La Goletta Oloferne guida il corteo di barche delle associazioni femminili nel Golfo dei Poeti: uno striscione srotolato dal mare verso la terraferma per una testimonianza simbolica e potente.
Una mattinata di fine novembre segnata dal freddo tagliente, un cielo basso e gonfio di nuvole e la pioggia pronta a cadere da un momento all’altro. Nonostante tutto, il mare del Golfo dei Poeti si è tinto di rosso. Un rosso simbolico, quello della lotta contro la violenza sulle donne, portato in mare da una decina di donne e da numerose imbarcazioni riunite per un’iniziativa mai vista prima alla Spezia: un flash mob marittimo.
A guidare l’azione è stata la Goletta Oloferne, messa a disposizione con il suo gentilissimo equipaggio dall’associazione La Nave di Carta, con a bordo una rappresentanza della Consulta Provinciale Femminile della Spezia, guidata dalla presidente Roberta Pomo. Accanto a lei: la vicepresidente della Consulta Maria Teresa Penza, la segretaria Ana Paula Almeida, la past president Alma Anna Del Sere, la portavoce del coordinamento MA.Re. – Associazioni in ReteElisa Romano, insieme ad altre rappresentanti della Consulta e Lorenza Sala che faceva gli onori di casa.
Un messaggio dal mare alla terra
Nonostante il mare mosso e le folate improvvise di vento che più volte hanno sferzato l’imbarcazione, la Goletta ha raggiunto il punto stabilito: l’area davanti a Punta Pezzino, con vista sul borgo delle Grazie. Lì, tra le onde e un cielo plumbeo, è stato srotolato un grande striscione rosso con la scritta: “UN MARE DI NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE”, ben visibile dalla terraferma.
Attorno alla goletta si sono radunate molte imbarcazioni, ciascuna con un vessillo rosso sul mare grigio per testimoniare solidarietà e vicinanza alle vittime e lanciare un invito chiaro: non subire, non tacere, denunciare. E soprattutto, un invito collettivo a non praticare alcuna forma di violenza.
L’idea: un’onda simbolica lunga 23 associazioni
L’iniziativa nasce nell’ambito della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, da una collaborazione tra la Consulta Provinciale Femminile e il coordinamento MA.Re. – Associazioni in Rete, che riunisce 23 associazioni del mare del Golfo della Spezia. Tra le realtà coinvolte: La Nave di Carta, Assoreti, Vela Tradizionale, Sea Velix, Life of the Sea, Mare Libero, la Capitaneria di Porto della Spezia, il Cantiere della Memoria e molte altre.
Un equipaggio determinato, tra vento e freddo pungente
La fotografa Stefania Acquaviva guidata da Aldo Piccione del Circolo Velico
Il gruppo di donne partito da Assonautica ha affrontato la mattinata con entusiasmo, determinazione e una sorprendente allegria nonostante il freddo. Ogni movimento a bordo richiedeva attenzione: il vento non dava tregua e il mare, pur non essendo proibitivo, metteva alla prova l’equilibrio di chi era sulla goletta. Tra le persone impegnate a documentare l’evento, quattro fotografi di Obiettivo Spezia: guidati da Roberto Celi, presidente dell’associazione che insieme a Tiziana Pieri documentava il raduno da terra, mentre Stefania Acquaviva era salita a bordo di un gommone affrontando gli schizzi di mare, lo sferzare del vento e il gelo invernale. Giunta a terra stremata nel pieno spirito dei fotografi volontari fotografi di Obiettivo Spezia ha dichiarato:
«Nonostante il freddo patito… mi ha fatto davvero piacere esserci. Mi sono sentita coinvolta, presente, parte di qualcosa. Le persone che hanno partecipato… ognuno ha portato qualcosa, e in particolare alcune persone con cui ho parlato mi hanno davvero riscaldato il cuore. Mi fa piacere sapere che le donne non sono sole: c’è sempre qualcuno che lotta per loro e che le sta vicino. Ecco, questo è quello che ho provato oggi. Mi sono commossa, davvero.»
Lorenza Sala
Tra le testimonianze più significative raccolte a bordo, quella di Lorenza Sala, che ha sottolineato l’importanza di un evento come questo nel rapporto tra mare e società:
«Portare sul mare quelli che sono i temi della terra – come la violenza sulle donne o il rispetto – è fondamentale, anche perché non ci dimentichiamo che il mondo del mare è ancora troppo, troppo maschile. C’è tutta una storia del mare femminile che va recuperata, conosciuta e diffusa. Gli aspetti sono due: il primo è portare in mare i temi sociali, perché il mare è un grande “noi”. Siamo un Paese con 8000 km di costa, abbiamo bisogno di connetterci con la terra. Il secondo è continuare a lavorare perché il mondo del mare non sia più solo un mondo maschile, ma recuperi tutta la sua storia femminile che esiste, eccome se esiste, ma non è stata abbastanza valorizzata. Noi, come associazione, lavoriamo da sempre su questo.»
Alla domanda se fosse soddisfatta dell’iniziativa, Sala ha aggiunto:
«Ma certo. È il primo anno, e vogliamo solo migliorare. È andata bene nonostante il freddo: è stata una prima volta, come tutti i flash mob è un segnale, e serviva a un “mare di no” alla violenza sulle donne. Parliamo di violenza fisica, psicologica, economica… tante forme. È una cosa che va spiegata soprattutto alle donne: se c’è violenza, non c’è amore. Dobbiamo educare uomini e donne a questa idea: l’amore non prevede violenza. Mai.»
E sul futuro:
«Ci sarà un seguito? Secondo me c’è tutti i giorni. Bisogna stare attenti perché la violenza a volte è solo una battuta. Se invece parliamo di flash mob, credo che sia importante che le giornate “simbolo” siano seguite da tante altre giornate. Come per la Giornata del Mare: è un giorno, ma poi sono 365. La Giornata internazionale contro la violenza è il momento in cui fai iniziative visibili, ma poi il giorno dopo non te lo devi dimenticare. Lavorare nelle scuole, nelle comunità: c’è tanto, tantissimo da fare.»
Durante il rientro, un breve scambio collettivo ha messo in luce la soddisfazione e l’emozione delle partecipanti:
Elisa Romano
Anna Del Sere
Maria Tersa Penza
«Siamo riuscite a organizzare qualcosa di particolare: il “no alla violenza” non è qualcosa di banale, è un’idea grande, bellissima. È stata un’esperienza stupenda perché il mare unisce, e tutto il mondo deve lottare contro il pregiudizio — e sono soprattutto gli uomini che devono essere in prima linea per risolvere il problema della violenza.»
Roberta Pomo
Alla domanda sulla partecipazione delle altre barche, la risposta è stata unanime:
«Sì, moltissimo. E in particolare la Capitaneria è stata grande, ha partecipato come aveva promesso. Nonostante freddo e assenza di sole… ma i veri marinai sanno come affrontare tutto. E secondo noi hanno partecipato anche quelle donne che non ci sono più.»
La Oloferne, una barca con storia
La protagonista dell’iniziativa è una goletta speciale: la Oloferne e il suo equipaggio, costruita in legno e varata a Messina nel 1944 dai cantieri Russo. Nata come imbarcazione da lavoro, fu utilizzata per vent’anni nel cabotaggio. Dal 2001 è affidata all’associazione La Nave di Carta, che la utilizza per: attività didattiche sulla navigazione tradizionale, progetti educativi per giovani, percorsi di prevenzione e recupero del disagio sociale, fisico e psichico.