Gio 14 Mag 2026

Milano è futuro in tempo reale: la mia esperienza in STEP, un museo che ti legge dentro

Step Piazza Olivetti Milano

Un viaggio dentro STEP, nel cuore della Milano che sperimenta il futuro: tra tecnologie che stupiscono, professioni che cambiano e una domanda inevitabile su ciò che ci attende davvero fuori dal museo.

Milano non è più solo capitale finanziaria e moda: sta ridefinendo il proprio ruolo nel presente trasformandosi in un laboratorio avanzato per la città del domani. Nel 2025 è stata confermata come la città più “smart” d’Italia  — grazie alla capacità di integrare digitalizzazione, mobilità, ambiente, servizi e coinvolgimento dei cittadini. La città ospita un ecosistema startup che nel 2024 superava un valore complessivo di 29 miliardi di euro e rappresenta quasi la metà dell’intero tech ecosistema italiano. In settori strategici come fintech, life-sciences, mobilità sostenibile e software enterprise, Milano compete ai più alti livelli europei — a conferma di quanto la sua trasformazione sia strutturata.

E uno dei luoghi che meglio raccontano questa Milano “che pensa prima” è il distretto di Ripamonti, dove accanto alla Fondazione e al Museo Prada sta crescendo una delle aree più dinamiche della città con l’imminente inaugurazione del villaggio olimpico. È qui, in piazza Adriano Olivetti, che c’è STEP, un museo interattivo dedicato al futuro delle città, dell’ambiente, della mobilità, del lavoro e della vita quotidiana.

Un biglietto da 10 euro e si entra in un percorso che non è una visita: è un’esperienza guidata, personale, sorprendente. Oggi ci sono stato.
E per la prima volta ho avuto la sensazione di “toccare con mano” ciò che ci aspetta nei prossimi anni — anzi, ciò che in molti casi è già presenteL’ingresso avviene attraverso un cellulare in dotazione, collegato al percorso. Ogni sala è un mondo di futuro. Non ascolti soltanto: interagisci, rispondi, scegli, giochi, impari. E più procedi, più ti rendi conto che il futuro non è astratto: è fatto di tecnologie che stanno già cambiando il mondo. Tra le cose che ho scoperto segnalo:

▪ Autostrade che prevedono traffico e incidenti

Nella sezione dedicata alla mobilità ho visto come saranno le infrastrutture del futuro: autostrade intelligenti, connesse a una centrale operativa in tempo reale, dove droni e sensori permettono di prevenire code, segnalare ostacoli, gestire gli ingorghi e persino smaltirli più velocemente quando si formano.

▪ Droni civili per tutto: persone, merci, informazioni

Ho scoperto quanto i droni saranno centrali nelle nostre città. Non più soltanto strumenti tecnici:
– trasporteranno persone, consegneranno merci, invieranno informazioni, monitoreranno aree critiche, interverranno in emergenze. Li vedremo sempre più spesso, come parte naturale del paesaggio urbano.

▪ Mestieri che scompariranno e robot che lavorano per noi

Una parte del percorso mostra la trasformazione del lavoro. In una smart city avanzata, anche la manutenzione degli spazi verdi sarà diversa:
robot che puliscono i parchi, raccolgono rifiuti, potano alberi solo dove serve, o su richiesta dei cittadini. Alcune professioni spariranno, altre nasceranno. E qui diventa chiaro quanto la transizione sia già in atto.

▪ Medicina remota e interventi chirurgici a distanza

Un’altra sala è dedicata alla salute. Qui ho visto come la chirurgia potrà essere effettuata in remoto, con macchine che svolgono le operazioni più delicate mentre il chirurgo controlla, guida, interviene anche a centinaia di chilometri. Un campo che promette di rivoluzionare l’accesso alla cura e che già realtà in molti settori. Nel nostro disatrato Sant’Andrea nella sala operatoria chirurgia è già attivo “da Vinci Xi IS4000” una tecnologia robotica per operazioni di chirurgia mininvasiva.

▪ E poi altro ancora: aerei senza piloti, cuori artificiali, Marte, robotica, domotica

Piazza Olivetti (Mi)

L’esperienza è talmente ricca che è difficile elencare tutto.
Ho incontrato:
– progetti di colonizzazione di Marte, con sistemi agricoli sperimentali,
– aerei capaci di volare senza pilota,
– prototipi di un cuore artificiale in grado di replicare tutte le funzioni vitali,
– automobili senza autista che comunicano tra loro,
– nuove professioni oggi ancora impensabili.

Tutto mostrato in forma semplice, accattivante

, comprensibile a chiunque.

Un museo che analizza il profilo del visitatore

La cosa più sorprendente arriva alla fine. Durante il percorso, grazie alle domande e alle scelte che ho fatto nel percorso, STEP costruisce il  profilo di “future ability”:

Il mio risultato?
– quale professione del futuro ti è più adatta? AI Mediator
– qual è la tua mission globale? Prosperità e crescita economica.
– qual è la tua propensione al futuro, espressa in percentuale? 73% di attitudine al futuro.

Insomma un pò di resistenza al cambiamento da parte mia sembra necessaria anche se cerco di tenermi al passo dei tempi e non farmi trovare impreparato nelle evoluzioni tecnologiche che mutano repentinamente. Molti miei coetanei, anche molto più giovani di me, hanno gettato la spugna, si sentono superati, non memorizzano le password, non riescono a fare un bonifico nell’home banking, hanno paura della carta di credito, non scaricano le app, pagano il parcheggio con le monetine, non sanno a cosa serve lo spid ecc. ecc.

Comunque… che fatica essere smart o almeno provare ad esserlo! 

Sono uscito da STEP con la sensazione che il futuro non sia lontano come crediamo. Anzi: è già iniziato, è nelle tecnologie che ho visto, nelle professioni che nasceranno, nei cambiamenti che toccheranno la vita quotidiana. Però, mi son detto, il futuro che ci aspetta sembra bello e felice, le macchine fanno tutto, addirittura non sarà necessario riprodursi con il sesso, ma il futuro che vedo fuori da Step è fatto di tecnologia militare, di droni che uccidono, di robot che vanno in trincea, di missili che aggirano i sistemi di difesa, di hacher che violano dati e sabotano i data center di amministrazioni pubbliche e aziende private. E’ proprio così affascinante il futuro che stiamo vivendo?

(Riproduzione Riservata)

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