Intervista al pittore Bruno Zoppi in occasione della mostra “In forma di quadrato”
Sabato 25 gennaio, alla Factory di via Fiasella 91 a Sarzana, inaugurerà la nuova mostra di Bruno Zoppi, intitolata “In forma di quadrato”. Curata dalla nota critica d’arte Giovanna Riu, l’esposizione sarà aperta al pubblico fino all’8 febbraio.
Bruno Zoppi, pittore spezzino nato nel 1950, ha iniziato il suo percorso artistico negli anni ’70 e da allora ha mantenuto viva la sua passione e tecnica, aprendo in Via Gioberti 51 uno studio nel cuore della città. Con oltre cinquant’anni di carriera e una trentina di mostre personali, il suo lavoro è stato apprezzato da critici come Ferruccio Battolini, Luca Basile, Andrea Campanella, Manlio Castellini, Valerio P. Cremolini e Giovanna Riu.
La mostra “In forma di quadrato” prende il titolo dalla forma geometrica che domina le sue opere. Giovanna Riu descrive il quadrato come “una forma geometrica portatrice di molti significati, tra cui la staticità. Zoppi lo interpreta come un campo privilegiato in cui la realtà nascosta nel profondo si manifesta, prendendo vita attraverso segni, forme e colori. Le sue opere sono un equilibrio instabile tra il bisogno di armonia e il caos”. La critica sottolinea anche il ruolo della spatola, strumento che guida il pittore nella ricerca di relazioni tra realtà esterna e interna.
Abbiamo intervistato Bruno Zoppi per conoscere meglio il suo percorso e le sue riflessioni sulla mostra.
Perché ha sentito l’esigenza di esporre le sue opere in questa nuova mostra?

Esponendo le mie opere, creo un momento di condivisione e confronto con il pubblico che arricchisce me stesso e fa vivere l’opera. In questa mostra saranno esposte circa 16 opere, realizzate a olio su tela e con tecniche polimateriche. Le dimensioni variano tra 40×40, 80×80 e 100×100. Ho scelto il quadrato perché rappresenta per me la forma di equilibrio per eccellenza, uno spazio privilegiato dove si concretizzano stati d’animo ed emozioni. Per questo tutte le opere in mostra rispettano questo formato.

Come è nata la sua passione per la pittura? Come l’ha sviluppata nel tempo?
La mia passione per l’arte nasce nel 1968 come forma espressiva dello spirito di cambiamento di quegli anni. Inizialmente ho studiato chitarra classica, ma nel 1970 ho trovato nella pittura la forma più consona al mio ego. Sono un autodidatta, ma ho avuto la fortuna di apprendere da vecchi maestri che mi hanno trasmesso la rigorosità tecnica. Nel tempo, ho sviluppato una pittura che esplora il cromatismo e l’equilibrio delle masse. Tra le influenze più significative ci sono stati De Chirico, Dalì e Max Ernst, a cui si sono aggiunti successivamente Pollock e Burri. Oggi il mio lavoro spazia dall’iper-astratto all’astratto geometrico.
Come definirebbe il suo genere pittorico?
Fin dai miei primi dipinti, si avverte un richiamo al surrealismo, con una forte ricerca di equilibrio attraverso la solitudine dell’uomo. La mia maturità artistica si è sviluppata in una sintesi che ha portato alla scomparsa della figura umana per lasciare spazio agli “oggetti”. Questi ultimi hanno progressivamente assorbito l’umanità di chi li ha creati, trasformandosi in veri e propri “soggetti” dotati di un’anima. Attualmente, lavoro su frammentazioni di forme e colori per creare composizioni dense di significati, dove il reale è sostituito dall’immaginario, riaffermando l’autonomia del potere creativo.

Cosa rappresenta per Lei Spezia e cosa pensa di aver dato alla sua città?
Spezia è il luogo che appaga il mio stato d’animo attuale. Alla mia città ho dato cinquant’anni di attività, cercando sempre di essere serio e rigoroso. Purtroppo, negli anni abbiamo assistito alla perdita di importanti spazi per l’arte contemporanea, come il Premio del Golfo della Spezia e le gallerie private. Tuttavia, la candidatura di Spezia a Capitale della Cultura 2027 può rappresentare un’opportunità per rilanciare e valorizzare l’arte e la cultura del territorio.
Quali sono le sue riflessioni sulla candidatura della Spezia a Capitale della Cultura 2027?
Penso che sia un progetto ambizioso e importante. La rivitalizzazione del Premio del Golfo della Spezia potrebbe essere un tassello fondamentale per recuperare una visione contemporanea dell’arte e dare spazio agli artisti emergenti. Spero che questa candidatura riesca a risvegliare ciò che sembra assopito, se non addirittura morto.
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Intervista al pittore Bruno Zoppi in occasione della mostra “In forma di quadrato”