“Oui, Montale: souvenir d’enfance.” Una conferenza alla Fondazione Carispezia promossa dall’Alliance Francaise ripropone un’intervista del 1974 al poeta, Eugenio Montale tra memoria, paesaggio e riflessioni sull’esistenza.
“Un ulteriore tassello nella panoramica su Montale” così definisce la conferenza la relatrice Melania Sebastiani nell’affollata sala della Fondazione. E’ la prof.ssa Linda Raggio, Presidente dell’Alliance Francaise, ad aprire l’incontro con i saluti e la presentazione della suddetta relatrice, laureata in filologia ed esperta di comunicazione. A 50 anni dal Premio Nobel e a 100 dalla pubblicazione di Ossi di seppia, la Proloco di Monterosso ha offerto con questa conferenza un punto di vista insolito sul grande poeta: un’intervista realizzata dal regista e giornalista Jean Josè Marchand per la televisione francese nel 1971.
Un’intervista dimenticata

Le immagini s’avviano con ritmo lento, riflessivo, nella casa del poeta, in un ambiente domestico rilassato; il video un po’ sgranato dalla patina del tempo rende il tutto ancora più affascinante. Sullo schermo appare anche una pagina di giornale dove campeggia il titolo AUTOINTERVISTA (con la consueta ironia, Montale l’aveva proposta al pubblico ). Ma ecco nel filmato le prime domande e le prime risposte in francese, Montale afferma: “Cercavo di essere un altro, non ero sicuro di esistere…” e mette al centro della sua ricerca poetica proprio l’esistenza.
Poi parla del paesaggio di Monterosso, quel paesaggio che ha saputo tradurre in versi per farne metafora dell’esistenza umana, quei versi che si sono sedimentati in ognuno di noi fin dai tempi della scuola. Il rapporto tra Montale e questo paesaggio è genealogico, attraversa le generazioni della sua famiglia. Alla domanda se ci sia stato qualche familiare che l’abbia spinto o avvicinato alla letteratura, Montale risponde: ”Nella mia famiglia non c’è mai stato nessun letterato, ma c’è stato un piccolo ladruncolo…” Egli comincia ad assorbire il paesaggio delle Cinque terre fin da bambino: ”La secchezza del paesaggio è passata naturalmente nel mio linguaggio.” Quel paesaggio arido e roccioso gli ricordava la Grecia. E ancora racconta dei suoi giorni a Monterosso: ” A volte leggevo, andavo a pesca, oppure giocavamo con il triciclo o con le noci” ( questo gioco viene ancora riproposto a Monterosso ed è diventato Patrimonio Unesco).
Montale tra musica, pittura e poesia
Sentire il paesaggio è per Montale connesso al sentire musicale, in particolare associato a Debussy. E non solo: cercare il dettaglio, penetrare il reale in profondità, anziché considerare genericamente il tutto, lo porta ad esplorare e ad amare la pittura impressionista. Scopriamo a questo punto anche un Montale pittore e la Sebastiani mostra la fotografia di un suo quadro intitolato Bretagna, ma egli si definisce nell’intervista “pittore della domenica, dilettante” e afferma poi “sono diventato sempre meno pittore…” e infatti abbandona “quella tavolozza color foglia secca..”
Interrogato sul significato di Ossi di seppia li paragona alle foglie morte: il senso di solitudine, il ricordo, ciò che resta dell’esistenza, una grande sensibilità verso la vita. Si esprime anche a proposito della famosa Casa dei doganieri: “Non c’è più, è un poema d’amore; lei non c’è più, è come un sogno, un ricordo…”
Gli interventi del pubblico e la chiusura
Melania Sebastiani, in chiusura, invita il pubblico a fare domande; si inserisce a questo punto l’intervento del fine dicitore Stefano Rossi di Massa, che recita a memoria e commenta tre poesie di Montale: Felicità raggiunta, Forse un mattino, Avrei voluto sentirmi scabro ed essenziale e il pubblico applaude incantato! Ma non è ancora finita: interviene la signora Angela Betta, monterossina, a ricordare Montale “vestito di bianco mentre leggeva un libro” e ad ammonirci ripetutamente: ”Leggete Montale! Le sue poesie siamo noi e Monterosso non deve dimenticare!” Viene più volte citata dalla relatrice anche la signora Anna Canitano Aragno come grande sostenitrice del ricordo del grande poeta e organizzatrice di eventi in suo onore. Infine si legge la motivazione del Nobel attribuito a Montale nel 1975: ”Per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni”.
By Daniela Feltrinelli
In copertina Malania Sebastiani

Daniela Feltrinelli, nata e residente alla Spezia, poetessa, ex insegnante della scuola primaria. Ha pubblicato tre sillogi poetiche: Isole vicine, ed. Agorà&co 2018 e L’incanto dell’onda, ed. Helicon 2020 e Tutto merita un canto Ed. Termanini 2025. E’ iscritta a diversi circoli culturali e partecipa attivamente a reading e concorsi letterari. Considera la scrittura un potente mezzo di introspezione psicologica e di comunicazione interpersonale. E’ particolarmente sensibile ai temi dell’educazione, dell’ambiente e dei diritti umani. Ritiene la scrittura il luogo più idoneo e sicuro ove riporre idee, sentimenti ed emozioni.
(Riproduzione riservata)
