
Incontro il musicista Giangi Sainato in un piovoso pomeriggio di settembre. Siamo nella storica Gelateria Alvaro di Pontremoli, un locale frequentato da clienti illustri come Zucchero e Sting, il che dona un tocco di magia alla nostra conversazione. In questo angolo così lontano dal clamore e dal jet set, sembra che lo spirito della musica aleggi nell’aria. Io e Giangi abbiamo condiviso il palco in due concerti nella baia di Fiascherino, nei giardini dell’Hotel Fiascherino, uno scenario mozzafiato, accanto alla casa dove visse D.H. Lawrence. I concerti facevano parte della rassegna musicale “Suoni e Parole nella Baia”, della quale sono stata curatrice e voce. Ora, mentre riflettiamo su possibili collaborazioni future, colgo l’occasione per ascoltare la sua storia musicale.
Chi è Giangi Sainato?
Diciamo che sono sempre stato un ragazzo attratto da qualche forma di comunicazione che potesse compensare un po’ la mia innata timidezza.
Qual è il rapporto che hai con il tuo strumento e come mai hai scelto proprio la chitarra?
È un rapporto simbiotico, un modo di esprimere il mio intimo, come credo sia per molti musicisti. Ero molto attratto dalla trasformazione che avviene nella chitarra rock… Sentivo questo suono lungo, ma non capivo quale diavoleria ci fosse dietro. Poi ho scoperto che dipende da come la colleghi a qualcosa con una risonanza ad alta fedeltà. La cosa incredibile è che tutto sia nato casualmente, perché probabilmente qualche vecchio bluesman suonava su amplificatori rovinati, che non reggevano il suono dei microfoni attaccati alla chitarra jazz. “Aspetta un attimo, però, senti quanto dura il suono…”.
Sei autodidatta oppure hai ricevuto una formazione musicale classica?
Ho sempre coniugato le due cose: ho iniziato da solo e poi mi sono specializzato in chitarra classica. Ho imparato molte cose anche dagli amici e colleghi.
Quali sono state le principali difficoltà che hai incontrato nel tuo percorso?
Il fatto di aver iniziato a studiare la chitarra tardi. Nella musica, devi avere la fortuna di trovare una guida, e a 17 anni la tecnica dovrebbe già essere pronta!
Ascoltando la tua musica, si percepiscono influenze mediterranee, ma anche jazz, folk, progressive e rock inglese. Quali artisti e generi musicali ti hanno influenzato di più?
Ho sempre trovato ispirazione dove c’è verità. La canzone d’autore mi ha sempre accompagnato, come un vestito. Poi, sono sempre stato attratto dall’armonia della bossanova e dalla jazz fusion, che vedo come un valore evolutivo, un miglioramento dal punto di vista armonico, tecnico e melodico. Infine, tutto il rock degli anni ’70, in particolare i Genesis, che sono stati un grande amore.
Come nascono le tue composizioni?
Principalmente nascono in momenti occasionali. Se, studiando o improvvisando su una scala o su degli accordi, mi accorgo che una certa sequenza funziona, la sviluppo. È il modo più sincero di scrivere.
Lavori da solo o collabori con altri artisti?
Posso lavorare da solo per i concerti di chitarra solista, ma ho diversi duo e, ultimamente, un trio acustico con il basso elettrico, insieme a Nicola Bruno e Folco Fedele alla batteria. Quando suono in trio, i miei brani assumono una dimensione più jazz fusion; in duo, invece, hanno una dimensione più di world music.
Quali sono stati i momenti più memorabili della tua carriera?
Direi i miei tre album. Quando un artista registra, ha bisogno di qualcuno che gli indichi la strada, e io ho avuto questa guida durante le produzioni. Sono molto legato a *Giallo Esperanto*, prodotto da Maccaja nel 2007, ma anche all’ultimo, *Due Mondi*, prodotto da Alessio Siena per la Synposion Records nel 2013. Il primo, *Waves Journey*, è uscito nel 1997 per la Step Musique.
Parliamo della tua interpretazione di “Europa”. Hai ricevuto i complimenti dallo stesso Carlos Santana: cosa ha significato per te e come è arrivata la tua versione all’orecchio di un grande “mostro sacro” come Santana?
Spesso le cose più belle avvengono per caso. Durante il lockdown, sono andato nel mio studio e l’ho registrata senza ascoltare altre versioni, nemmeno quella storica di Tuck Andress, chitarrista del duo Tuck & Patti. Poi un giorno l’ho messa su YouTube, e un amico californiano
mi ha segnalato su Facebook che Santana l’aveva ascoltata e apprezzata. Sono andato a controllare, ed era proprio così!
Ora una domanda da cantante, perché comunque quella sono: qual è il tuo rapporto con la voce, in quanto strumentista?
La voce è qualcosa di unico perché fa parte del corpo umano e della nostra essenza più profonda. È affascinante come la voce possa colpirti e suggerirti qualcosa. Ho sempre ascoltato cantanti e gruppi prog dove la voce ha un ruolo importante. Quando i Genesis hanno perso Peter Gabriel, avevano pensato di restare un gruppo strumentale, ma alla fine hanno deciso di no, e Phil Collins è diventato il lead vocalist. Anche gli Area, pur avendo un approccio strumentale molto evoluto, avevano Demetrio Stratos. Quindi la voce resta centrale.
Quali sono i successi di cui sei più orgoglioso?
Oltre agli eventi live, sono orgoglioso di cose che sembrano piccole ma sono impotanti, come una parola detta da qualcuno che non ti aspettavi. A volte, queste parole valgono più di un successo concreto.
Ci sono nuovi progetti o collaborazioni in cantiere?
Ho tanto materiale per un quarto album.
Sainato sembra avere chiara la direzione da seguire, continuando a cercare verità e autenticità nella musica. I suoi prossimi progetti ci sveleranno senza dubbio nuovi capitoli di un artista che ha ancora molto da dire.
By Caterina Lazagna

Per saperne di più su Suoni nella Baia
Biografia Giangi Sainato: chitarrista e compositore, è considerato un esponente di spicco nella tradizione storica della chitarra d’autore genovese. Vanta numerose collaborazioni tra le quali possiamo ricordare Riccardo Zappa , Paolo Giordano , Gian Piero Alloisio , Max Manfredi , Maurizio Lastrico , Mario Arcari , Lina Sastri…La sua versione del brano “Europa” di Carlos Santana ha ricevuto recentemente apprezzamenti dallo stesso celeberrimo chitarrista messicano. Ha al suo attivo tre album , tutti con brani da lui stesso composti . Waves Journey (1997) Giallo Esperanto (2007) e Duemondi (2013)
