Gio 14 Mag 2026

Gloria Griggio è una giovane donna spezzina che ha imparato a convivere con lo sguardo degli altri. Lo ha fatto da ragazza, quando la sua bellezza naturale l’ha portata a calcare le passerelle e ad apparire sulle riviste. Ma dietro quel volto che continua a catturare l’attenzione si è sempre celata una voce più profonda, inquieta, creativa. Oggi, Gloria racconta il mondo attraverso parole e colori: scrittrice e pittrice, alterna la narrazione alle immagini, l’introspezione alla materia. Cosmopolita per istinto, torna nella sua città per presentare un romanzo che parla di silenzi, di illusioni e verità — e, in fondo, anche un po’ di lei. L’abbiamo incontrata per parlare di arte, silenzi, ricordi e futuro nell’imminenza della presentazione del suo terzo libro L’inganno del silenzio, in programma giovedì 5 giugno alle ore 18 nella Sala Consiliare della Provincia della Spezia, con la moderazione della giornalista Maria Cristina Sabatini.,

Partiamo dalle tue radici: che ricordi hai dei tuoi anni al liceo artistico Cardarelli della Spezia? È lì che è nata la tua passione per l’arte?

Ho scelto il liceo artistico quasi per caso, essendo il primo anno in cui apriva nella mia città, ma si è rivelata la decisione migliore: ha alimentato una creatività che sento parte di me. Grazie all’indirizzo in pittura e decorazione pittorica ho iniziato a dipingere, sviluppando poi una mia ricerca personale nella pittura figurativa. Da qui è nata la collezione Corpo Temporanea, esposta in diverse città italiane, con opere che raffiguravano donne in simbiosi con la natura. Con il tempo, il mio stile si è evoluto verso l’arte fluida: oggi dipingo marine utilizzando colori vivaci e materiali naturali come sabbia, conchiglie e gusci, per portare un frammento di mare dentro le case, e continuo ad esporre in mostre collettive o personali.

Hai avuto una parentesi significativa come modella tra La Spezia e Milano. Cosa ti ha spinta a intraprendere quella strada e cosa ti ha poi convinta a lasciarla per tornare nella tua città e dedicarti all’arte a tempo pieno?

I primi lavori sono stati servizi fotografici, sfilate, cataloghi pubblicitari e fiere. Ho conosciuto molti fotografi professionisti che hanno continuato a contattarmi anche quando ritagliavo poco spazio per le trasferte a Milano. All’epoca si guadagnava bene, si lavorava tramite agenzia, al contrario di ora che basta instagram, ma sentivo un forte bisogno di tornare a casa. Inoltre Milano non mi è mai appartenuta davvero, mi mancava il mare, la natura, ma soprattutto in quel periodo mia nonna peggiorava a causa dell’Alzheimer, e desideravo essere vicino alla mia famiglia per aiutarla. È stato allora che ho iniziato a scrivere, quasi compulsivamente, rendendomi conto che chi si trova ad affrontare la malattia degenerativa di un proprio caro spesso è lasciato solo, senza strumenti né supporto. La scrittura mi è sempre appartenuta, ho iniziato con poesie e racconti brevi già dalla prima media e da allora non l’ho mai abbandonata. Inoltre, ogni tanto, poso ancora come fotomodella per fotografi con cui sono rimasta in buoni rapporti, mi piace, mi viene naturale e ho tanti anni di esperienza alle spalle. Ma so che la mia strada è la scrittura e la pittura.

Dipingere e scrivere: due forme d’arte diverse ma profondamente connesse. Come convivono nella tua vita queste due espressioni creative?

Attraverso periodi in cui sento più il bisogno di scrivere, altri in cui prevale la pittura. Tra il primo e il secondo libro è passato molto tempo perché ho cercato di dar vita a un mio stile pittorico e nel frattempo ho continuato a scrivere poesie, dando luce ad alcune liriche che sono state premiate in vari concorsi, tra cui ‘Ossi di Seppia’ e ‘Poeti per Alda’ dedicato ad Alda Merini, con inserimento della poesia nell’antologia dedicata. Oggi riesco ad alternare le due forme espressive anche se ultimamente mi sto concentrando più sulla scrittura. Per me scrivere è una cosa seria: nasce da emozioni autentiche, da un’urgenza interiore, non solo per raccontare cose che mi accadono, ma anche per creare mondi, altre situazioni e atmosfere, o esaltare ciò che si vive ogni giorno. È senza dubbio la forma d’arte che preferisco, quella in cui credo di sapermi esprimere meglio.

Il tuo primo romanzo, “Dentro il male – Sentieri d’amore nel labirinto dell’Alzheimer”, nasce da un’esperienza personale molto forte. Ce ne vuoi parlare?

Come dicevo, Dentro il male (prima edizione 2010 e seconda edizione 2019) è una testimonianza sull’Alzheimer: un grido d’amore e conforto per chi affronta o ha affrontato una malattia neurodegenerativa. È un libro purtroppo sempre attuale, nato con l’intento di far sentire meno soli coloro che si ritrovano improvvisamente in un vero e proprio viaggio nell’inferno. L’ho scritto a 23 anni, e molti si sorprendono per questo. Ma per me, che scrivo da sempre, è stato un gesto naturale, quasi necessario. Ho ricevuto il sostegno di associazioni per la terza età e l’aiuto di tante persone che hanno creduto nel progetto, inclusi medici coinvolti sin dalla prima presentazione. Da lì è iniziato un percorso fatto di ascolto, aiuti concreti e sensibilizzazione pubblica che non mi stanco di portare avanti appena ne ho l’occasione.

Raccontare l’Alzheimer dal punto di vista di una nipote è un gesto di grande coraggio e delicatezza. Cosa ti ha lasciato dentro questa scrittura e come ha reagito chi l’ha letto?

Non potevo desiderare soddisfazione più grande: molte persone mi hanno detto che il libro le ha aiutate concretamente e che, grazie a quelle pagine, si sono sentite meno sole. Ancora oggi ricevo messaggi di ringraziamento, anche da chi lo ha appena scoperto e lo considera un gesto d’amore profondo. Anche se è stato il mio primo libro, continuo a ricevere riscontri e incoraggiamenti a portarlo avanti. Nel 2019, a nove anni dall’uscita cartacea, Dentro il male è stato ripubblicato in formato ebook da Aliberti Compagnia Editoriale, ed è tuttora disponibile online. Non escludo una terza edizione in futuro. Mi piacerebbe continuare a dare il mio contributo su questo argomento che mi ha toccata nel profondo e mi ha segnata per sempre.

Con “Binario 2” ti sei spinta su un terreno diverso: un romanzo erotico-sentimentale che affronta una relazione tossica tra una giovane donna e un uomo molto più grande. Come è nato questo libro?

Mi piace raccontare storie forti, che tocchino temi di interesse pubblico ma scavino anche in profondità, nell’inconscio. Con il mio secondo libro, Binario 2, che ha risvolti psicologici, ho voluto esplorare l’amore da una prospettiva diversa: quella di una giovane donna (27 anni) che si innamora di un uomo molto più grande, quasi trent’anni di differenza di età. In queste storie c’è un intero mondo da affrontare — fatto di emozioni travolgenti, conflitti interiori, coraggio e vulnerabilità. L’idea è nata anche dalla difficoltà di trovare un libro che sapesse raccontare davvero questo tipo di amore, lasciando un segno profondo, non solo parlando del sentimento, ma concentrandosi anche a inserirlo in un contesto reale. Binario 2 è un libro immersivo e il mio intento era quello di creare una storia che, una volta chiuso il libro, ti facesse sentire il pugno allo stomaco, calandoti completamente nel mondo dei due protagonisti, fatto di coraggio e follia.

Si può dire che il personaggio femminile del romanzo “Binario 2”. ti appartenga anche da un punto di vista personale. I tuoi lettori hanno colto questo risvolto?

In tutti i libri c’è qualche pezzo dell’autore, ma il puzzle che si compone non sempre è la sua vita personale. La capacità di un buon scrittore, cosa a cui aspiro a essere, è partire da qualcosa di personale per arrivare a creare un percorso diverso. La realtà è la fonte di ispirazione migliore a cui si possa attingere, e non c’è niente di meglio del “carnevale umano” per creare personaggi autentici in cui ci si può immedesimare. I miei lettori lo hanno capito bene; Binario 2 è il viaggio senza ritorno di Ambra e Riccardo.

E ora arriva il tuo terzo libro, un noir ambientato a Lisbona. Ci puoi anticipare qualcosa della trama e dei personaggi?

“L’inganno del silenzio” è la storia di un ritorno, di un legame padre-figlia molto forte, ma anche di un’amicizia intensa che si è interrotta senza spiegazioni. Tutto si svolge in pochi giorni (dodici), in una città piena di memorie e contrasti, dove il tempo sembra farsi più denso e ogni incontro può aprire una crepa o una possibilità. Al centro ci sono relazioni profonde – familiari e amicali – che vengono messe alla prova da eventi inattesi e da rivelazioni che costringono i personaggi a guardarsi davvero. È un romanzo che esplora la memoria, la distanza tra ciò che pensiamo di conoscere e ciò che scegliamo di ignorare, il sottile confine tra l’amore e il non detto. E tutto accade in una Lisbona estiva, viva di luce ma attraversata da ombre sottili, che fa da cassa di risonanza ai sentimenti.

Hai accennato ad un romanzo dai risvolti imprevedibili e con una forte componente psicologica. Che tipo di emozioni vuoi suscitare nel lettore?

Come prevede la mia scrittura, c’è un inizio descrittivo; si ha il tempo di entrare dentro l’atmosfera della città, dentro le sue ombre, dentro le ombre dei personaggi che compongono la storia. Poi a un certo punto succede qualcosa e tutto comincia a precipitare, la tensione cresce pagina dopo pagina. Claudia, la protagonista, si ritrova a farsi domande su chi ha davvero intorno, si indaga sulla fragilità dei rapporti umani, si capisce che non sempre la famiglia è un luogo sicuro dove stare. Tra atmosfere sospese e ritmi narrativi intensi, esploro i legami affettivi più profondi – dall’amicizia alla famiglia – e le trasformazioni interiori che possono avvenire quando il presente si intreccia in modo imprevedibile con il passato.

Perché hai scelto proprio Lisbona come ambientazione? Che legame hai con quella città?

In realtà ho sempre sentito un’attrazione verso la città di Lisbona, senza capirne il motivo. Quando ho avuto l’occasione di andarci ho confermato il mio sentore. L’idea di ambientare il romanzo lì è venuta dopo, per caso. Stavo ripensando a Sintra (a mezz’ora dal centro), alla magia di quella collina sospesa da cui si ammira l’Atlantico, e ho pensato, perché non ambientare una cerimonia di nozze nei giardini meravigliosi della suntuosa tenuta di Quinta da Regaleira? Lisbona e i suoi dintorni, i suoi quartieri (come l’Alfama) sono la stoffa ideale per essere cuciti in un abito letterario. E io l’ho colta al volo.

Come artista e come donna, come senti di essere cambiata dal tuo primo libro a oggi?

Sicuramente sono maturata a livello letterario, anche perché dal primo libro sono passati quindici anni. Anni in cui non ho mai smesso di scrivere, dalle poesie a racconti, ad altri  libri che invece sono rimasti incompleti. È un esercizio continuo, al contrario di ciò che si possa pensare. Scrivere è una cosa seria.

Presenterai il tuo nuovo romanzo in anteprima il 5 giugno nella sala della Provincia della Spezia. Come ti stai preparando a questo nuovo incontro col pubblico?

Sono molto emozionata perché torno al Palazzo della Provincia dove nel 2011 presentai Dentro il male. A differenza dei due libri precedenti, “L’inganno del silenzio” rappresenta per me una vera sfida, è il primo libro dal genere noir, con tanti personaggi, sotto trame e dialoghi. Vorrei mantenere questo stile e ammetto di avere già in cantiere un quarto libro. La protagonista sarà la stessa, ma i temi saranno altri…

Da un punto di vista culturale come ti muovi in una città di provincia come La Spezia e cosa ti aspetti come artista?

Finora sono soddisfatta degli apprezzamenti e della considerazione ricevuta. Faccio del mio meglio e sono propositiva; non sto mai ferma. Ho molte idee e a volte vorrei che le giornate durassero 48 ore.

Cosa ti auguri che chi leggerà questo nuovo romanzo porti con sé, una volta chiuso l’ultima pagina?

Beh, mi auguro che riprenda fiato! 😉

(Riproduzione riservata)

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