di un altrove.
L’incontro con De Luca però, prima che con un artista, è stato con un uomo che il successo non è riuscito a snaturare. Dal grande terrazzo della sua casa di Pitelli, da cui si vede il castello di Lerici, ha ripercorso con me i momenti più importanti della sua vita, ricordando con affetto i personaggi e gli incontri che hanno contribuito a renderlo l’uomo che oggi è.
E l’ho visto intenerirsi nel guardare la bellezza del Golfo dei Poeti. Già, perché tra le passioni di De Luca c’è anche la poesia, che insieme alla pittura gli sono necessarie per esprimere i suoi sentimenti e le sue sensazioni.
Una poesia concettuale, così come lo è la sua pittura, non di facile lettura, che ha bisogno di essere meditata per svelare il suo senso ultimo e che spesso si illumina nel dialogo con i suoi dipinti, specie quelli dell’ultimo periodo, “cosmico”.
Universale
Lo spazio nostalgico
lo spazio cilindrico
ossimoro innocuo
del germe umano
Entrare in circolo
circumnavigare la maledetta
perifrasi del suono
Vai sempre vai
dopo il fluire ultimo
della fosforescenza delle stelle
malate d’ansie
di freddo
di circuiti d’implosione

Michele De Luca: nei mondi della luce e dell’anima