
Chiude il Festival della Mente 2025: in apertura la lectio su Trump e la protesta pacifica di “Riconvertiamo Seafuture”.
Sarzana, 1 settembre 2025 – Con 34 appuntamenti sold out, oltre 50 relatori e migliaia di presenze tra conferenze, laboratori e incontri dedicati a bambini e ragazzi, la XXII edizione del Festival della Mente si è chiusa ieri confermando il suo ruolo di faro culturale nel panorama italiano e internazionale. Tre giorni di dibattiti, riflessioni e partecipazione hanno dunque confermato il Festival della Mente come un’esperienza collettiva unica. L’appuntamento è già fissato: dal 4 al 6 settembre 2026 Sarzana tornerà a interrogarsi sulle sfide del presente e sulle idee per il futuro, con la sua candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2028 sullo sfondo.

L’apertura con Paolo Magri: Trump e la “rivoluzione invisibile”
La prima lectio magistralis, sabato sera in piazza Matteotti sotto la grande tensostruttura, ha avuto come protagonista Paolo Magri, presidente del Comitato scientifico dell’ISPI e docente alla Bocconi.
Il suo intervento, La rivoluzione invisibile di Trump, ha messo in luce come la presidenza americana abbia introdotto fratture profonde e spesso poco visibili: dai delicati “checks and balances” interni della democrazia statunitense fino alle regole dell’ordine internazionale costruito nel dopoguerra.
Con un tocco di ironia, Magri ha raccontato di aver confidato a un amico che sarebbe stato a Sarzana per una lectio sull’“invisibile di Trump”: «Ah, quindi un convegno di psichiatri?», si è sentito rispondere. Un modo per sottolineare la difficoltà di interpretare la logica del presidente americano, capace di spiazzare alleati e avversari con una sequenza continua di rilanci, minacce, trattative e ripensamenti.

Tra ironia e rigore, Magri ha raccontato la difficoltà di analizzare le mosse di Trump, paragonandole a un eterno “Lascia o raddoppia” e citando persino il ritornello de “La Bambola” Patty Pravo: “Tu mi fai girar….” per descriverne l’imprevedibilità e la mobilità. Ma dietro l’ironia, ha avvertito, si nasconde il rischio di sottovalutare una trasformazione epocale: il passaggio dal soft power americano all’hard power (influenza diretta, soldi, armi), con effetti destabilizzanti sulla scena globale.

Dentro e fuori la tensostruttura: una sintonia inattesa
All’apertura del Festival non è mancato un presidio promosso da “Riconvertiamo Seafuture”, movimento che contesta la natura bellica del salone navale internazionale in programma a La Spezia. I manifestanti hanno denunciato sia il business delle armi sia la tragedia di Gaza, chiedendo un ripensamento in chiave civile e pacifica.
Sorprendentemente, tra piazza e platea non si è creato uno strappo ma un filo di sintonia: gli interventi inaugurali – dallo stesso Magri al sindaco Ponzanelli – non hanno mancato di esprimere preoccupazione per quanto accade in Medio Oriente, raccogliendo applausi convinti dal pubblico.

Uno sguardo al futuro
«Un successo straordinario – ha dichiarato il sindaco di Sarzana Cristina Ponzanelli – che ha saputo coinvolgere, emozionare e stimolare il pensiero di migliaia di persone, rendendo Sarzana un punto di riferimento ancora più forte».
Sulla stessa linea le parole di Andrea Corradino, presidente di Fondazione Carispezia: «Questa edizione conferma il valore del Festival come luogo di confronto e partecipazione, capace di stimolare nuove consapevolezze e rafforzare il legame con la comunità».
Per Benedetta Marietti, direttrice del Festival, il tema scelto quest’anno – l’invisibile – «ha rappresentato una sfida etica e intellettuale, invitando a guardare oltre ciò che appare per trovare risposte e responsabilità nuove».
(Riproduzione riservata)
