Oltre tremila persone hanno sfilato per le vie della Spezia contro Seafuture 2025, tra slogan antimilitaristi, solidarietà a Gaza e richieste di riconversione civile.
Un pomeriggio di protesta, colorato e rumoroso, ha attraversato oggi le strade della Spezia. Almeno tremila persone – in gran parte giovani – hanno partecipato al corteo antimilitarista organizzato in concomitanza con la presentazione di Seafuture 2025, trasformando la città in un palcoscenico di slogan contro la guerra, contro l’industria degli armamenti e in solidarietà con la popolazione palestinese di Gaza vittima del genocidio perpetrato dall’esercito israeliano e la Global Flotila che sta cercando di raggiungere la Palestina per portare aiuti.
Il corteo è partito da piazza Brin, come da tradizione, per poi snodarsi llungo corso Cavour e confluire in piazza Chiodo, presidiata dalle forze dell’ordine in assetto antisommossa. Qui sono previsti concerti e iniziative culturali, e gli organizzatori hanno annunciato l’avvio di un presidio permanente con tende e sacchi a pelo che durerà per tutto il periodo di Seafuture.
Gli slogan scanditi dai manifestanti non hanno lasciato dubbi: “No alla fiera delle guerre, no a un mare di guerra”, in opposizione a quella che viene definita una “mostra militare-navale” sponsorizzata da grandi aziende come Fincantieri, Leonardo, MBDA, Intermarine. I promotori contestano la presenza di marine militari di oltre 140 Paesi, compresi regimi repressivi e Stati in conflitto, e denunciano il rischio che la Spezia diventi una “vetrina per affari bellici” nel contesto del nuovo piano europeo di riarmo da 800 miliardi e dell’aumento delle spese NATO al 5% del PIL.
Tra le rivendicazioni portate in piazza: la riconversione delle industrie belliche e degli spazi militari a uso civile e sociale, la fine della cooperazione militare con Israele, sanzioni contro le violazioni dei diritti umani, stop al piano di riarmo europeo. Un’alternativa netta a quello che viene percepito come un modello di società fondato sulla guerra, sul razzismo e sull’ingiustizia.
Guardando il corteo, così giovane e partecipato, è difficile non pensare ai grandi movimenti pacifisti del passato. Allora era il Vietnam a catalizzare la protesta giovanile; oggi è Gaza, insieme alla richiesta di una nuova idea di futuro. Buona parte della Spezia vive in sintonia con la Marina militare e con le industrie belliche insediate nel territorio e con molti eventi che ne celebrano la tradizione; un’altra, come dimostra la giornata di oggi, guarda invece con preoccupazione e indignazione a un mondo in cui la guerra rimane al centro delle scelte politiche ed economiche.
Il messaggio lanciato dal corteo è chiaro: un rifiuto radicale della logica degli armamenti e la volontà di immaginare una società fondata sulla pace, sulla giustizia e sulla solidarietà internazionale.
Riproduzione Riservata






